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Coderblock, l’ufficio virtuale nato a Palermo fa il giro del mondo

  • Coderblock è una start-up nata a Palermo 4 anni fa da un’idea di Danilo Costa
  • Ha annunciato il suo prodotto a un mese dall’inizio del lockdown
  • Oggi sono molte le aziende che hanno acquistato il suo prodotto, nessuna dal Sud Italia

Nata a Palermo da un’idea di Danilo Costa, oggi è una start-up di successo. Si chiama Coderblock, ed ha l’obiettivo di trasportare i lavoratori letteralmente su un nuovo mondo: rende infatti disponibili uffici e spazi eventi virtuali per aziende e privati. E l’anno scorso ha raccolto 250mila euro di investimenti grazie a un crowdfunding.

Coderblock, un’idea da un milione di euro

Dopo aver lavorato nell’ex start-up siciliana Mosaicoon e come consulente per diverse aziende del nord Italia, Danilo Costa ha deciso di mettersi in gioco creando il proprio progetto. “A un certo punto ho iniziato a collaborare con alcune imprese lavorando in remoto da Palermo – spiega il CEO di Novatek e Coderblock – ed è così che ho capito che c’era qualcosa che mancava allo smart working”.

Da qui il lampo di genio: creare un ufficio 3D – con anche un tocco di ironia. Il team ha così inventato spazi privati e comuni, sale break in cui chiacchiare o chattare con gli altri colleghi su dei divanetti. Il prodotto iniziale è stato lanciato un mese prima del lockdown, e in questo caso la transizione digitale dovuta alla pandemia è stata la fortuna dell’azienda palermitana. L’interesse è cresciuto e per ampliare il progetto è stato lanciato un primo crowdfunding per raggiungere un finanziamento di 80 mila euro. Ne sono però arrivati 250 mila, con tanto di valutazione pre-money di un milione di euro.

“Poi abbiamo deciso di creare spazi per expo e conferenze – racconta ancora Costa – e durante uno dei nostri primi eventi un partecipante ci ha chiesto se potesse scattare una foto insieme a un altro avatar: lì mi sono reso conto di non avere capito quanto fosse necessario personalizzare il prodotto”. Le persone, infatti, hanno dimostrato di volersi muovere nel mondo virtuale come se fossero nella realtà. Dall’evento successivo è stato aggiunto un avatar-fotografo. Il suo compito: riprendere scene dell’evento per poi pubblicarle sui social.

Un’esperienza lavorativa a portata di click

Ognuno degli utenti possiede un personaggio personalizzabile che può far muovere negli spazi 3D, ai quali si accede tramite un link. Niente software: basta un qualsiasi browser per entrare nel proprio ufficio o per partecipare a una conferenza online. Si può comprare un ambiente più o meno grande, con magari una sala meeting in cui vedersi in videoconferenza.

Se, invece, si decide di tenere un convegno, gli utenti si potranno sedere su delle sedie mentre dietro a un palco uno “schermo dentro lo schermo” mostrerà gli speaker in azione. Gli expo, invece, sono forniti di stand in cui ogni brand potrà mettere il proprio logo e da lì interagire con gli utenti interessati.

Il prodotto è ora disponibile anche in pacchetti dedicati, a seconda delle necessità del singolo cliente. C’è inoltre la possibilità di utilizzarlo in maniera gratuita nel caso di numeri più ristretti, con un massimo di tre utenti. Nel frattempo, si continua a lavorare su altri fronti, come la creazione di classi virtuali con tanto di lavagna e cattedra e – perché no – di modalità “gioco” per la pausa pranzo.

L’esperienza siciliana di Coderblock

Coderblock ha collaboratori anche esterni, ma il gruppo principale ha sede a Palermo. “Noi crediamo che il lavoro agile possa migliorare la produttività – continua Costa – ma allo stesso tempo pensiamo che alcune mansioni richiedano una modalità mista sia in sede che da remoto, anche perché crediamo molto nell’importanza della socializzazione”. E l’idea di trasformare i borghi in centri di telelavoro per ripopolarli? “Interessante, ma dipende sempre dal ruolo svolto nell’azienda e la possibilità di spostarsi verso la sede centrale”.

Il progetto ha portato il team di Novatek (la software house principale) e Coderblock in tutto il mondo, catturando l’attenzione di molti. Nonostante ciò, è ancora scarso l’interesse in Sicilia e, più in generale, al Sud. “Abbiamo fatto network con altre aziende siciliane nel settore tech, di cui molte a Catania, ma finora i nostri clienti sono sempre arrivati da lontano”. La speranza, però, è quella di riuscire ad attirare anche le aziende locali, anche se “spesso preferiscono non investire sul digitale”, conclude Costa.


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