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La pm accusa: “Io punita per aver indagato sul potente Vendola”
29 Lug 2013 07:57

Dopo la decisione del Csm di trasferirla alla procura di Roma, la pm barese Desireè Digeronimo reagisce smentendo tutte le accuse che le sono state rivolte dai sui colleghi magistrati, attaccando il Csm e il governatore pugliese Vendola e lasciando intendere di essere pronta ad impegnarsi in politica. Della sua possibile candidatura a sindaco di Bari si sussurrava da tempo, ma in una lettera aperta ai cittadini baresi, la pm ha deciso di venire allo scoperto: ”vado via dalla mia città lasciando processi delicati e indagini in corso”, ”e se si creeranno le condizioni sarò felice di continuare a servire in altro ruolo i miei concittadini”.

La lunga lettera è in gran parte dedicata a confutare le accuse ”totalmente infondate” che le sono state rivolte da colleghi anche dinanzi al Csm e che sono state alla base del procedimento per incompatibilità ambientale aperto nei suoi confronti e archiviato dopo la sua richiesta di trasferimento. La pratica era stata aperta dopo che 26 pm della procura di Bari avevano sollecitato un intervento ritenendo irrituale l’esposto che Digeronimo, assieme al collega Francesco Bretone, aveva presentato contro il giudice barese Susanna De Felice, che nell’ottobre 2012 aveva assolto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dall’accusa di abuso di ufficio. È al rilievo dei personaggi coinvolti nelle inchieste sulla sanità pugliese che Digeronimo attribuisce l’origine di tutti i veleni della procura.

La mia incompatibilità ambientale – spiega – nasce dall’incolpevole circostanza di essermi imbattuta in un’indagine che avevo il dovere di approfondire e concludere; doveri che mi imponevano di non voltare la testa, di non tenere le carte nei cassetti”.

Si tratta di indagini che hanno coinvolto, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (poi assolto), e l’ex assessore pugliese alla Salute ed ex senatore del Pd Alberto Tedesco (attualmente sotto processo per un troncone d’indagine e prosciolto per un altro).

”Oggi – scrive – sono fiera di essere riuscita ad indossare con onore una toga’‘ mentre un ”’potente’, come lui stesso si è definito in recenti interviste, Presidente di Regione, nell’agosto del 2009 in una lettera aperta pubblicata su tutte le testate nazionali, pur dichiarando di agire ‘per amore della verità’ chiedeva a gran voce la mia astensione dall’indagine, mi tacciava di incompetenza, accusandomi genericamente di intrattenere rapporti di parentela e amicizia incompatibili con il ruolo”.

La replica di Vendola non si è fatta attendere.

”Una ‘discesa in campo’ – ha dichiarato il governatore – da cui la politica non guadagnerà, la giustizia certamente sì. Mille volte ho sospettato che il suo accanimento nei miei confronti fosse motivato anzitutto da vanità, sebbene piuttosto crudele. Oggi finalmente appare la verità. Dunque, era solo una lunga clandestina campagna elettorale per una sorprendente ‘autocandidatura’ quella che spingeva le azioni della dott.ssa Digeronimo”. L’ex pm barese cita peraltro nella sua lettera aperta, per smentirle, una serie di ”false affermazioni” fatte da alcuni protagonisti della vicenda. Smentisce Vendola: ”non sono stata mai amica della collega De Felice”.

Poi la sorella del governatore, Patrizia: ”non ho mai chiesto favori a lei o al fratello”. E infine la collega pm Francesca Pirrelli, moglie del magistrato scrittore ed ex senatore Pd Gianrico Carofiglio: ”Non ho mai avuto rapporti conflittuali con giudici o avvocati del distretto, nè con la maggior parte dei colleghi sostituti di Bari”. Infine, ai colleghi che l’hanno ”condannata all’esilio”, ricorda Diogene il cinico, anche lui condannato all’esilio dai Sinopi, che ”condannava costoro a rimanere in Patria”.

Foto: Barisera.net


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