Young Market Lab: ecco l’innovazione sociale che rigenera le periferie

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Se nel 1869, nell’opera L’Idiota, Dostoevskij scriveva che “la bellezza salverà il mondo”, oggi il positivo auspicio del grande interprete della letteratura russa potrebbe essere trasformato in un propositivo incoraggiamento: “le donne salveranno il mondo”. E non si potrebbe pensarla diversamente quando a Bari (ma potrebbe valere ovunque), per la rinascita sociale e culturale di “Carbonara” – una delle tante periferie del Sud nelle quali, spesso, le relazioni sono definite più dall’uso delle pistole che delle parole – ad attivarsi è una giovane ragazza. Determinata e appassionata, competente e intelligente. Lucia Abbinante, innovatrice sociale e project manager dell’Aps Kreattiva, con altre associazioni come Pop-Hub e ActionAid, ha deciso che il mercato coperto del suo territorio natio non poteva continuare ad essere parzialmente inutilizzato e sottratto ai giovani del quartiere disponibili a mettersi in discussione. Per questo ha ideato il progetto “Young Market Lab” e per conoscere meglio questa esperienza di innovazione sociale, perciò, abbiamo rivolto a Lucia alcune domande.

Come e con quali finalità nasce questa iniziativa che vede il coinvolgimento di una rete di associazioni? Come si sono sviluppate fino ad oggi le diverse fasi dell’iniziativa?

“Young Market Lab” (Yml) è un progetto di “place-making” nato con l’intento di portare la comunità giovanile ad occuparsi dello sviluppo del municipio IV di Bari catalizzando, in un posto sottoutilizzato come il Mercato Coperto di Carbonara, le energie urbane (quelle rimaste!) della città e del territorio di riferimento. L’idea ha previsto il coinvolgimento iniziale di cinque associazioni baresi, nazionali ed internazionali, come gestori di un processo di consultazione e co-costruzione del percorso di riattivazione. E, infatti, la prima azione intrapresa è stata quella di aprire lo spazio e di chiedere ai giovani cosa volessero farne per trasformarlo in un luogo strategico per il municipio e per la città. Nasce così YML: qualche pallet recuperato dall’AMIU e trasformato in salotto, cartoncini a colorare il grigiore dei muri mercatali e teste piene di buoni propositi. Successivamente alla fase consultiva, che con molto orgoglio ha tenuto anche conto dei bisogni espressi dai minori del Municipio, si è aperta una fase di empowerment attraverso lo scambio di pratiche con alcune realtà nazionali ed internazionali, attive anche in altre città nella riattivazione e costruzione di comunità attorno ad uno spazio pubblico. Dopo aver studiato i modelli applicati altrove, con la collaborazione del Comune di Bari – capofila istituzionale del progetto – è stata lanciata la fase della “Call for solution”: una chiamata ai giovani baresi per intraprendere attività nel mercato che soddisfacessero i bisogni espressi e creassero valore economico e sociale. Oggi siamo nell’ultima fase: esistono 5 team composti da under 35 baresi che si sono aggiudicati un premio di 10000 euro e che stanno muovendo i primi passi con noi nel mercato per intraprendere le loro attività e trasformare lo spazio.

Cosa vuol dire oggi agire per il “cambiamento”? Quali sono le sfide contemporanee, anche culturali, dell’innovazione sociale e come possono essere vinte in una città del sud e in una delle sue periferie?

Attraverso l’innovazione sociale, rendere equo l’accesso alle opportunità materiali, culturali e relazionali, perché tutti possano prendere parte ad una vita bella: questa credo sia la sfida contemporanea più importante da perseguire per poter parlare di un reale cambiamento o di azioni che mirino davvero ad una trasformazione impattante nella vita di ognuno. La povertà, per esempio, è un fenomeno reale al quale bisogna dare, collettivamente e corresponsabilmente, risposte sinergiche. Credo che il Sud sia un’officina naturale dell’innovazione pura: possiede risorse notevoli che stanno solo aspettando di essere utilizzate nel modo migliore, con tanti altri giovani pronti con tenacia a mettere in atto le procedure (lunghe!) per il cambiamento sociale. Una criticità, invece, soprattutto per le periferie, è l’accesso alle pratiche dell’innovazione sociale, ossia quella che io definisco “traduzione dell’innovazione”, per renderla alla portata di tutti e a tutti i livelli. L’innovazione, tuttavia, per essere davvero rilevante deve agire sui sistemi complessi e sovvertirli o migliorarli. E questo è un processo che richiede impegno, partecipazione, competenze e risorse finanziarie, oltre alla presenza di amministrazioni abilitanti e soggetti in grado di partecipare alle sfide.

