A #Scampia, il ramoscello d’ulivo bucherà il cemento. Per questo #RestoalSud

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L’altro giorno, in piena zona universitaria a Napoli, è stato ammazzato con un colpo di pistola alla testa un pregiudicato di ventiquattro anni.

Un altro  episodio di morte e violenza che mi ha fatta vacillare nella convinzione che le cose possano veramente cambiare, nella mia città.

Per un attimo, un attimo veramente lungo,  ho fantasticato di una vita lontana da tutto questo,  in un posto in cui l’orrore di un’esecuzione in strada non venga offuscato dal sentimento amaro del “già visto”, un posto in cui le persone continuino a chiedersi “perché?” e non “di nuovo?”, come se una sparatoria nel bel mezzo del centro storico fosse la cosa più normale del mondo.

Per un attimo, ho immaginato uno scenario diverso, in cui futuro e speranza non fossero parole astratte ma realtà realizzabili.  Per un attimo, l’impulso a scappare dal male, dal marcio è stato veramente forte.

Quella sera, ancora amareggiata, sono stata all’Auditorium F. De André di Scampia per assistere alla presentazione di un libro.

Si trattava di “Anche se tutti, io no”, scritto dal gesuita Giovanni Ladiana ed edito da Laterza.

Il libro racconta dell’impegno di Ladiana a Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta con l’associazione ReggioNonTace e dei suoi anni passati in altre zone disagiate  d’Italia, che lui chiama “incroci della storia”, tra cui proprio Scampia.

A Scampia, Padre Giovanni ha legato la sua nascita come “uomo-prete”  e parla di quegli anni come di un tesoro prezioso.

Le parole di affetto e fervore che ha riservato al mio quartiere e la determinazione  tenace con cui ,ancora oggi, mette in atto la ri-esistenza,  una rinascita che parte dalla resistenza e dalla lotta alla criminalità e alle mentalità che la favoriscono, mi hanno scaldato il cuore.

Il momento più bello è stato quello in cui ha citato una poesia scritta da una bambina di otto anni,  Annamaria, che raccontava Scampia dal suo punto di vista:

O cemento che distruggi gli alberi,

tu sei grigio, sei scuro.

Sei duro!

Ma un giorno, più avanti

negli anni, vedrai

spuntar dentro di te d’olivo

un ramoscello.”

Il ramoscello d’ulivo che buca il cemento mi ha ricordato che, anche se il male, il marcio, sembrano aver preso il sopravvento, soffocandoci, se siamo pronti a ri-esistere possiamo contrastarlo e vincere.

Mi ha ricordato che io credo nel cambiamento, nella rinascita.

Anche se se ne vanno tutti, io no.

Io resto al Sud.

Marina Finaldi

Mi chiamo Marina Finaldi, ho 23 anni e vivo a Napoli nel quartiere Scampia. Ho sempre amato scrivere e vorrei diventare una giornalista. Mi sono laureata in lingue alla Federico II di Napoli e attualmente sono iscritta alla Laurea Specialistica in Traduzione Letteraria. Scrivo per un settimanale online nella sezione di Attualità. Faccio parte della Resto al Sud Academy.

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