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Inseguire un sogno. Intervista ad Edoardo Purgatori

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Sono anni di svolta per Edoardo Purgatori. L’abbiamo visto in due stagioni di “Un medico in famiglia”, la popolare fiction targata Rai1 che da sempre tiene incollati milioni di telespettatori. Ha vestito i panni di Emiliano, ragazzo problematico ma che riesce a salvarsi grazie all’amore di Anna. Recentemente l’abbiamo visto entrare nella seconda stagione di “Tutto può succedere”, altra serie tv campione di ascolti che l’ha visto affiancare alcuni tra i più bravi attori del piccolo e grande schermo come Giorgio Colangeli, Maya Sansa e Pietro Sermonti. In attesa di rivederlo al cinema, Edoardo ora è molto impegnato in teatro a Roma. Il giovane attore sin da bambino sta inseguendo il suo sogno e i risultati sono eccellenti.

Chi è Edoardo Purgatori?

E’ un ragazzo che sta vivendo il suo sogno. Sta facendo delle scelte che lo stanno portando a fare come vuole lui e poter scegliere, oggi come oggi, è un grande privilegio. E’ arrivato a un punto della vita in cui vuole seguire progetti in cui crede, li sta producendo e sente la necessità di lavorare con persone di cui si fida. E’ un giovane di 29 anni, pieno di voglia di fare che si sta rimboccando le maniche per raggiungere i suoi obiettivi e che sta cercando di afferrare la vita con le unghie e con i denti per non perdere neanche un minuto.

Sei nato a Roma ma di madre tedesca e padre italiano e hai studiato a Londra. Sei un mix europeo. Tu come ti senti?

E’ un grande privilegio! Ho la fortuna di avere sia una famiglia in Italia, sia in Germania; emergono due culture molto diverse ma entrambe sono parti integranti di me. Ho scelto poi di andare a studiare in Inghilterra e questo non ha fatto altro che permettermi di immergermi ulteriormente ma con un respiro internazionale.

Sin dalla tenera età  entri nel mondo della recitazione. E’ difficile farne parte?

Essendo l’attore un libero professionista, è dipendente dai progetti altrui, perlomeno inizialmente. E’ difficile poter vivere di solo teatro. Molto spesso non sono sufficienti nemmeno il piccolo o il grande schermo; io  continuo a fare il cameriere per esempio. Essere attore ha dei pro e dei contro;  quando inizi a fare questo mestiere non riesci immediatamente a veder gli aspetti negativi. E’ un lavoro in cui emerge una forte discrepanza: c’è chi viene pagato poco e chi invece riceve somme di denaro esagerate. Con due importanti mezzi come una telecamera e la rete, le proprie fatiche possono essere visibili a chiunque.

Il grande pubblico ti ha conosciuto con il ruolo di Emiliano in “Un medico in famiglia”. Cosa rappresenta per te questa serie tv?

Anche se i personaggi e gli attori cambiano molto spesso, l’impronta che le storie hanno è pressoché la stessa. Con la mia famiglia, ho seguito da vicino le prime stagioni ed è sempre stata una fiction che ha sempre unito davanti al piccolo schermo interi nuclei famigliari, perché ha sempre avuto la capacità di trattare tematiche anche molto forti ma con delicatezza e spensieratezza. Mai avrei immaginato di fare parte del cast!

Emiliano è un ragazzo che riesce a superare molti ostacoli tra cui la droga, grazie all’amore di Anna. L’amore riesce a vincere sempre secondo te?

Assolutamente sì! Sono sempre stato un innamorato della vita e non mi stancherò mai di pensare che il dono che abbiamo è davvero molto prezioso. L’amore ha il potere di vincere su tutto, sempre.

Da una grande famiglia a un’altra, quella di “Tutto può succedere”. Nella vita davvero tutto può accadere?

Seneca diceva che non esiste la fortuna, ma esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione. Sono convinto che se ognuno di noi vive la propria esistenza verso gli altri e non verso se stessi, accadano più cose. Se cioè rimaniamo chiusi in casa, accovacciati sul divano e guardando la televisione, non interagendo con nessuno, sicuramente abbiamo molte meno possibilità. Il destino ha sicuramente il suo corso ma dobbiamo anche aiutarlo.

Sei giovane ma il teatro è parte integrante della tua professione. Il teatro è una parte importante per un attore?

E’ fondamentale! Fare teatro è come compiere un viaggio con l’attore. E’ il luogo dove puoi rischiare di più ma che fa anche più paura: al cinema e in tv, puoi ripetere una scena se non va bene, sul palcoscenico no.

Il 17, 18 e 19 novembre al teatro Belli di Roma sarai in scena con “The pass”. Ci racconti del Tuo personaggio?

Sono un calciatore professionista di altissimo livello che è omosessuale. Oggi non esiste nessun calciatore dichiarato gay di quei livelli. Vive il suo “problema” esistenziale in maniera non molto serena: se da un lato fa il mestiere che ha sempre sognato, dall’altro invece la sua omosessualità rischia di fargli perdere quello per cui ha sempre lottato. Non solo deve nascondere la sua natura, ma deve anche negarla agli occhi di tutti. La vita però non va sempre come vogliamo; il mio personaggio s’innamora di un suo compagno di squadra. Altro non fa che chiedersi se sia più giusto seguire la carriera piuttosto che l’amore o viceversa.

Porti in scena una storia che sviscera uno degli ultimi grandi tabù dello sport. Sesso, fama e fallimento, segreti e bugie, in un mondo dove l’immagine è tutto. Ci racconti? L’immagine è davvero tutto nella nostra società?

Purtroppo sì. Nella società che ci stanno creando è davvero così; un’immagine veloce e superficiale in cui non c’è la curiosità di andare oltre alla superficie. Non siamo quasi più interessati ad andare in profondità e questo non fa altro che focalizzare tutto sul primo impatto. Dovremmo invece porci domande senza mai smettere di incuriosirci.

Cosa ti auguri arrivi  al pubblico che verrà a vederti?

Vorrei che si riflettesse molto. Per inseguire il proprio sogno è davvero impossibile essere se stessi? Per amare, dobbiamo davvero nascondere chi siamo realmente?

Quest’intervista verrà pubblicata su Resto al Sud. Cosa rappresenta per te il Sud?

Il Sud è casa, accoglienza e calore. Ho un legame molto forte con questa parola, non solo perchè si tratta del mio Paese, ma anche perché per un tedesco l’Italia è Sud.

I prossimi progetti?

Mi auguro innanzitutto che dopo il debutto,  “The pass” possa essere visto anche in altre città, andando anche nelle scuole. Riprenderò “Maratone di New York”, progetto che mi è molto caro in quanto stiamo scrivendo la versione cinematografica dello spettacolo teatrale. A febbraio dovrebbe uscire “Quando corre Nuvolari” di Tonino Zangardi. A data ancora da destinarsi, “Il confine”.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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