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Uccisa a bastonate. Non nasceva il figlio maschio

Nel 2015 si presentò al commissariato, con le sue quattro bambine, per costituirsi e confessare il delitto della moglie.

Un’esecuzione barbara, a colpi di bastonate, avvenuta tra le quattro mura domestiche, a Messina.

La vittima si chiamava Omayana Benghaloum, aveva 34 anni e svolgeva il lavoro di mediatrice culturale.

L’assassino addusse più moventi, come quello di un rifiuto della moglie di tornare in Tunisia, oppure quello legato alla gelosia per il lavoro che la donna svolgeva, troppo esposto sul piano pubblico, a suo dire.

In questi giorni è iniziato il processo e, dopo l’ammissione di un’associazione anti-violenza come parte civile, si sono svolte le prime udienze.

In una di esse ha testimoniato la madre della vittima, che ha confermato i calci ed  i pugni cui era sottoposta la figlia, costantemente.

Poi, come scrive il giornale di Sicilia, la rivelazione di un nuova accusa che l’uomo rivolgeva alla moglie. E’ stato il fratello a rivelarla, cioè il fatto di non “avergli dato” il figlio maschio, dopo quattro natalità in famiglia, tutte femminili.

Il processo va avanti con un’attenzione mediatica verso un tema, il femminicidio, che diventa sempre più piaga della nostra società.


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