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Laurea, quale scegliere per trovare più facilmente lavoro
24 Set 2021 09:00

  • Chi ha una laurea in tasca (soprattutto in discipline STEM) trova lavoro più facilmente
  • La famiglia di origine influenza l’iscrizione all’Università e la riuscita socio-economica dei figli
  • In Italia forte gap di competenze, profili introvabili e stipendi tra i più bassi d’Europa

Ancora oggi la laurea è il punto di partenza per trovare lavoro. Non un semplice pezzo di carta, ma un titolo che può aprire molti sbocchi lavorativi e opportunità di carriera.

Ecco perché è importante per chi si appresta a iscriversi all’Università compiere una scelta consapevole, in linea con i propri interessi e aspirazioni personali, ma anche attenta ai possibili sbocchi professionali.

Un buon orientamento iniziale potrebbe aiutare a scegliere il percorso di studi più adatto, conoscere meglio il mercato del lavoro, aiutando a ridurre il tasso di abbandono universitario o il cambio di corso di laurea dopo il primo anno di università.

Laurearsi conviene ancora

La laurea offre una marcia in più rispetto al diploma. Secondo il quotidiano La Repubblica, che ha analizzato i dati del 2021, raccolti da Almalaurea (consorzio interuniversitario fondato nel 1994 che rappresenta 78 Atenei), sulla base di indagini sulla condizione di occupazione dei laureati: “Chi prosegue gli studi dopo le scuole superiori trova più facilmente lavoro e guadagna di più rispetto ai diplomati. E non poco. Nel 2018 un laureato guadagnava il 37% in più rispetto ad un diplomato”.

Se in passato la differenza era meno netta, oggi chi ha una laurea in tasca ha un vantaggio competitivo rispetto a chi si è fermato ai livelli di studio precedenti.

Inoltre, come si legge sul Sole 24 Ore sempre più spesso le aziende con a capo imprenditori o manager laureati “dimostrano una maggiore propensione all’assunzione di personale altamente qualificato, innovano di più e sono più produttive. Ed è questo equilibrio low-skill che è fondamentale rompere per creare opportunità e migliori condizioni per la forza lavoro più qualificata e al tempo stesso rilanciare la produttività”.

Quale è la laurea più richiesta dal mercato?

In cima alla classifica delle lauree più richieste ci sono quelle legate alle nuove tecnologie, comunicazione e studi economici e nei prossimi 5 anni crescerà in modo considerevole la domanda di specialisti in tecnologie dell’informazione e della comunicazione, indispensabili per supportare la “Digital Transformation” del nostro Paese.

In questi ambiti si prevede una richiesta di oltre 8mila laureati all’anno, a fronte di un’offerta attuale di 5mila unità in ingresso nel mercato.

Servono, infatti, competenze digitali in molti settori strategici come l’agricoltura, la sanità, i trasporti, l’istruzione, la vendita al dettaglio, l’automazione, l’energia, i trasporti marittimi, la logistica, l’insegnamento e l’industria delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Ecco perché sono sempre più richiesti dalle imprese i profili STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), difficilissimi da reperire. Una difficoltà che emerge in un modo ancora più netto se si pensa alle donne, ancora oggi le grandi assenti in questo settore, che garantirebbe invece maggiori possibilità di lavoro e di carriera.

La scelta degli studi influenzata dalla famiglia di origine e dalla regione di provenienza

La famiglia di origine influenza la scelta del percorso universitario. Ancora oggi i genitori giocano un ruolo fondamentale nella riuscita socio-economica dei figli.

Sempre secondo i dati Almalaurea 2021, citati da Repubblica, “in media il 22,4% dei laureati proviene dalla classe economica più agiata. Il gruppo disciplinare in cui accade più spesso è quello giuridico (30,1%), mentre i laureati con famiglie appartenenti al settore esecutivo (operai, lavoratori subalterni e “impiegati esecutivi”) sono più numerosi nel gruppo educazione e formazione (12,4%)”.

