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L’Eritrea vive un regine di terrore. Aiutiamola

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Un regime del terrore. È questa l’Eritrea descritta dall’Onu, la cui commissione d’inchiesta ha denunciato apertamente la pratica di crimini contro l’umanità.

C’è, purtroppo, scarsa attenzione su questa parte del mondo attorno al Corno d’Africa, dove si consuma, ormai da anni, una catena insopportabile di delitti contro lo stato di diritto e le persone.

Noi vogliamo scuotere le coscienze e destare l’attenzione perché questa nazione ci sta a cuore e vogliamo batterci per il ripristino, intanto, di alcune minime condizioni di agibilità politica e del vivere civile del tutto cancellate dal potere assoluto e tirannico del presidente Isaias Afewerki.

Lo ha ripetuto Renzi recentemente. Lo ribadiamo noi ancora una volta: l’Africa è la nostra priorità e l’Eritrea rientra a pieno titolo in questa azione che può e deve riguardare l’Unione europea.

Gianni Pittella

Come il padre, l'ex senatore Domenico Pittella, e il fratello Marcello, presidente della Regione Basilicata (18 novembre 2013), si laurea in medicina e chirurgia per poi impegnarsi principalmente in politica; è infatti stato consigliere comunale di Lauria (1979), consigliere e assessore della Regione Basilicata (1980), segretario regionale dei Giovani Socialisti. Membro del Partito Socialista Italiano, al suo scioglimento passa nella Federazione Laburista. Viene eletto alla Camera dei Deputati nell'aprile del 1996, per l'Ulivo, sconfiggendo, nel collegio uninominale di Lauria, il candidato del Polo per le Libertà col 55,6% dei voti contro il 37,3% della coalizione avversaria[2]. Nel 1998 segue la confluenza della Federazione Laburista nei Democratici di Sinistra, di cui diventa membro della Direzione nazionale, nonché responsabile nazionale per gli Italiani nel Mondo. Si dimette da deputato nazionale nel 1999, quando viene eletto deputato al Parlamento europeo. Riconfermato deputato europeo alle elezioni del 2004, è stato eletto all'unanimità presidente della delegazione italiana dei DS nel gruppo del PSE al Parlamento Europeo nel novembre 2006 e ha svolto tale incarico fino alle successive elezioni del 2009. Dal 14 luglio dello stesso anno è vice presidente vicario del Parlamento Europeo[3], dopo essere stato rieletto per la terza volta con il Partito Democratico nella circoscrizione Italia meridionale, ricevendo 136 455 preferenze[4]. È iscritto al gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici fino al febbraio 2014, quando aderirà, insieme al PD di cui è membro, al gruppo parlamentare del Partito del Socialismo Europeo. Il parlamentare riceve la nomina di vicepresidente vicario al primo turno con un totale di 360 su 684 voti validi, risultando il più votato tra i 14 vicepresidenti; riconfermato alla carica il 18 gennaio 2012 riscuote ancora il maggior consenso con 319 voti di preferenza. Fa parte dei comitati di conciliazione tra Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea. È membro della Commissione per i bilanci, della Commissione per i problemi economici e monetari, della Commissione temporanea sulle sfide e i mezzi finanziari dell'Unione allargata nel periodo 2007-2013, della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE–Romania, della Delegazione alla commissione di cooperazione parlamentare UE–Moldavia. Nell'ottobre 2013 si propone come candidato alle primarie del Partito Democratico[5] ma, alla fine, è Matteo Renzi ad essere eletto segretario in quanto Pittella, classificatosi all'ultimo posto, il quarto, con solo il 5,8% di preferenze fra gli iscritti, non è neppure designato a partecipare alla competizione elettorale[6]. Il suo partito successivamente approva in direzione nazionale una deroga che gli consente di candidarsi per la quarta volta al Parlamento Europeo[7] e, uscendo primo dalle elezioni europee del 2014, tra gli eletti del PD nella Circoscrizione Italia meridionale[8], centrare così l'obiettivo con 234 011 preferenze[9] davanti alla capolista Pina Picierno[10]. Dal 2 luglio 2014 è capogruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) al Parlamento Europeo[1] subentrando all'austriaco Hannes Swoboda. Pittella, conclusa la breve esperienza di presidente ad interim dell'assemblea parlamentare dopo l'elezione ufficiale e la riconferma di Martin Schulz, è il primo italiano a guidare il gruppo dei socialisti all'Europarlamento[11]. Tra le sue battaglie politiche l'idea di unificare politicamente gli stati membri dell'Unione europea per attuare l'annoso progetto, mai avviato e sul quale ha anche scritto un libro[12], degli Stati Uniti d'Europa.

