L’ingegnere elettronico che ha sfidato Google

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Non ha avuto paura di lanciarsi su un mercato dove il principale concorrente è Google. Una sfida da far tremare le vene ai polsi. Eppure non c’è nulla di più pacato del tono con cui Pietro Carratù, 47 anni, da Cava dei Tirreni, una lunga carriera di ingegnere elettronico in grandi multinazionali, parla e descrive “Youbiquo”, la start up che ha creato insieme ad altri tre soci: Angelo Gennatiempo, Chiara Mannella e Luciano Pentangelo.

Obiettivo: produrre e commercializzare occhiali che sembrano usciti da un film di fantascienza. Un prodotto che non ha nulla da invidiare alle più “blasonate” Google Glass, la punta di diamante dell’innovazione del gigante di Montain View.

L’idea è la stessa: montare su un paio di occhiali un vero e proprio pc in miniatura, capace di proiettare sulla retina l’immagine di uno schermo gigante. Un computer da indossare e che è in grado di dialogare con l’utente grazie a speciali comandi vocali.

I quattro imprenditori di Cava si sono incrociati per motivi di lavoro, coincidenze fortuite. Ma, ad un certo punto, si sono resi conto che, messi insieme, costituivano un team con tutte le professionalità necessarie per lanciarsi nella nuova sfida.

Angelo Gennatiempo, è specializzato nella componentistica elettronica, Luciano Pentangelo è sviluppatore di software per microapparati mentre Chiara Mannella si è occupata di comunicazione e marketing per grandi aziende. Insomma, un mix di esperienze e di know how in grado di portare avanti il progetto.

Così, dai primi discorsi, si è passati ai fatti, anche grazie all’incentivo Smart & Start che il governo ha messo a disposizione per i giovani imprenditori del Mezzogiorno. Con il prototipo in tasca, Carratù e i suoi soci si sono subito messi in azione alla ricerca di partner e clienti.

Sono volati in Arizona, per presentare il prodotto in una delle più importanti manifestazioni aereonautiche a livello globale. Ma, prima ancora, avevano fatto un salto a Taiwan per sondare i colossi della telefonia e delle telecomunicazioni.

L’obiettivo, del resto, è di puntare su una particolare tipologia di committenti, occupando nicchie di mercato e specializzando sempre di più i “Talens” (così si chiama il prodotto) su settori specifici.

“Lo spazio c’è – spiega Carratù – il mercato dei computer indossabili si sta espandendo molto rapidamente, il nostro obiettivo è quello di intercettare una parte delle richieste offrendo un prodotto quasi su misura”.

In effetti, gli smart-glass made in Campania offrono una serie di applicazioni decisamente interessanti. Nel settore dell’aeronautica, ad esempio, possono essere utilizzati da un’azienda per controllare a distanza la manutenzione dei velivoli, facendo sorvegliare il lavoro di giovani tecnici dagli occhi di uno più esperto.

Ma sono interessanti anche le attività legate alla cosiddetta “realtà aumentata”: gli occhiali possono riconoscere un luogo grazie non solo al sensore Gps montato nel dispositivo ma anche individuando uno strada o un monumento.

C’è poi tutto il settore turistico: qui le potenzialità dei “Talens” sono davvero molteplici: è sufficiente osservare un quadro, ad esempio, ed ecco che sullo schermo virtuale compaiono tutte le informazioni relative all’autore con tanto di spiegazione dell’opera d’arte.

Per ora siamo solo ai primi passi. Per crescere la start up di Cava dei Tirreni avrà sicuramente bisogno di nuovi capitali e di qualche investitore disposto a puntare sull’iniziativa. Ma la strada è spianata.

“Abbiamo già dimostrato che nel Sud si può far crescere qualcosa di veramente moderno e innovativo – aggiunge Carratù – abbiamo competenze e cervelli che forse hanno bisogno solo di una cosa: credere di più in se stessi”. E coltivare ambizioni “smisuratamente grandi”.

Senza queste, probabilmente, Google non sarebbe mai nata.

Antonio Troise

Antonio Troise. Napoletano doc, dopo 27 anni di carta stampata, quasi tutti al Mattino ma con qualche incursione nei settimanali (Panorama, Mondo...) e sporadiche collaborazioni sul piccolo schermo (Rai e Tv locali) ha deciso di voltare pagina, fulminato dalla rivoluzione digitale. Web, blog, social network sono gli strumenti che offrono ai giornalisti la possibilità di riconquistare autonomia e creatività. E dare voce anche al Sud, avvolto da una cappa di assordante silenzio. E, invece, proprio la Rete offre un’occasione in più per narrare e per restare al Sud.

One comment

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    pietro

    15 Giugno 2014 - 22:57

    non si scrive “aerEonautiche” bensì “aeronautiche”! ciuccio!

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