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Gli studenti migliori sono al Sud, ma il Nord (che comanda i media) non lo racconta…

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L’ultimo esempio si è avuto con i voti agli esami di maturità. Nota la questione: al Sud sono stati anche quest’anno più alti rispetto al Nord. Apriti cielo: come mai, si chiede pressoché all’unisono la stampa settentrionale? Ci si dovrebbe invece chiedere come mai la domanda, non essendo detto nella Costituzione o nelle Sacre Scritture che gli studenti terroni debbano essere a tutti i costi più asini di quelli polentoni. Ma per la stampa del Nord non è igienico che ci possa essere un Sud che funziona, un Sud che non sia brutto, sporco e cattivo.

Per i licei, si tirano fuori le prove Invalsi, nelle quali l’ordine torna sotto il cielo: studenti meglio al Nord che al Sud. Fatto è che il problema va oltre la maturità: voto più alto significa voto più alto anche ai test d’accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso. Non vorremo vedere le patrie università nordiche invase da una emigrazione ora anche accademica, benché poi nessuno abbia nulla da dire sul rendimento di questi presunti asini venuti da giù, anzi.

Ma è la stampa del Nord verso il Sud, bellezza. Stampa non preoccupata di sottolineare che anche al Nord parte rilevante degli insegnanti sono meridionali come quelli che sarebbero di manica larga al Sud. E senza il dubbio che, magari, i giovani del Sud, di fronte a un futuro mai così incerto, si diano da fare studiando. In condizioni che addirittura giustificherebbero eventuali voti più bassi, tipo case con meno libri e città con meno biblioteche.

Non è però l’unico esempio del pregiudizio mediatico verso il Sud. Mettiamo la desolante valutazione delle nostre università nelle classifiche internazionali. Tutte, nordiste e sudiste, purtroppo. Ma se ne esce il presidente della Regione Abruzzo, Chiodi, e teorizza che un primo passo per rimediare sarebbe la chiusura delle università di Bari, Messina, Urbino. Non si sa da quale oracolo Chiodi abbia tratto cotanta ispirazione, anche se si sospetta che tutto possa ricondursi al noto verso del poeta Giusti: “levati di costì che mi ci metto io”. In pratica, attirare in Abruzzo perlomeno gli studenti orfani di Bari e Urbino.

Ampio ovvio risalto sui giornali del Nord. Senza che nessuno si periti di andare a vedere quali sono i parametri che condannano le università del Sud, sia pure in un quadro nazionale in cui nessuno può tirare la prima pietra. Qualche dato?

Primo: più valutate le università nelle quali c’è un maggiore apporto di privati. Inevitabile che avvenga di più al Nord, dove c’è maggiore ricchezza e dove ci sono 81 delle 89 fondazioni bancarie nazionali (fondazioni che spendono al Nord anche gli utili fatti dalle banche nordiche al Sud). Secondo: più valutate le università i cui laureati trovano più facilmente lavoro. Inevitabile che anche questo avvenga più al Nord, dove c’è più lavoro che al Sud (beffato così due volte).

Tutto questo non assolve le università meridionali dai loro molti peccati, dal nepotismo delle cattedre, dalla megalomania delle sedi distaccate, dallo tsunami dei corsi di laurea inutili. Ma fa capire ancora una volta come il pregiudizio antimeridionale sia molto più radicato della voglia di approfondire e capire. Anche fra giornali e tv. Un pregiudizio che uno storico milanese come Antonino De Francesco, nel suo “La palla al piede” (Feltrinelli ed.) ha dimostrato essere tutt’altro che innocente come potrebbe essere una Curva Sud calcistica: un elemento del potere, non una curiosità folkloristica da ultras.

La sensazione trasmessa dalla maggior parte degli inviati è la discesa agli inferi per avere conferma di un Sud immobile e neghittoso, rappresentato sempre come terra in cui si spreca, si vive alle spalle degli altri, si va avanti di assistenzialismo, si produce molto meno degli altri, non si ha senso civico. Difficile che siano sottolineati una pratica positiva, una eccellenza, uno sforzo di crescita, una università (appunto) controcorrente. Impossibile che si ricerchino le ragioni e le responsabilità di un divario del Sud scandaloso per l’intero Paese non solo per il Sud.

Così il Sud stenta ad entrare nel dibattito pubblico nazionale. Stenta non solo a far capire i suoi problemi. Ma stenta a far capire di non essere la malattia del Paese, ma la sua possibile terapia se fosse messo in grado di dare un suo maggior apporto. Cosa sarebbe la Calabria senza una Salerno-Reggio Calabria in costruzione da oltre 50 anni?

