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Nessuna #minaccia potrà allontanarmi dal #Sud

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Questa notte non ho dormito. Ho pensato a lungo alle minacce ricevute a #Carditello.

Quando sono arrivato all’ingresso del Real Sito e ho visto che i lavori di consolidamento erano iniziati, ero felice perché pensavo che tutti i nostri sforzi si stavano realizzando.

La reggia era bellissima, mostrava la sua imponenza, il suo splendore, la voglia di tornare a essere uno dei luoghi più amati da sovrani e cittadini.

Ero davvero commosso pensando al fatto che proprio Carditello può essere il simbolo di riscatto del Mezzogiorno.

Il Sud del mio paese, del mio amatissimo paese, non ha bisogno di grandi proclami, di grandi promesse, ma solo di fiducia.

Per questo ho sempre immaginato Carditello come luogo delle buone pratiche: ho pensato a una fondazione capace di coordinare il lavoro di giovani ricercatrici e ricercatori che studino l’ambiente, la storia dell’arte, le innovazioni tecnologiche.

Un luogo simbolico capace di raccontare un’Italia differente, dove ognuno fa la sua parte per raggiungere un obiettivo comune. Le università, gli enti locali, lo Stato e tutte le associazioni che in questi anni hanno tenuta viva l’attenzione su un territorio così maltrattato.

Un luogo dove dare dignità e identità alle moltissime donne e ai moltissimi uomini che si battono per la cultura, per la tutela del paesaggio e dei beni storico artistici.

Un luogo di attrazione, un modello di turismo culturale consapevole del valore e del rispetto che occorre dare a questo meraviglioso paese.

Un luogo capace di indicare uno sviluppo differente e sostenibile.
Una sfida italiana ed europea per uscire da una crisi con la capacità di avere visione, di immaginare come il nostro mezzogiorno vorremmo che fosse nei prossimi anni.

Sognavo lo sforzo del Ministero dei Beni Culturali, dell’Ambiente, dell’Agricoltura per recuperare un paesaggio deturpato, superare la ferita della discarica e rendere fertile e viva quella terra capace di incantare i viaggiatori, di ispirare i dipinti di grandi artisti.

Sognavo una fermata dell’alta velocità propedeutica a creare un tour della regge borboniche, percorsi storico artistici, eno-gastronomici tra i beni culturali, i profumi e i sapori di una Campania felix.

Uno sforzo collettivo e consapevole del bisogno di scrivere una storia differente, ma soprattutto di immaginare un futuro differente per i nostri figli, per noi tutti che in quel mezzogiorno siamo nati e da cui nessuno, con nessuna forma di violenza, potrà mai allontanarci.

Vorrei che questi miei pensieri notturni non fossero un sogno, ma una realtà, una realtà riformatrice, una realtà della buona politica, una realtà di ascolto e di rispetto verso i cittadini del Mezzogiorno.

Massimo Bray

Massimo Bray è nato a Lecce, ha studiato a Firenze, vive a Roma. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, conseguita nel 1984 e un itinerario da borsista a Napoli, Venezia, Parigi, Simancas, nel 1991 entra all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, come redattore responsabile della sezione di Storia moderna dell’Enciclopedia La Piccola Treccani. Non lascerà più l’Istituto, fino all’elezione al Parlamento: nel 1994 ne diviene il direttore editoriale. In questo ruolo, mantenendo intatto il rigore che contraddistingue un’istituzione culturale di così grande prestigio, ne ha seguito l’apertura al web con grande entusiasmo. Il progetto di definire l’Enciclopedia degli italiani online è il modo di interpretare la missione della Treccani nel XXI secolo. La scelta è quella di mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di utenti un patrimonio di conoscenza di alta qualità; la convinzione è che il nostro Paese debba elaborare nuove forme di gestione del patrimonio culturale, coniugando la forza dei contenuti con le innovazioni tecnologiche. Massimo Bray è stato anche direttore responsabile della rivista edita dalla Fondazione di cultura politica Italianieuropei, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di elaborare analisi e riflessioni pubbliche sui nodi cruciali dell’innovazione politica ed economica europea. La fondazione è un luogo di incontro tra le diverse tradizioni culturali del riformismo italiano. Sull’edizione italiana di Huffington Post è autore di un blog dedicato all’esperienza della cultura, con particolare attenzione all’editoria tradizionale e digitale. Ha presieduto il consiglio d’amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che organizza il più grande festival europeo di musica popolare, dedicato al recupero della pizzica salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla sinfonica. Grazie al lavoro del gruppo di competenze che gestisce la Fondazione e soprattutto alla straordinaria coralità dei talenti musicali coinvolti nell’Ensemble Notte della Taranta, il festival è divenuto, negli anni, un riconosciuto modello culturale che, di edizione in edizione, non cessando di produrre nuove forme di elaborazione artistica, ha cominciato a produrre interessanti economie per il territorio. Alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto deputato nelle fila del Partito democratico e il 28 aprile 2013 è stato nominato ministro per i Beni, le attività culturali e il turismo del governo presieduto da Enrico Letta. Su Twitter è @MassimoBray.

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