Vi racconto la storia di Genchi, cacciato dalla Polizia per aver offeso l’onore di Berlusconi

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Alle ore 17,43 di mercoledì 27 novembre 2013, finalmente il pregiudicato Silvio Berlusconi, alias Curtu di Arcore, è stato espulso a “piragnati” dal Senato della Repubblica e per dirla in modo cristiano, è stata cosa buona e giusta! Mister B era convinto d’essere il padrone di questo Paese.

Tuttavia, di fatto lo è stato per vent’anni, e quindi dovrebbe chinarsi per ringraziare una sinistra molliccia e includente che lo ha assecondato in tutto e in parte. Ma lascio perdere le considerazioni politiche – trovo persino disgusto a parlarne – per affrontare quel che ho considerato allora una “vergogna” della Polizia di Stato. Un validissimo vice Questore, Gioacchino Genchi, fu drammaticamente destituito dalla Polizia, perché – udite, udite – offese l’onore del signor Silvio Berlusconi. All’epoca espressi pubblicamente il mio dispiacere direttamente al capo della Polizia, Antonio Manganelli, poi defunto.

A memoria, non ricordavo la destituzione di un Funzionario di Polizia e mi rammaricai, anche per il roboante silenzio adottato dai colleghi del dottor Genchi. Un silenzio dai vertici del Viminale davvero inquietante. Apparve fin troppo chiaro che la “testa” di Genchi doveva cadere per soddisfare “l’offeso Curtu di Arcore”. Il vice Questore offese l’onore di mister B. Ma perché Silvio Berlusconi ha davvero dimostrato di possedere onore?

Comunque, ritengo che le offese a mister B non furono le sole motivazioni della destituzione del dottor Genchi. Egli come consulente informatico esaminò migliaia e migliaia di tabulati telefonici, anche quelli riferiti alla strage di capaci e via D’Amelio. E, in tanti maliziosamente dissero che Genchi aveva fatto intercettazioni abusive, mentre era lapalissiano a tutti che esaminare i tabulati telefonici non significava intercettare.

Ritorniamo al signor Silvio Berlusconi fulgido esempio di esemplare d’uomo di specchiata onorabilità: onore che gli sgorga da tutti i pori, tant’è che oggi può vantarsi d’essere un pregiudicato con condanna passata ingiudicata. Ordunque, premettendo che conosco di sfuggita il dottor Genchi – ho fatto un intervento pubblico in via D’Amelio successivo al suo – e credo, che alla luce della condanna definitiva di Silvio Berlusconi e quella del Tribunale di Milano a 7 anni di reclusione, il Viminale dovrebbe riesaminare la posizione del dottor Genchi, affinché gli venga restituito l’onore perduto mediante la destituzione.

E, come feci col dottor Manganelli, ora mi rivolgo al dottor Alessandro Pansa, Capo della Polizia. Dottor Pansa, la prego riesamini l’ingiusta “cacciata” dalla Polizia del vice Questore Genchi. Dimostri che le parole pronunciate da mister B e dirette a Genchi, definendolo “il più grande scandalo della storia della Repubblica”, altre non erano che le farneticazioni di un individuo il cui disonore è stato poi conclamato con una sentenza della Cassazione. Invero, l’attaccamento alla Costituzione e alla Polizia di Stato da parte di Gioacchino Genchi, Siciliano onesto, non può essere messo in dubbio.

Se Genchi ha offeso l’onore di Berlusconi, quest’ultimo quante offese ha fatto agli Italiani? La legge della natura, talvolta presenta il conto: chi di destituzione ferisce, di destituzione perisce.

Pippo Giordano

Palermitano, ispettore della Dia in pensione. Ha collaborato con il giudice Paolo Borsellino fino al 17 luglio 1992, due giorni prima della Strage di via D'Amelio.

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