Le nuove statistiche sull’industria del biologico per le regioni del Sud

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Complice la profonda crisi dell’economia e del mercato del lavoro che da molti anni attanaglia le regioni del Mezzogiorno italiano (e non solo), è diventato sempre più evidente quanto il ritorno alla terra possa essere uno dei motori trainanti per invertire la rotta. Con l’espressione “ritornare alla terra” si intende il ritorno ai mestieri della campagna, di quella agricoltura trascurata da chi ha preferito la vita di città e un impiego in fabbrica.

Tuttavia, di recente si è capito che il ritorno alle attività agroalimentari è una delle più ghiotte chance di successo professionale per le nuove generazioni. Come dimostra l’esempio virtuoso offerto dalla startup Olivante, i giovani sono in grado di sfruttare ciò che terra e cibo hanno da offrire con una buona dose di innovazione.

Il biologico in cifre

È questo lo scenario in cui la crescita del biologico non conosce sosta, come viene evidenziato nel rapporto annuale “Bio in cifre 2020”, presentato da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) in occasione di un incontro annuale organizzato dalla Coldiretti, su dati frutto della elaborazione realizzata dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica), nell’ambito del progetto del MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) gestito da ISMEA e CIHEAM IAMB (Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari). Le statistiche si riferiscono alle informazioni al 31 dicembre 2019 comunicate dagli Organismi di Controllo, dalle Amministrazioni regionali e dal Sistema Informativo Biologico.

Arriva un’ulteriore conferma della tendenza alla crescita del mercato biologico negli ultimi 10 anni in Italia, praticamente su tutti i fronti: fatturato, superfici coltivate, quantitativi prodotti. Una spinta aggiuntiva dell’11% è arrivata dagli acquisti della grande distribuzione durante il lockdown, con un incremento superiore al 7% dei prodotti freschi bio o quasi il +10% delle uova. Per quanto riguarda il fatturato delle vendite al dettaglio il primato di crescita spetta alla GDO per il suo +5,7% rispetto lo stesso periodo dell’anno precedente, con una percentuale di crescita  di circa il doppio per quanto riguarda i discount e un molto più modesto +3,7% per i piccoli negozi di quartiere.

Perché e dove aumenta il bio

Lo staff del sito Sundt.it commenta i numeri: “Questi ultimi numeri su volumi di vendita confermano l’accresciuta responsabilità e consapevolezza degli italiani della propria salute, ponendo maggiore attenzione alla prevenzione e mantenimento dell’equilibrio del corpo a cominciare dalla qualità dei nutrienti. In tavola cercano di evitare sostanze tossiche che possano indebolire il fisico come i solfiti e i pesticidi, al contempo hanno aumentato la richiesta di di integratori a base di vitamina C è del 237,8%, quelli per il benessere respiratorio del 75,2% e gli immunostimolanti del 64,5% già all’inizio dell’emergenza sanitaria”.

Passando ai dati sulla superficie riservata ad agricoltura biologica, il 51% di tutta la superficie nazionale per il bio si trova in 4 Regioni: Sicilia (370.622 ettari), Puglia (266.274 ettari), Calabria (208.292 ettari) ed Emilia-Romagna (166.525 ettari). Rispetto al 2018, solo la Sicilia ha perso il 4%. Un treno da non lasciarsi scappare per il rilancio al Sud.

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