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La ricostruzione delle opere pubbliche boccone ghiotto per le mafie

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Se un’opera pubblica è stata costruita bene, se sono state rispettate le norme di sicurezza e anti sismiche, di fronte a un qualsiasi evento drammatico quel corpo di fabbrica può lesionarsi, incrinarsi, ma non può polverizzarsi e crollare.

Ecco perché, senza azzardare previsioni, immagino rischi concreti di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione e messa in sicurezza di tali opere proprio perché i profitti dei clan cominciano dal calcestruzzo scadente.

Personalmente ritengo che la messa in sicurezza delle principali opere pubbliche italiane sarà un assalto alla diligenza per arrivare ad accaparrarsi gli appalti più lucrosi da parte delle mafie italiane. Giovanni Falcone ci ha insegnato che la criminalità organizzata s’insedia dove girano i soldi, e gli appalti per la ricostruzione e la messa in sicurezza di opere pubbliche costituiscono di certo un’occasione da non perdere.

Le mafie agiranno in modo defilato, non opereranno direttamente nella zona interessata con le proprie imprese, ma si avvarranno di teste di legno “ad hoc”. Le organizzazioni mafiose, come oramai le cronache quotidiane ci raccontano, hanno esteso i loro tentacoli su tutto il territorio nazionale diventando una minaccia per la libera economia poiché ormai riescono a trasformare i loro guadagni criminali in soldi puliti.

Il problema che ci si pone oggi – soprattutto nella fase di messa in sicurezza delle principali opere pubbliche italiane – è quello di contrastare le frequenti alterazioni delle gare d’appalto a causa delle organizzazioni criminali che tendono a propagarsi proprio nella cd. nell’economia legale.

La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e il ricorso eccessivo al subappalto, renderanno difficile (se non addirittura impossibile) un controllo efficace. L’obiettivo è quindi quello di tenere la criminalità organizzata fuori dagli appalti pubblici e prevenire ciò che potrebbe succedere in una situazione di crisi e calamità che è quella derivante ad esempio da un terremoto o un’alluvione.

Potranno essere gli appalti per la ricostruzione e la messa in sicurezza delle opere pubbliche in Italia l’occasione per un nuovo patto politico-economico tra le mafie e lo Stato? Per evitare questa sciagura sarà importantissimo “prevenire” e prendere le adeguate contromisure prima che sia troppo tardi.

Vincenzo Musacchio

Vincenzo MUSACCHIO (nato a Termoli 1968), giurista. Si è laureato in Giurisprudenza nel 1992 presso l'Università degli studi “G. D'Annunzio” di Teramo con il massimo dei voti e pubblicazione della tesi in diritto penale sulla Rivista Penale diretta da Gian Domenico Pisapia. Docente di diritto penale presso diverse Università italiane, da ultimo, presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma. Attualmente ricopre il ruolo di Presidente della Commissione Regionale Anticorruzione del Molise. Ha lavorato con OLAF sui temi della corruzione e delle frodi in ambito europeo. È membro del comitato scientifico di numerose riviste di diritto penale nazionali ed internazionali. Ha partecipato alla Commissione per la riforma del codice penale (Commissione Vassalli). Ha svolto studi e ricerche per il Consiglio dell'Unione europea in materia di tratta di esseri umani. Ha collaborato con l'Istituto Brasiliano di Scienze Criminali in un progetto internazionale sul rapporto tra economia e criminalità organizzata nell'Unione europea (IBCCRIM). È iscritto all'albo speciale degli esperti di diritto penale del Consiglio d'Europa.

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