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Opere incompiute e bandi tartaruga

Forse la pandemia Covid 2019 ha aperto gli occhi alla classe politica. Forse. L’Italia, ancora prima del blocco causato dalla diffusione del virus, era già un Paese tartaruga nel saper gestire gli investimenti pubblici e trasformarli in opere pubbliche, in infrastrutture capaci di rendere questa nazione un paese moderno e competitivo. Qualcuno ha fatto i conti. In Italia, per realizzare un’opera dal valore di 1 milione di euro servono in media 5 anni, per completarne una da 100 milioni ne servono 15. Nell’Europa che conta siamo il fanalino di coda per volume, capacità di spesa e di realizzazione dei progetti. E’ l’inchiesta di oggi pubblicata da Il sole 24 ore.

ALTRO CHE RECOVERY FUND, IL MEZZOGIORNO RISCHIA L’IRRILEVANZA

Recovery Fund chance unica

l Recovery fund è l’ultima chiamata per non rassegnarci all’irrilevanza. In questo contesto, la ferita purulenta si chiama “opere incompiute”. Un disastro italiano che viene acuito dalla lentezza dei bandi di gara e delle procedure di assegnazione. Parliamo di incompiute. Al Ministero delle infrastrutture ne hanno recensite ben 647 le opere pubbliche mai concluse nel nostro Paese. Ritardi e modifiche sono già costati alla collettività circa 4 miliardi di euro. Inutile dire che il Sud, in questa classifica dell’horror burocratico e manageriale, fa la parte del leone. Una rilevazione del 2018 – e nulla lascia presagire che la situazione sia migliorata – assegna il record di progetti incompiuti alla Sicilia, con ben 162 progetti che ancora non hanno raggiunto neanche il 50% del loro completamento. Se parliamo di ritardi, però, il record assoluto sembra spettare alla diga calabrese di Gimigliano. Doveva essere una delle dighe più grandi d’Europa. Il primo finanziamento risale al 1982. E’ stata completata soltanto al 16 per cento.

Ad aggravare la situazione anche un portafogli sempre più scarno. Negli ultimi dieci anni si registra un calo del 23% degli investimenti pubblici. La spesa per le infrastrutture nei trasporti è pari al 18% del totale degli investimenti pubblici: nel Regno Unito ammonta al 31%. Così, inutile nasconderlo, il divario tra Nord-Sud è destinato ad aumentare. Per fare un’opera da 1 milione servono 5 anni, per una da 100 milioni ne servono 15. “Tutto ciò disegna un quadro assai complesso che va risolto al più presto”.

Gestione bandi e burocrazia

Altra criticità è insita nella gestione dei bandi di gara e della loro assegnazione. Nell’edizione odierna del Sole24Ore, la fotografia di questo fallimento italiano viene cristallizzata con dati precisi. Solo 31 delle 96 grandi opere dal valore superiore ai 50 milioni di euro – bandite o aggiudicate dal 2017 a oggi – hanno raggiunto il traguardo dell’avvio dei lavori. Meno di un’opera su tre. Il bilancio peggiora se si guarda al valore economico delle infrastrutture in ballo. Nel giro degli ultimi tre anni, o poco più, sono state messe in gara grandi opere per 25,2 miliardi di euro (25.159,4 milioni). Le 31 arrivate in cantiere (alcune solo da qualche mese) superano di poco i 5 miliardi (5.032,1 milioni). Valutato in termini economici – spiega il quotidiano di Confindustria . Il rapporto tra grandi opere bandite e davvero avviate scende dal 32,3% al 20 per cento. Un bilancio impietoso del gap tra investimenti annunciati e realizzati a beneficio di quell’economia del Paese che passa per lo sviluppo delle infrastrutture.

Il sud dipinto dal giornale di Confindustria

Un quadro sconfortante quello dipinto dal Sole 24Ore: “ci sono vicende record, in cui la traversata dal bando all’aggiudicazione è durata cinque anni, come nel caso della variante ferroviaria di Bari bandita a febbraio 2015 e assegnata per 83 milioni soltanto a fine marzo 2020…. A tre anni dal bando sono addirittura ancora da aggiudicare le gare per un tratto da 112,4 milioni della ferrovia Circumetnea”.
Qualcuno potrebbe sostenere che i ritardi siano dovuti anche alla crisi pandemica. È vero che con la pandemia in corso molte stazioni appaltanti hanno rinviato scadenze e assegnazioni. Ma con il Decreto Semplificazioni si era introdotto il principio di obbligare la pubblica amministrazione ad aggiudicare entro il 31 dicembre 2020 le gare scadute prima del 22 febbraio 2020. Non lo ha fatto nessuno.


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