#DarioAita, dalla #Sicilia al successo di #GrandHotel. “Il #Sud è casa mia”

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Da qualche settimana stiamo vedendo “Grand Hotel”, regia di Luca Ribuoli, la fiction di Rai1 che sta tenendo incollati milioni di telespettatori, un risultato del tutto meritato. Sicuramente tra  i vari motivi, troviamo anche  il personaggio di Dario Aita, ovvero Jacopo Alibrandi, una personalità cupa,  irrisolta ma allo stesso tempo dotata di quel senso di  humor  che risulta fondamentale. Dario è un volto non nuovo al pubblico; è stato infatti tra i protagonisti di  “Questo nostro amore”, la fiction campione d’incassi nelle scorse stagioni televisive. Dario è un giovane attore siciliano che ha lasciato la sua terra d’origine per inseguire il sogno. Non solo fiction, ma anche cinema e teatro per un attore che, attraverso lo sguardo,  riesce a raccontare le sfumature della vita.

Chi è Dario Aita oggi?

Credo sia probabilmente un attore che, grazie al suo lavoro, sta tentando di scoprire se stesso.

Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di mestiere?

Credo ci fosse una volontà nascosta che non ho mai espresso sino a quando ho iniziato a fare l’Accademia. Credo sia stato quello il momento in cui ho preso coscienza che questo sarebbe potuto diventare il mio lavoro, prima di allora non ho mai creduto potesse essere possibile. Penso di aver scoperto molto lentamente di volerlo fare, anche perché credo sia l’unico mezzo che ho per conoscermi, per scoprire chi sono in realtà.

Quale ritieni sia il compito di un attore nei confronti di uno spettatore?

Innanzitutto, posso dirti questo mestiere non è semplice come sembra;  sono in molti a sottovalutarlo. Penso che l’attore abbia la grande responsabilità di riportare lo spettatore a una forma di intrattenimento che voglia indirizzarlo a una crescita spirituale, etica e umana. La televisione è sicuramente il mezzo più adatto ma anche il più complicato secondo me.

Perchè secondo te piaci così tanto al pubblico?

Il mio rapporto con la celebrità è abbastanza conflittuale in realtà. Malgrado abbia una vanità che mi fa gioire nei confronti di tutti coloro che mi seguono, allo stesso tempo ho una scarsa considerazione. Intendo dire che accade che lo stesso pubblico che mi segue apprezzi anche molte altre realtà che di fatto sono lontanissime da me. Secondo me, questo fa sì che la celebrità perda valore e credibilità.

In queste settimane, ti stiamo vedendo in prima serata su Rai 1 con “Grand Hotel”. Quali sono stati i motivi che hanno portato ad accettare questo progetto?

Innanzitutto per Luca Ribuoli,un regista con il quale avevo già lavorato e che apprezzo davvero molto; ritengo sia il migliore regista televisivo che abbiamo in Italia oggi. Si è creata tra noi una grande sintonia lavorativa e una reciproca fiducia. Inoltre, era molto interessante lavorare su un personaggio come Jacopo; mi ero incuriosito sentendo i racconti di Luca ed è stata una bella sfida riuscire a portarla  a termine. Mi piacciono anche molto le fiction e i film in costume e quindi ho subito approfittato di quest’opportunità che mi è stata data.

Interpreti Jacopo Alibrandi, un personaggio davvero molto complicato. Ci racconteresti meglio chi è per te?

E’ un giovane agiato che non è mai cresciuto perché mai nessuno gli ha dato la possibilità di farlo, nessuno ha mai creduto in lui. E’ un personaggio con un debito d’amore enorme, non ha infatti mai ricevuto affetto né dal padre né dalla madre. Ondeggia tra questo estremo bisogno d’amore e il nichilismo che deriva proprio dalla frustrazione di non riceverlo da nessuna parte. Vive in un ambiente dove amare sembra quasi impossibile. E’ completamente solo. Come una sorta di cellula impazzita che vive in un lussuoso hotel, fatto esclusivamente di forma e compostezza. L’ebrezza lo porta però a essere, di fatto,  l’unico lucido in un mondo pieno di ipocrisia. Jacopo è un giovane che sbaglia di continuo e questo lo porta in un circolo vizioso di errori che fanno sì che non possa più uscirne. L’unico riscatto che riesce ad avere nei confronti di sé stesso  è l’amore che trova in maniera del tutto inaspettata, esattamente come avviene nella vita.

Sei molto  impegnato in teatro anche come autore e regista. Cosa rappresenta per te il teatro? Ritieni sia uno step obbligatorio per chi è attore?

Ritengo che nella vita di obbligatorio non ci sia niente; credo che sia uno step utile perché è un linguaggio completamente diverso che permette di avere un percorso con te stesso che a volte la macchina da presa non ti offre. A teatro, sei solo tu con il pubblico, questo ti dà la possibilità di comprendere i tuoi limiti ma anche le tue potenzialità. Il teatro è un luogo di salvezza perchè è pieno di presente, di vita.

Molti ti hanno amato per  il ruolo di Bernardo nella prima e nella seconda stagione di “Questo nostro amore”, perché secondo te?

Perché credo che le persone sentano il bisogno di ritornare ad avere certi valori.  Bernardo è sicuramente un personaggio di una purezza meravigliosa. Ha un modo di vedere la vita non del tutto moderno in realtà, è molto tradizionalista ma questa sua visione delle cose è basata sull’onestà.   Oggi credo ci sia un’estrema superficialità nei confronti della vita e delle persone, questo porta a non vedere la vera essenza della realtà. Bernardo è stato amato così tanto perché è stato un sano portatore di purezza e poesia.

C’è qualcosa di suo in te e qualcosa di tuo in lui?

Sì,  metto di mio tutto, in qualsiasi personaggio; le caratteristiche che vado a raccontare le vado a cercare in me prima. Non credo nella scissione personaggio – attore; penso che l’attore regali molto al personaggio, anche parti nascoste che non era pienamente cosciente di avere.

Interpreti un siciliano che lascia la sua terra per recarsi al nord. Anche tu sei siciliano, cosa rappresenta per te questa terra? E il Sud?

Il Sud è casa. Nei miei spettacoli, quando ho la possibilità di essere io autore di quello che faccio, è il centro del mio racconto, perché è il mondo che penso di conoscere meglio, anche se sono diversi anni che sono distante dalla mia terra. Vedo la Sicilia al centro del mondo, se di centro di può parlare. E’ un posto pieno di contraddizioni ma allo stesso di tanta bellezza.

Cosa speri arrivi al pubblico del tuo Jacopo Alibrandi?

Spero che attraverso Jacopo, si capisca che esiste una possibilità di riscatto per tutti; chiunque ha un cono d’ombra, più o meno esteso, ma dovremmo ricordarci che è proprio da lì che esce la luce.

Dopo “Grand Hotel”, dove ti vedremo?

Mi vedrete ne “L’allieva”, un’altra fiction di Luca Ribuoli, dove interpreto un giovane reporter, un altro personaggio molto interessante.

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Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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