Il patto tra i boss per mettere le mani sul Molise

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Usura, prostituzione, traffico illecito di rifiuti ed estorsioni, queste secondo il rapporto della DNA, i settori di attività della Mafia Foggiana. Definita da più parti “mafia liquida”, è caratterizzata dalla giovane età degli affiliati, tutti intorno ai trent’anni, e da una ferocia sanguinaria mai vista prima.

La società foggiana è anche la mafia che più delle altre minaccia il Molise, e alcuni segnali della sua presenza li vediamo proprio con l’aumento esponenziale dell’usura, il Molise sconta ancora la sua forte arretratezza economica soprattutto nei settori dei servizi e del commercio, dove, stando ad alcune testimonianze, la mafia foggiana ha forti interessi e sta acquisendo quote o intere società soprattutto nel basso Molise.

Sotto questo profilo – si legge nella relazione della DNA – tra i reati spia sintomatici di possibili fenomeni criminali riconducibili al crimine organizzato, va dato conto della diffusione del fenomeno dell’usura, ampiamente presente sul territorio. Tale dato è purtroppo coerente con le indicazioni sopra riportate sullo stato di complessiva arretratezza economica del territorio molisano. Riguardo a tale fattispecie delittuosa, il Procuratore distrettuale segnala che è pervenuto alla fase del giudizio un procedimento nel quale alcuni soggetti, ruotanti intorno a esercizi commerciali – una gioielleria ed un’agenzia di gioco – hanno esercitato il prestito ad usura, in particolare, nei confronti di clienti e giocatori. In tale vicenda gli istituti bancari interessati dal versamento degli assegni transitati su conti correnti bancari, non hanno attivato alcuna segnalazione, a conferma della scarsa propensione alla collaborazione attiva, decisiva, come è noto, per il contrasto al riciclaggio. Particolare attenzione l’Ufficio distrettuale molisano pone anche rispetto al tema delle c.d. ecomafie, ossia all’operatività di sodalizi criminosi operanti nel settore dell’illecito smaltimento di rifiuti. In materia si segnala lo svolgimento di una serie di accertamenti per la verifica delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia gestiti da altri Uffici distrettuali, che, tra le altre circostanze, avevano riferito, sia pure genericamente, elementi e di possibile interesse per il territorio molisano. Al riguardo, le indagini espletate, ormai alle battute finali, consentono, allo stato, di escludere la sussistenza di fenomeni di sversamento nel sottosuolo o comunque di illecito smaltimento di rifiuti tossico- nocivi, così come purtroppo emersi in altri contesti regionali”.

Dunque, in Molise sono presenti ed operano sul territorio organizzazioni criminali dedite in modo intensivo al traffico, anche internazionale, di sostanze stupefacenti. Il dato si ricava da diversi procedimenti in corso, alcuni dei quali nelle fase finali,  nel quale si è delineata l’esistenza di un’associazione composta da diversi soggetti svolgenti intensa attività delittuosa tra Puglia, Molise, con caratteristiche di transnazionalità in quanto coinvolgente anche il territorio albanese.

Il problema di fondo quindi è l’estrema facilità con cui queste mafie, seppur diverse tra loro, riescono a “federarsi”, a mettersi insieme per delinquere, e più semplicemente per continuare a “spartirsi” questo territorio, che andando anche oltre il rapporto della DNA, è già pregno di presenze eccellenti, checché se ne voglia dire. Giusto per ricordarlo, Carmine Schiavone, il re del traffico dei rifiuti tossici, risiedeva nelle campagne di Larino, dove molti agricoltori facevano la fila per baciargli le mani e “vendergli” il loro prodotto, cosi è purtroppo.

Michele Mignogna

Sono Michele Mignogna, faccio il giornalista in Molise, mi occupo essenzialmente di inchieste, approfondimenti, reportage, indagini sulla ricostruzione post sisma e di attualità. Ho lavorato per il telematico primonumero.it, per il cartaceo La Voce del Molise, collaboro con l'osservatorio nazionale sul doposisma di Antonello Caporale, e attualmente scrivo per il telematico ilgiornaledelmolise.it.

Comments (2)

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    gio

    11 Aprile 2015 - 15:06

    Bravo Michele! Sono un molisano che vive e lavora a Monza da 37 anni . Torno in Molise due volte all’anno e constato che non è cambiato nulla rispetto agli anni ’70. Anzi ho notato un arretramento notevole e un disinteresse preoccupante sui temi da te evidenziati. Io personalmente ho avvertito questo disinteresse nell’estate 2014, in un dibattito sulla ecomafia nel basso Molise, la partecipazione pari alle dita della mano.
    Caro Michele mi fa piacere sapere che sei impegnato su questo fronte…..mi raccomando vai avanti.

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    antony

    12 Aprile 2015 - 08:01

    Questa triste realtà domina nel territorio assoggettato alle mafie e non solo.
    Gli arresti che di tanto in tanto le forze dell’ordine riescono ad eseguire, ho il timore, che si tratti solo e soltanto di sopravvenute sopraffazioni di una famiglia sull’altro, legate, senza ombra di dubbio, purtroppo, al variare della più grande famiglia ch’è la casta.
    Se così non fosse, i nostri rappresentanti istituzionali, già da tempo, avrebbero sburocratizzato il sistema, invece lo sostengono e lo proteggono.
    Oggi siamo arrivati a segretare anchje gli appalti, anche se è stata creata un super procura antimafia.
    Quando si duplicano,illimitatamente gli organi, è un danno per il Paese.
    Il marcio va eliminato non lasciato impudritire sempre più.
    Bisogna avere il coraggio di dire basta alla burocrazia, ai protezionismi, agli abusi e soprusi, e riconoscere il valore delle persone per le loro capacità, insomma più meritocrazia e meno imposizioni di fasulli come il padre di….la sorella….ecc.

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