A proposito di università: il Politecnico di Bari è stato per due anni primo in Italia per quantità e qualità della produzione scientifica. Neanche una “breve” su nessun giornale del Nord. Si attende la scoperta di un topo in un sottoscala per conquistare finalmente le prime pagine. (fonte Gazzetta del Mezzogiorno)

Lino Patruno

Lino Patruno, laureato in Economia con indirizzo sociologico, è stato direttore responsabile della Gazzetta del Mezzogiorno di Bari dal 1995 al 2008. Ha a lungo diretto l’emittente televisiva "Antenna Sud" E’ attualmente editorialista della stessa Gazzetta oltre che collaboratore di periodici nazionali. Ha insegnato per 14 anni anni Comunicazione Pubblica ed Economia e Tecnica della Pubblicità all’Università di Bari. E’ attualmente direttore della Scuola di giornalismo dell’Ordine di Puglia e dell’Università di Bari, per la quale insegna Scrittura giornalistica. Ha tenuto centinaia di conferenze, seminari, laboratori soprattutto sui temi della comunicazione e della storia del Mezzogiorno. Ha scritto una quindicina di libri su cultura, ambiente, società, economia di Puglia e Basilicata e del Sud: gli ultimi, (Manni ed.), (Rubbettino ed.) e ora in libreria "Ricomincio da Sud. E’ qui il futuro d’Italia" (sempre per Rubbettino). Ha vinto decine di premi, compresa la menzione speciale al Saint Vincent per la campagna a favore del premio Nobel per la pace al Salento svolta dalla Gazzetta. Sportivo dilettante, ha corso fra l’altro due maratone di New York ed è cintura marrone di karate.

Comments (9)

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    GGD

    5 Ottobre 2013 - 15:30

    Ecco ora ho capito finalmente perchè l’Italia va bene in tutti i settori,
    dall’industria ai governi..Che sollievo.

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    Federico

    5 Ottobre 2013 - 17:14

    Razzista e limitato. Andiamo avantio a spaccare l’Italia.
    Saluti,
    Federico Silvestrini

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    alessandro Della Monica

    5 Ottobre 2013 - 17:33

    carissimo, i ragazzi “terroni”, quando sono nelle università del Nord (io per esempio, nato a Milano da genitore “terrone” ho studiato al Politecnico di Milano), performano come, a volte meglio, degli studenti “del nord”. Purtroppo,però, ricordo benissimo alcuni miei colleghi di Milano che andavano a fare gli esami o, più tardi, l’esame di Stato, all’università di Napoli, dove gran parte era una messa in scena (parlo di ingegneria).
    Quindi inviterei a riflettere, più che sulla qualità delle persone, che è senz’altro omogenea, sulla serietà delle scuole che, per un motivo o l’altro, sono più soggette a valutazioni e dinamiche spesso più flessibili.
    in ogni caso, dovremmo rifuggire come il fuoco ogni pensiero che ancora divida il nord e il sud. Basta fare analisi superficiali e si parli di come dare al sud le stesse opportuità che ha il nord, invece di considerarlo solo quando è bacino elettorale. saluti.

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    monrefuge1

    5 Ottobre 2013 - 18:10

    Se fanno promosse pure le galline non significa che gli studenti sudisti siano migliori.
    Piuttosto, è ancora il tempo di nord e sud? Non siamo un pochino arretrati?

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    Claudio

    6 Ottobre 2013 - 00:16

    Oddio ma quante parole! Ma qualche dato ? qualche valore preciso, di confronto, no è ?

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    Lucio

    6 Ottobre 2013 - 07:22

    Beh senza offesa per nessuno, ma è un fatto risaputo che uno studente del nord, quando è in serie difficoltà di studio, fa gli esami al sud e di colpo diventa un genio…. e poi l’inchiesta della procura di Bari mi sembra che smentisca questo articolo…

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    Matteo

    6 Ottobre 2013 - 12:12

    Ho avuto come dipendente un ragazzo di Palermo diplomato in ragioneria. Era completamente ANALFABETA!!!!!!!

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    Roberto

    19 Luglio 2016 - 16:07

    Matteo, non fai STATISTICA!!!!!!!! come non fanno statistica i miei commilitoni di bergamo che avevano alzato case e mai letto un libro. Evidentemente non era la persona che cercavi.

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    Cristiano

    11 Giugno 2019 - 00:42

    Semplicemente un 100 al Sud equivale a un 70 al nord. Tutto qua…

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