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Gennaro Iaccarino nella terza stagione di Gomorra

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Chiusura in grande stile per la terza stagione di “Gomorra – La serie”. Gli ultimi episodi, trasmessi venerdì 22 dicembre su Sky Atlantic/+1 HD, Sky Cinema Uno/+1 HD , sono stati visti infatti in media da 917mila spettatori, in crescita. La morte di Scianel per mano di Patrizia serve a decretare la nascita della nuova “iena” della serie, mentre quella di Ciro , che si sacrifica al posto di Genny, nella speranza che finalmente questi capisca che gli affetti sono veramente l’unica cosa che conta, è la conclusione del suo percorso di “redenzione”.  A far parte della fiction anche Gennaro Iaccarino.

Ti abbiamo visto su Sky nella terza stagione di “Gomorra”. Cosa ti ha spinto a dire di sì a questo progetto?

Gomorra è un progetto irrinunciabile, per la qualità della produzione, per gli attori, per la sceneggiatura. Il suo successo lo dimostra. Oltre 170 paesi hanno acquistato la serie tv, compresi gli Stati Uniti, che in fatto di serie sono maestri. E’ stato un piacere e un onore far parte del cast di uno dei prodotti televisivi italiani di maggior successo di sempre.

Cosa ci puoi dire del tuo personaggio?

Posso  dire che era un uomo benestante, con molti soldi. Dove ci sono questi, si concentrano sempre molti interessi, purtroppo anche quelli della malavita.

Interagisci molto con Ciro, il personaggio interpretato da Marco D’Amore. Cosa ha legato i due personaggi?

I due personaggi sono stati legati da quegli interessi che avvicinano da sempre la mafia al denaro. Un mero interesse economico che sfocia in attività illecite. Sono due uomini che operano in uno dei principali campi d’azione di tutte le mafie.

Avete girato a Posillipo, quartiere residenziale collinare  di Napoli. Com’è stato?

Straordinario. Ho sempre trovato Napoli una città magica, con tutti i suoi fermenti, le sue contraddizioni.  La bellezza di Posillipo con la vista sul golfo, il Vesuvio, i castelli, le ville, sono semplicemente indescrivibili, devi essere lì per capire. Lo pensava anche Goethe, che dopo essere stato a Posillipo disse “Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città”.

Purtroppo le riprese non consentono mai di godere abbastanza dei luoghi in cui si gira. I tempi sono stretti, il lavoro molto intenso, ma la magia di certi scorci arriva comunque e ti incanta.

Cosa vuol dire essere diretti da un regista come Claudio Cupellini?

Essere guidati da un regista di grande esperienza e talento è la cosa migliore che possa capitare a un attore. Un regista che sa quello che vuole, che ha un occhio particolare per i dettagli, che ha chiaro il risultato fin dall’inizio delle riprese. È stato un piacere e una grande scuola.

In questa fiction si parla di criminalità organizzata, di camorra in particolare. Cos’è per te?

La camorra, così come tutte le mafie che conosciamo, ha secoli di vita ed è purtroppo stata capace di entrare nelle pieghe della società in modo fin troppo sottile, arrivando a essere considerata quasi inevitabile, addirittura “normale”. Purtroppo in alcune parti del nostro Paese ha avuto gioco facile infilandosi nei vuoti lasciati dalla politica, dalle istituzioni e sostituendosi a esse.

Avrà mai una fine? Un modo per sconfiggerla?

La criminalità organizzata è un fenomeno odioso che non può essere sconfitto con le sole armi della lotta diretta. Non basta la lotta antimafia, non basta la buona politica, non bastano i buoni magistrati. Finché la corruzione non verrà davvero stigmatizzata e non ci sarà una vera cultura della legalità a tutti i livelli, a partire dai semplici cittadini che siamo noi, temo che la mafia continuerà a ricostruire e rinnovare i suoi tentacoli. Ognuno di noi deve essere capace di indignarsi per ogni forma di corruzione, “piccola” o grande che sia, non solo quella organizzata.

Prima il film di Matteo Garrone e ora la serie tv ispirata al romanzo di Roberto Saviano. A cosa si deve tanto successo secondo te?

Innanzitutto il tema delle mafie che, per quanto odioso, ha sempre goduto di grande successo nel cinema di tutto il mondo. Dobbiamo aggiungere sceneggiatori e registi straordinari, attori di altissimo livello e una produzione che mostra una capacità creativa che non ha nulla da invidiare alle serie tv americane che del genere sono da sempre maestre.

Cosa ti auguri sia arrivato a coloro che hanno seguito anche questa terza stagione?

Spero che le storie dei personaggi abbiano conquistato il pubblico e che alla fine sia rimasto quel tipico desiderio che nasce dalle grandi fiction e che ti faccia attendere con ansia l’arrivo di nuove puntate.

I tuoi prossimi progetti? 

Ultimamente sto lavorando molto per la televisione e il cinema ma cerco di lasciare sempre un po’ di spazio al teatro, che è da sempre la mia grande passione. Nei prossimi mesi, per esempio, partirà la tournée della “Vestale di Elicona”, un’opera show che ha debuttato a giugno a Torino, al Teatro Carignano. E’ uno spettacolo che amo molto e che unisce due attori, Elisa Lombardi e il sottoscritto, a un quartetto di cantanti lirici bravissimi e a un’intera orchestra sinfonica. Lavorare con un’orchestra e dei cantanti d’opera è stata un’esperienza nuova e indimenticabile che non vedo l’ora di ripetere.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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