Lo stesso titolo di studio dei genitori ha un peso nella scelta del percorso di laurea, soprattutto in particolari gruppi disciplinari come quello giuridico o medico.

Inoltre, si evidenzia una maggiore propensione a seguire le orme paterne, piuttosto che quelle materne “nell’11,3% dei casi si emula il percorso paterno, mentre solo nel 6,5% quello della madre. Un gap che aumenta nel caso dei laureati di genere maschile: di questi il 14% segue le orme paterne”.

Anche la regione di provenienza esercita un forte influsso nella scelta universitaria. Gli studenti del nord sono più restii a cambiare area geografica. “Si sposta solo il 2,9% contro il 26% dei colleghi del sud Italia e delle isole”.

Inoltre, a seconda del tipo di laurea c’è una maggiore tendenza a spostarsi, anche all’Estero. I laureati in psicologia, politica e comunicazione sono quelli che si spostano maggiormente, mentre i laureati in formazione o economia tendono a rimanere all’interno della propria area geografica.

L’occupazione in Italia e il gap di competenze

A risentire della crisi innescata dall’emergenza Covid-19 sono stati soprattutto le donne e i giovani. Il tasso di occupazione è calato di 4,9 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,6 punti per quelli di secondo livello, mentre non si è registrata alcuna variazione per i laureati quinquennali.

Il tasso di occupazione dei giovani è di molto inferiore alla media europea (16,8% tra gli under 25, quasi la metà rispetto al 32,1% dell’area euro) ed è alto il numero di Neet, oltre 3 milioni di under 35 che non studiano e non lavorano, motivo per cui molti laureati cercano fortuna all’estero.

Nonostante la ripresa post-pandemica che mostra dati incoraggianti il basso tasso di occupazione giovanile va di pari passo con il gap di competenze, soprattutto nel settore medico-sanitario, scientifico-matematico-fisico, in ingegneria e architettura.

Si tratta di ambiti in cui la richiesta di profili altamente specializzati supera la disponibilità di candidati con un’adeguata formazione ed esperienza.

Come sottolineato dal Sole 24 Ore questo gap è evidente per esempio nel settore medico-sanitario, per cui si prevede una carenza di offerta di 11-13mila laureati all’anno, un mismatch “riflesso della crescente domanda di competenze sanitarie e di assistenza connesse all’invecchiamento della popolazione e all’adeguamento dei sistemi sanitari post-pandemia anche in un’ottica di maggiore prevenzione e presidio territoriale”.

Stipendi tra i più bassi d’Europa

Gli stipendi dei giovani laureati italiani sono tra i più bassi d’Europa. Secondo il Sole 24 Ore lo stipendio medio annuo lordo di un giovane neolaureato è di 28mila euro contro gli oltre 32mila degli inglesi, 35mila dei francesi, 50mila dei tedeschi e quasi 80mila degli svizzeri.

Ecco spiegato il motivo per cui in soli 8 anni la Corte dei conti ha registrato un aumento del 41,8% dei trasferimenti per lavoro.  

Unico dato positivo il lieve incremento di salario registrato dalla società di consulenza Mercer: “il salario iniziale dei neolaureati nel 2016 era 26.500 euro quindi in 5 anni è cresciuto del 6% circa (nel 2020 è di 28.000 euro), ma non per tutti”.

“Si sono abbassati da 27mila euro a 26mila euro i livelli d’ingresso per la laurea triennale, per la magistrale si è passati da 28mila a 28.459 euro e per i master da 28mila a 31.500 euro”.

Laurea e opportunità del PNRR

Per dare nuovo slancio al nostro Paese sarà dunque necessario accorciare le distanze tra istruzione, imprese e territori e investire in formazione per colmare il gap di competenze.

Il tesoretto di 30 miliardi messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza offrirà l’occasione di favorire lo sviluppo e acquisizione di nuove skills in linea con le esigenze del mercato e di dare un impiego a molti giovani non occupati e non impegnati in percorsi di istruzione o in attività di formazione.

Sarà dunque un’opportunità fondamentale per stimolare un’economia basata sulla conoscenza, indispensabile per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese.


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