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In Italia la legalità è un optional… Come dimostra la partita Salernitana-Nocerina

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Quello che è accaduto l’altro ieri a Salerno, nello stadio Arechi suppongo, avrebbe dell’incredibile se non fosse accaduto in un Paese in cui, ogni giorno di più, la legalità è un optional non richiesto. Un gruppo di teppisti nocerini, cui, per gli incidenti del passato, era stato giustamente impedito dal Prefetto di Salerno di assistere alla partita di calcio, per evitare devastazioni e scontri le cui prime vittime sarebbero stati, come d’abitudine, i tutori dell’ordine (ma sono convinto che lo stesso Prefetto adotterà analogo provvedimento a parti invertite per l’incontro di ritorno, sempre che venga disputato), avrebbero minacciato calciatori e allenatore della propria squadra, costringendoli sostanzialmente a non giocare e a recitare una farsa con sostituzioni e lamentati gravi infortuni a catena, per poter rimanere in sei e obbligare l’arbitro a fischiare la fine dopo appena 21 minuti dall’inizio.

A seguito di ciò, i dirigenti della Nocerina si sarebbero tutti dimessi.

Già questo mi sembrava assurdo, ma stasera ho sentito “tifosi” che attribuivano il comportamento della squadra non a minacce, ma ad uno spontaneo moto di solidarietà nei confronti della tifoseria privata dello spettacolo e, principalmente, il Sindaco di Nocera che sosteneva (minacciato, magari tacitamente, anche lui, spero) le “ragioni” dei “tifosi”.

Arriveranno, e saranno pesanti, le sanzioni della giustizia sportiva e di quella ordinaria, ma sarà tardi, l’immagine che faticosamente le tantissime persone perbene della zona vogliono mostrare è stata compromessa e lo rimarrà a lungo. Inoltre, ammesso che sia importante, ma è l’ultimo dei problemi, chissà se e quando a Nocera si assisterà ad una partita di calcio

Continuiamo a farci del male!

Nicola Trifuoggi

Nato ad Avellino nel 1942, divenne magistrato nel 1967. Dopo il tirocinio presso gli Uffici Giudiziari di Napoli fu trasferito alla Procura della Repubblica di Genova come sostituto, dove, tra l'altro, condusse una delle prime indagini sul terrorismo, cui venne poi riunita altra indagine condotta da Mario Sossi, successivamente rapito dalle Brigate Rosse, con il coordinamento del Procuratore Francesco Coco, ucciso dalle BR nel 1976. Trasferito alla Pretura di Recco, si occupò prevalentemente della tutela dell'ambiente, di inquinamento delle acque e di reati edilizi. Nominato nel 1976 Pretore di Pescara, anche in questa città fu incaricato di innumerevoli inchieste per reati urbanistici ed edilizi. Nel 1989 gli venne conferito l'incarico direttivo di Procuratore della Repubblica presso la Pretura di Chieti, poi nel 1998 quello di Procuratore della Repubblica di L'Aquila e Procuratore Distrettuale Antimafia, infine nel 2003 quello di Procuratore della Repubblica di Pescara, trattando personalmente o coordinando delicate e complesse indagini per gravi reati contro la pubblica amministrazione. In pensione dall'agosto 2012, continua a visitare le scuole della regione per parlare agli studenti di legalità e Costituzione, a svolgere relazioni in convegni giuridici, anche nazionali, a presentare libri. Tra i tanti riconoscimenti, da ultimo ha ricevuto il Premio Nazionale "Agenda Rossa" per il suo impegno contro la criminalità di ogni genere.

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