È da cialtroni pensare che Di Maio ce l’abbia con i malati di cancro

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La lobby di chi lucra sui malati di cancro. Luigi di Maio vive nella terra dei fuochi (quell’area tra Napoli e Caserta dove si muore di cancro) e sa quel che dice quando sostiene che certe lobby che si nascondono dietro la cura del cancro non esercitano pressioni onorevoli sulle istituzioni per ottenere risorse e legislazioni favorevoli.

Di Maio è un politico e dunque è soggetto a giudizio della collettività verso la quale si propone, ma non lo si può massacrare sulla forma con cui esprime una opinione, quand’anche la forma può essere importante in politica.

La sostanza di quel che dice Di Maio può non piacere ma è da cialtroni fingere che tutto quello che si muove dietro e sotto le insegne dell’Esercito di Masaniello che vuole sconfiggere il cancro è qualcosa di commendevole.

È come fingere di non sapere quanto costano e chi ci vende medicinali, apparecchiature elettromedicali e palliativi per la cura del cancro. Chi determina certi prezzi o come si determinano certi prezzi di medicinali e cure anticancro che oramai sono diventati anche un business mafioso.

È come fingere di non capire che Strutture sanitarie di eccellenza pubbliche e private (che spesso si fondono e si confondono) sono un costo importante per i contribuenti e non sempre certi finanziamenti milionari che ottengono sono giustificati dai risultati che raggiungono in termini di prevenzione e cura di questo male killer.

Ecco, diciamo che io giornalisticamente parlando ho capito benissimo che cosa volesse dire Di Maio quando ha parlato della lobby del cancro. È da cialtroni anche solo pensare che ce l’avesse con i malati di cancro. Lui ce l’ha con chi lucra su questo dramma.

Paolo Chiariello

Sono Paolo Chiariello, ho 40 anni, faccio il giornalista a Sky tg24 dopo aver lavorato a Panorama, in Rai, al Roma e in altri giornali. Sono nato a Sant'Antimo, in provincia di Napoli, dove ancora ho parenti e amici ma dove manco da 20 anni. Il mio sogno è restare al Sud e smetterla di parlare e scrivere di Nord e Sud ma di Italia, del Belpaese che i nonni ci hanno consegnato e che noi abbiamo stuprato, devastato, inquinato e svenduto.

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