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Il capotreno ferma la corsa per fare la spesa

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Caro Direttore,
chi Le scrive è un nutrito gruppo di pendolari che per motivi di lavoro è costretto quotidianamente ad assistere a episodi di mala gestione ed incuria, al limite del paradossale, da parte della societá Trenitalia sulla tratta Campobasso Roma.

Tra i tanti che si potrebbero citare per sottolineare il fulgido esempio di efficienza tanto sbandierata dal gestore del servizio, vorremmo portare alla Sua attenzione ed a quella dei Suoi gentili lettori quanto accaduto il giorno 8 aprile 2013 a bordo del treno 2413 partito alle ore 17,35 da Roma Termini e diretto a Campobasso.

Raggiunta la stazione di Venafro con qualche minuto di ritardo, abbiamo notato che il treno non riprendeva la corsa benché avesse ottenuto il segnale verde per proseguire alla volta di Isernia.

Come può ben immaginare, caro Direttore, dopo anni di pendolarismo “no-limits” ai più di noi può essere attribuita una laurea honoris causa in ingegneria ferroviaria acquisita sul campo nell’improbo sforzo di difendere la propria incolumità psichica dalle giustificazioni balzane fornite dalla locale dirigenza di Trenitalia.

Per farla breve, è capitato che nell’attesa, ad alcuni simpatici colleghi di sventura viene la felice idea di chiedere al macchinista le ragioni della mancata partenza. Già perché il regolamento di servizio di Trenitalia evidentemente dispone che le informazioni di un eventuale ritardo vengano elemosinate dai viaggiatori più attenti e non fornite dal personale di bordo.

Tornando a noi…il macchinista interpellato, in un primo momento pensava di eludere la richiesta con la fatidica frase “problemi tecnici”, ma subito incocciava nella pronta risposta dell’interlocutore che rispondeva “certo, è per quello che ci preoccupiamo, se c’è il segnale verde e non ripartiamo è accaduto qualcosa di grave!”. Ecco allora che costui, risistemate le idee di fronte a tanta ostentata sicurezza e con fare costernato, ritiene utile annunciare “urbi et orbi” che il capotreno aveva avuto un malore; a suo dire il poveretto era stato costretto ad abbandonare il convoglio e quindi, appena possibile, la corsa sarebbe ripresa.

Capirà, nonostante il trattamento riservatoci da Trenitalia e sebbene le condizioni di viaggio diano adito a pensieri affini agli ambienti agro-pastorali, non siamo bestie e la commozione e preoccupazione per lo stato di salute del malcapitato capotreno hanno pervaso gli animi degli astanti.

Ma a volte il diavolo fa le pentole senza coperchi e così in un batter d’occhio le tenere emozioni si sono tramutate in rabbia fobica.

Infatti, dai vetri lerci del treno si intravede la taglia del capotreno che fischiettando e ballonzolando serenamente si incammina con estrema tranquillità verso il vagone di coda portando con se…la busta della spesa appena fatta nel supermercato limitrofo!

Caro Direttore, in tempi di crisi è lecito che si cerchi il supermercato più conveniente per le necessità proprie e familiari, vogliamo mica impedire ai lavoratori il sano diritto al panino con italica mortazza dop? Consideri che si era fatta una certa e si sa che può esserci anche un problema di sicurezza nel far lavorare il personale senza adeguato sostegno nutritivo. Ma come può immaginare, nonostante ciò, i viaggiatori pendolari, che pure non sono privi di spirito goliardico, non hanno accolto benevolmente la notizia della salute “miracolosamente ritrovata” del nostro.

Il fatto è che i due (macchinista e capotreno) ritenevano anche opportuno sostenere, con atteggiamento degno delle migliori opere bronzee, con fare oltremodo scortese e nonostante la palese interruzione di un pubblico servizio, che si trattava di un episodio poco influente ai fini dell’orario.

Nessuna forma di scusa ne è seguita e nessun altro contraddittorio è stato possibile instaurare in relazione a tale simpatico ed irreprensibile comportamento offerto. Anzi il redivivo capotreno riteneva opportuno festeggiare e concludere il siparietto stappando allegramente una bottiglia di aranciata appena acquistata che però, per l’eccessivo movimento, si trasformava in una cascata di bollicine.

Segue chiusura del sipario.

Per concludere, caro Direttore, questo che in se è un banale episodio di malcostume è proprio lo stato in cui versa il nostro servizio ferroviario regionale, abbandonato alle scelte personali, a volte corrette per dedizione individuale, a volte molto discutibili del personale di turno ed in assenza di controllo e vigilanza dei vertici aziendali i quali da anni ci propinano conferenze stampa con i politici in carica per millantare miglioramenti che rasentano il ridicolo e che in realtà evidenziano solo un’evidente incapacità di gestione.

A noi non resta che augurare che il ricambio istituzionale in Regione possa incidere almeno in parte su questa situazione che, tra il serio ed il faceto, ha assunto tutte le caratteristiche della classica commedia all’italiana che però ai malcapitati viaggiatori pendolari è propinata quotidianamente a pagamento.
Cordialissimi saluti.
I Pendolari

«Gentile Direttore, Trenitalia ha avviato i necessari approfondimenti riguardo alla vicenda esposta nella lettera del 19 aprile, “Pendolari dramma senza fine”, nella quale si attribuisce il ritardo registrato da un treno regionale, nella stazione di Venafro, a un “insolito” comportamento del capotreno. Se gli accertamenti confermeranno quanto emerge nella lettera, Trenitalia, che si scusa fin d’ora con i viaggiatori, adotterà nei confronti del capotreno i provvedimenti disciplinari previsti dal contratto di lavoro. L’inadeguato comportamento del capotreno, denunciato nella lettera, non è infatti conforme né agli obblighi che contraddistinguono la sua attività né alla formazione professionale ricevuta».

Foto di Poluz

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