Nato ad Andria, dove ha trascorso gli anni della scuola per poi trasferirsi a Roma a studiare arte drammatica, ora vive a Londra. Disponibilità, simpatia e un curriculum niente male. Questo è Marco Zingaro, protagonista insieme a Vanessa Incontrada ne “Il capitano Maria” in queste settimane su Rai1. Una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction prodotta da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra con Max Gusberti, la fiction vede protagonista una donna sensibile ed energica, paziente ed empatica, ma anche disperata, sempre sul punto di crollare ma che di fatto non si spezza. Ne abbiamo parlato con l’attore.

Ti stiamo vedendo ne “Il capitano Maria”. Per quali motivi hai accettato di far parte di questo progetto televisivo?

Era un’opportunità che non si poteva rifiutare vista la anche la regia di un grande come Andrea Porporati. Inoltre, il mio è un personaggio davvero molto interessante.

Vesti i panni di Beppe Patriarca. Ci racconti di chi si tratta?

Sono il fratello di mezzo, non il più grande e non il più piccolo. Beppe ha un carattere irruento ed è il collante con gli altri due. Sono un cattivo ma fortemente umano. I tre vivono in un paesino al Sud in Puglia e gestiscono il mercato del porto; sono in guerra con Maria che invece vuole ristabilire l’ordine.

Affianchi Vanessa Incontrada. Com’è lavorare con lei?

E’ un vero piacere. E’ solare, aperta e disponibile. E’ davvero una bella persona.

L’onestà e il coraggio sono parte integrante di Maria Guerra. Oggi in cosa si dovrebbe essere coraggiosi?

Credo che ognuno di noi debba ammettere i propri limiti e i propri sbagli, in costante ascolto nei confronti degli altri. Per poter cambiare la realtà che ci circonda, dobbiamo avere una mentalità pronta più aperta e autocritica.

Chi è Marco Zingaro oggi?

E’ una persona che, dopo molti sacrifici in Italia, ha deciso di ricominciare da zero in Gran Bretagna, luogo in cui vive da circa sei anni. Prima ha lavorato su sé stesso dal punto di vista umano, poi sul lato artistico. Con la forza di volontà e la determinazione, è fiero di vedere riflessa una bella persona.

Com’è nato l’amore per questo mestiere?

Nella mia realtà non c’era un fermento culturale e artistico; avevo l’esigenza di comunicare in maniera diversa. Dopo due tentativi di essere preso alla Silvio D’Amico, ho realizzato che potevo farcela.

Sei di Andria di vivi a Londra. Come definiresti queste due città?

Sono molto diverse tra loro. Andria è il grembo materno, è la mia famiglia e gli amici più cari, ma ha bisogno di un cambiamento di mentalità e di rischiare maggiormente. In quel piccolo microcosmo, ero sempre alla ricerca di qualcosa. Londra invece è immensa, vorace, stimolante e meravigliosamente caotica, oltre che un mix di culture. Entrambe hanno un’ostinata determinazione.

Hai recitato in un film su 007. Il cinema americano è davvero così lontano da quello italiano?

Sono due mercati completamente diversi. In America vivono di un mercato enorme ma poco umano; in Italia si rischia troppo poco per la paura di sbagliare.

Hai partecipato anche a “I Medici, The Masters Of Florence”. Il passato dovrebbe essere sempre vivido dentro di noi?

Certo, purché non si parli solo del passato. Dovremmo avere più binari per avere una visione completa.

I tuoi prossimi progetti?

Un corto e un progetto teatrale dal titolo “Parlavano di me” in cui viene affrontato il problema dell’anoressia.