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A Bari il carcere è aperto. Esperimento su 15 detenuti scelti con un concorso

Presentato, nei giorni scorsi, il protocollo innovativo e sperimentale tra il Provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria ed il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, in materia di inclusione sociale delle persone sottoposte a provvedimenti restrittivi della libertà.

Il Protocollo ha quale obiettivo primario quello di promuovere la realizzazione di “un nuovo sistema sperimentale integrato”, destinato a detenuti di bassa pericolosità sociale e con pena contenuta.

In altre parole, si tratta di un modello penale “inclusivo” e “anticipatore” del principio della giustizia riparativa, attraverso l’impiego dei detenuti in lavori di pubblica utilità. Si punta dunque a una dimensione di “carcere aperto, alternativo e territoriale, sulla scia delle più avanzate esperienze europee, capace di offrire concrete possibilità di reinserimento sociale, anche attraverso l’orientamento e il sostegno all’inserimento lavorativo, scolastico e della formazione professionale e culturale, nell’ambito della affermazione e del rilancio di una cultura della legalità.

Obiettivo dell’accordo è consentire a 15 detenuti di impiegare gli ultimi due anni di pena in percorsi di reinserimento sociale che prevedono, tra l’altro, attività lavorative, sostegno alle famiglie, percorsi formativi con enti che si occupano di inclusione sociale, che saranno individuati con bando pubblico. I detenuti che accederanno a questo tipo di percorso saranno selezionati già in carcere e orientati verso un programma che durante la detenzione domiciliare, prevede il sostegno psicologico, l’educazione alla legalità, il completamento degli studi, lavori di pubblica utilità e auto imprenditorialità.

Ho visto come si può cambiare un carcere – ha affermato il presidente Vendola – e la mia speranza è che l’esperienza di oggi possa diventare l’esperienza di tutte le carceri pugliesi. Penso che sia una buona notizia se il carcere oggi cominci a essere spezzato nella sua durezza e ritorni a essere, come dice la nostra Costituzione, un luogo di rieducazione e di reinserimento“.

Nel corso della conferenza stampa l’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari e all’Agricoltura Fabrizio Nardoni ha presentato anche l’iniziativa “Orto in carcere”, un progetto avviato nel mese di maggio 2014 e che ha visto l’allestimento di un orto, attraverso la tecnica idroponica (ossia in assenza di terreno), realizzato in maniera volontaria dall’Associazione Civiltà Contadina di Molfetta e dalla Ditta “Facchini e Francese”.

Il progetto prevede il diretto coinvolgimento dei detenuti ai quali è affidata la cura quotidiana dell’orto e la raccolta dei prodotti della terra. Gli ortaggi saranno distribuiti, in parte, alla “Caritas” di Bari, incrementando così quel circolo virtuoso tra carcere e territorio, nello spirito di rinnovamento dell’Istituto barese.


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