Che fine ha fatto la “rivoluzione” dei Forconi?

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Forconi

Non lasciatevi trarre in inganno dal titolo un po’ goliardico. La questione è seria, molto seria, giacché all’orizzonte non vedo nessun cambiamento che mi possa far dire: “Oh! Finalmente la mia Sicilia si è arruspigghiata e chiede con forza la restituzione delle dignità scippata ai Siciliani“.

La mia opinione di “Autonomia” vera e concreta della Sicilia è notissima. A me piacerebbe che la Sicilia fosse in tutto e in parte amministrata da un Governo siciliano.

Parimenti, spero che i Siciliani restassero nella propria Terra a crescere e lavorare nell’interesse dell’intera comunità. Invero, assisto che, oggi come nel passato, i figli della Sicilia siano costretti a fuggire dalle proprie radici.

Qualcuno per favore non venga a dirmi che la colpa è della crisi. No! Se di crisi dobbiamo parlare questa è addebitabile ad un classe dirigente siciliana e nazionale, che da decenni e decenni ha costretto la popolazione siciliana a vivere come questuanti, mentre le risorse, soprattutto petrolifere, avrebbero magnificamente migliorate la loro condizioni di vita.

E, ancora oggi, lo Stato centrale non prende in considerazione di lasciare le risorse ai Siciliani: E già! La Sicilia è considerata una “minna” dove succhiare ingenti capitali derivati, dall’estrazione dell’oro nero. Può darsi che mi sia distratto, e dunque mi domando, ma quella ventata di cambiamento che il movimento dei “Forconi” lasciava intravedere, chi fini fici?

Avevo davvero sperato tanto che finalmente qualche cambiamento stesse prendendo corpo. E invece no! Però, miei cari corregionali, diciamocelo con franchezza, noi siamo solo capaci di piangerci addosso.

Insomma, ‘n semu mai contenti! Prendete per esempio gli abitanti di Niscemi che si oppongono alla realizzazione della più grande fabbrica mondiale di MUOS al cioccolato, che una cordata di imprenditori americani vorrebbe realizzare. No! Iddi i niscemesi si oppongono, ma vi pari giusto? E che dire di Crocetta che, mancu sapi chiù dove investire i FAS: mi dicono che li ha quasi esauriti.

Altro che Totò vasa vasa e Lombardo: Crocetta si ca ci sapi fari.

Mi diceva Turiddu, mio caro amico palermitano, che è rimasto ca a vucca aperta, quando in treno, sbarcato dal traghetto, è giunto a Messina: vide qualcosa di grandioso. La linea ferrata verso Catania e Palermo, era finalmente a doppio binario. Vitti -mi cuntù- treni ultramoderni dotati di ogni confort, eleganti e con collegamenti hi-fi. Ha concluso dicendomi con euforia: “Miiiii, ‘n mi pareva vero veder scorrere ad alta velocità il treno Messina- Palermo: na vulata fu!” .

Poi, un altro amico Iachinu, maestro elementare, mi telefonò dicendomi che le scuole vetuste, sporche, maleodoranti di una volta non ci sono più. Ora esistono scuole con strutture antisismiche, linde e costruite a misure di ragazzi. I picciriddi nel loro banco hanno un pc a disposizione e finanche una lavagna digitale. Dopo le due telefonate, incuriosito di tanta miglioria, decido di volare in Sicilia.

Salgo sul primo aereo e appena metto piede all’aeroporto Falcone/Borsellino di Palermo, rimando basito: le hostess con gran sorriso mi dicono in dialetto siciliano: “benvenuto nello Stato Siciliano”.

Miiiii, mi sentu pigghiato da botta, non credevo alle mie orecchie. Guadagno l’uscita e taliu con occhi sgranati un cartello dove c’era scrittu: “Benvenuto a Palermo, capitale della Sicilia”.

Sotto la didascalia una bella Triscele mi rincuorava ancor di più. Salgo sul taxi e inizio a percorrere l’autostrada per andare a Palermo e chiedo al conducente il perché ad un tratto tutti rallentano e camminano piano, mi rispose: “ …lo facciamo per rispetto a Falcone, sua moglie e gli uomini di scorta”.

Finalmente, entro a Palermo e vedo una città cambiata: una città linda pulita, nemmeno un pezzettino di carta o una cicca di sigarette nelle vie. Cassonetti dell’immondizia con impresse le immagini della zagara in fiore. Le vie e le piazze, erano addobbate con bandiere della Triscele. Dico al tassista, mi porti per favore nella sede del Parlamento siciliano, voglio ringraziare personalmente Crocetta.

Arrivo innanzi al Parlamento e leggo con orgoglio la targa che campeggia all’ingresso: “Qui è nata la speranza dei Siciliani, Cosa nostra è stata annientata”.

Sono rimasto impassibile, quasi impietrito, quando da tergo sento il tassista che mi dice, “zu….m’avissi a pagari a cursa”. Sì avi ragiuni, gli ho risposto mettendo le mani in tasca ma non trovo nemmeno un euro. U taliavu alzando le spalle… e sento drin…drin… drin! Era il telefonino che mi annunciava la sveglia.

Mi alzo da letto e mi arrabbio, ma allora era solo un sogno? Sì, un sogno di fine estate. Ma i Forconi, però erano veri!

Pippo Giordano

Palermitano, ispettore della Dia in pensione. Ha collaborato con il giudice Paolo Borsellino fino al 17 luglio 1992, due giorni prima della Strage di via D'Amelio.

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