Comments (2)

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    Daniel Wedi Korbaria

    9 Aprile 2016 - 00:47

    “Un regime del terrore”? Lei dovrebbe usare il condizionale in quanto l’inchiesta dell’Onu è ancora in corso. Legga su google il mio articolo sulla questione: La Santa Inquisizione di Sheila K.
    I numeri che da sulla migrazione degli eritrei citando come fonte l’Alto Commissariato non include di certo la presenza di immigrati etiopici che si spacciano per eritrei perchè solo a questi ultimi viene dato il documento prima facie. Andreas Melan, ambasciatore austriaco in Etiopia, ha recentemente fornito la sua testimonianza dicendo che il 40% dei migranti eritrei sono in realtà etiopici. Noi eritrei denunciamo questo fenomeno da parecchi anni mentre il co-firmatario di questo articolo, fa di tutto per nasconderlo. Nel link incluso all’articolo si dice che il Don sia arrivato in Italia nel ’92 come profugo ad un anno dalla liberazione e prima dell’indipendenza dell’Eritrea. Ma, a quei tempi, il documento di rifugiato veniva dato solo ai somali in quanto sia l’Eritrea che l’Etiopia erano state appena liberate dalla dittatura del Col. Menghistu. Non a caso la sua Ong porta il nome “Habeshia”, abissino, tipica espressione nostalgica della monarchia dell’Imperatore Hailesellasie e della “Grande Etiopia”, di chi di fatto non riconosce all’Eritrea la sua Indipendenza .
    Oggi non ha nemmeno più senso citare come fonti HRW o AI, multinazionali dei diritti umani, perchè le stesse Ong stanno dietro ai bombardamenti e alle destabilizzazioni di paesi come l’Iraq, l’Afganistan, la Libia, la Siria, lo Yemen ecc. A tutti gli effetti sono strumenti del regime-change statunitense. A questo proposito legga il mio: J’Accuse Human Rights Watch.
    Come uomo politico lei dovrebbe essere più oculato e attento a prendere posizione dal momento che fra i due litiganti lei sceglie proprio il più forte e il più arrogante. L’Etiopia, oltre agli altri, ha sanguinosi problemi etnici in corso, può googolare “#OromoProtest” per rendersene conto. Potrebbero arrivare sulle sue coste oltre 40 milioni di oromo martoriati.
    Lei, dopo aver diffamato l’Eritrea, si reca in Etiopia, in un paese che si rifiuta di accettare il verdetto finale e vincolante dell’EEBC della Commissione Onu che ha deciso nel 2002 di assegnare i territori contesi all’Eritrea. L’Etiopia sta ancora occupando illegalmente quei territori sovrani eritrei e, a scadenze regolari, fa incursioni militari per provocare un altro conflitto. Come può l’Eritrea eliminare il suo servizio militare?
    Questo articolo non le da di certo le vestigia salomoniche di chi vuole mettere pace fra i due paesi, a mio parere, sembra che lei vada nel Corno d”Africa per buttare altra benzina sul fuoco. Spero di sbagliarmi.

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    Tedros

    20 Aprile 2016 - 01:45

    Daniel ,facile così vivi in Europa ,hai diritto di esprimere la tua opinione senza finire in un container ,e ti permetti di negare l’evidenza su quello che succede in Eritrea !!!! Vergognati

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