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Antonia Truppo al cinema con “Gli sdraiati”

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Claudio Bisio è Giorgio, un giornalista di successo, amato dal pubblico e stimato dai colleghi. Insieme alla ex moglie, si occupa  del figlio Tito, un adolescente pigro che ama trascorrere le giornate con gli amici, il più possibile lontano dalle attenzioni del padre. I due parlano lingue diverse ma ciò nonostante Giorgio fa di tutto per comunicare con il figlio. Tito ha sempre fatto parte di un gruppo di amici inseparabili, fino a quando nella sua vita  arriva Alice, la nuova compagna di classe che gli fa scoprire l’amore e stravolge la routine, e finalmente anche il rapporto con il genitore sembra migliorare. L’entusiasmo non durerà a lungo. Nel ruolo di Rosalba, la madre di Alice, troviamo una bravissima Antonia Truppo che ancora una volta si riconferma un’interprete fuori dal comune. Vincitrice di due David di Donatello per la migliore attrice non protagonista per le sue interpretazioni in “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) e “Indivisibili” (2016), Antonia sta dimostrando in questo difficile periodo per il nostro cinema che il grande schermo vive di enormi talenti, lei tra questi.

Sei tra i protagonisti de “Gli sdraiati”. Per quali motivi hai accettato questo film?

Claudio Bisio, attore protagonista, è davvero bravissimo, esattamente come la regista, straordinaria; per me è stato un onore poter lavorare con loro. Sono stata rapita dalla sceneggiatura sin dalla prima lettura, proprio come dal mio personaggio,  una donna difficile ma intrigante.

Interpreti la mamma di Alice. Ci racconteresti un po’ di lei?

In questo film, viene trattata una tematica per niente semplice, ovvero il difficile rapporto tra un padre e un figlio. Un rapporto, quello tra Giorgio e Tito, che cambia quando il figlio si innamora di Alice. Questo sarà soltanto un espediente per mettere il protagonista dinnanzi a se stesso, alle proprie colpe e alla realtà che lo circonda. Di Rosalba emerge soltanto una parte, in quanto emerge soltanto come viene vista da Giorgio. Verso la fine del film, si rivelerà accettando se stessa.

Chi sono, secondo te, “Gli sdraiati” oggi come oggi?

Riguarda principalmente i giovani, coloro cioè che attraversano quella fase della vita in cui non hanno ancora trovato una propria dimensione. E’ una fase di passaggio, un periodo e non una fase definitiva.

Chi è Antonia Truppo oggi?

E’ principalmente una mamma che per ben 20 anni è stata in tournée teatrale. La popolarità al cinema è arrivata con la nascita dei suoi figli, cambiamenti che hanno influito in positivo sulla sua vita.

Sei napoletana. Cosa rappresenta per te questa città?

E’ la mia casa d’origine. Me ne sono andata all’età di circa 21 anni; dopo il diploma delle superiori, ho infatti inseguito una passione che poi è diventata la mia vita e che mi ha permesso di trovare il mio spazio. Nonostante mi senta napoletana in tutto quello che faccio, sento molta nostalgia della mia città. L’ho lasciata molto giovane, bella e febbricitante di vita, allora come ora, ma avrei un po’ di timore a ritornarvi perché tornare sui propri passi non è mai semplice. Vorrebbe significare riconciliarmi con una parte di me, ma se ci fosse una bella occasione, non mi dispiacerebbe farvi ritorno.

Tu e la recitazione. Com’è nata questa passione?

Non avrei mai pensato di avere una carriera in questo settore, anche perché di fatto ho solo assecondato una mia passione. Ero molto giovane quando ho scelto di iniziare questo percorso ma non mi pento per nessun motivo di averlo intrapreso.

Recentemente ti abbiamo visto in un ruolo non così semplice in “Sotto Copertura 2”. Cosa ti è rimasto di quell’esperienza? Ritieni sia possibile sconfiggere le mafie? Come?

Non credo che una narrazione abbia il potere di smuovere le coscienze, penso però che raccontare una realtà così dura possa servire ai più per riflettere su quanto sta accadendo intorno a noi. Sono nata a Napoli ma ho vissuto per un periodo anche a Palermo e posso dire che, per far sì che il nostro Paese cambi, è necessario un cambiamento di rotta nel modo di vivere. Viviamo in un’Italia in cui niente è chiaro, dove i diritti si scambiano con i favori. A Napoli non ho mai visto lo Stato ma sempre altre “presenze”, ecco che chi vive lì farà fatica a cambiare senza una guida. Ognuno di noi dovrebbe comprendere che il potere è nelle mani di tutti, come tutte le vere democrazie, ma lo Stato deve prendersi la sua responsabilità.

Ti abbiamo visto da cattiva anche al cinema con “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Secondo te dovremmo esser tutto fatti di cuore e acciaio?

Sarebbe davvero bello perché significherebbe essere forti ma anche vulnerabili, liberi di essere guidati dalle proprie emozioni. Chissà, magari ognuno di noi nel suo piccolo è un supereroe.

Sei stata anche protagonista di “Indivisibili”, il film di Edoardo De Angelis. Chi  sono nel 2017 gli “Indivibili”?

Coloro che hanno anime diverse, più anime,  a volte in conflitto tra loro; ecco che devono trovare un terreno comune per vivere insieme.

I tuoi prossimi progetti?

All’orizzonte ci sono progetti interessanti. Posso solo anticipare che c’è una voglia molto forte di fare commedia!

 

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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