Dopo circa otto mesi, quali sono le positività e le criticità di questo percorso collaborativo orientato a creare prima di tutto un nuovo senso di comunità e una nuova opportunità per i più giovani?

Tradurre l’innovazione, appunto. Raccontare ai mercatali, o a chi non ha mai sentito parlare di partecipazione, che insieme si può co-progettare una nuova visione strategica dello spazio pur non essendo operazione semplice, ma anzi essa richiede linguaggi adeguati e strategie diversificate. Quando si tratta di dover intraprendere un percorso di cambiamento di destinazione d’uso di uno spazio pubblico, coinvolgendo la comunità, occorre il tempo per consultare, comprendere, mediare, trovare soluzioni. Mettere le mani sulla cosa pubblica, del resto, è sempre una storia seria e complessa. Come difficile e articolo è stato il processo di innovazione del regolamento mercatale cui erano soggetti i box che abbiamo in affidamento. Oggi, però, possiamo raccontare una bella storia, con molti giovani che hanno scommesso su questo territorio e su questo spazio. Ed ora i residenti non vedono l’ora di vedere le serrande alzate e gli spazi rivitalizzati!

Quale dovrebbe essere o sarà il futuro di Yml?

Young Market Lab vuole diventare uno spazio collaborativo della comunità, nel quale le persone possano incontrarsi, scambiare idee-oggetti-saperi, apprendere cose nuove, interfacciarsi con i servizi pubblici (anagrafe, municipio, servizi di gratuità) e fruire di uno spazio bello e utile.

Su quali altri progetti stai lavorando? Quali sogni e speranze per il futuro?

Lavoro per un progetto di Associazione Kreattiva in collaborazione con l’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza che si chiama SARAI ed è un network di radio gestite dagli adolescenti che si occupano di sviscerare temi attuali in chiave children. In generale mi batto perché tutti possano scoprire quanto la vita ha da darci e tutti possano trarre beneficio dalla cultura, dal potere di alcuni incontri, dalle scoperte di alcuni posti. Se vogliamo, possiamo abbattere le disuguaglianze e abilitare tutti al diritto di sognare, a scoprire e immaginare nuovi orizzonti.

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Giuseppe Milano

Nato nel ’83 e cresciuto in un paese alle porte di Bari, tra una confezione di lego e due calci ad un pallone, tra i primi cartoni animati in televisione ad inizio pomeriggio e le intense letture del fumetto Topolino, sin da piccolo ho creduto nella potenza dei sogni e dei dubbi. Crescere come un idealista dalla fortissima spinta etica e nella diffusa percezione, ai tempi del liceo classico svolto in un istituto barese, che “la bontà fosse sinonimo di fragilità o stupidità” e non di disponibilità verso il prossimo, ha comportato qualche disagio relazionale poi brillantemente superato all’università: facoltà di ingegneria. Non proprio una passeggiata. E per esorcizzare, forse, da un lato tutte le iniziali ed oggettive difficoltà incontrate e dall’altro il timore di non riuscire, ho iniziato a fare, spontaneamente, una delle cose più belle del mondo: scrivere. In un piccolo blog. Sono trascorsi alcuni anni. Ho sempre un blog. Le parole per me sono diventate sempre più importanti. Strumenti di verità contro l’imperio della menzogna. Strumenti di pace contro l’egemonia culturale della competizionismo che annulla il prossimo. Strumenti di ricerca per esplorare, esaltando la pratica del dubbio, quel che ancora non conosciamo. La scrittura da un lato e la necessità di saldare idealismo e realismo dall’altro, in un pragmatismo sincero animato da moderno meridionalismo, pertanto, mi ha portato ad essere negli anni anche uno dei cosiddetti “cittadini attivi” negli ambiti della legalità e della sostenibilità ambientale. Con l’impegno civile che mi ha portato, per la prima volta, nel 2011, nella redazione di un giornale: un web quotidiano locale che voleva sfidare il mondo. La non felicissima esperienza professionale ha solo spinto questo romantico e appassionato ragazzo verso altre esperienze professionali ed umane, con la medesima tenacia e consapevolezza dei propri limiti. Convinto che il futuro sia alla nostra portata.

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