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Le #mafie sono in mezzo a noi. Ci danno da mangiare. E hanno paura di #Saviano

Sulla inveterata questione di Gomorra (Roberto Saviano, il libro, il film, la fiction) e sulle polemiche che di tanto in tanto, specie in periodo agostano, riemergono dalle nebbie di certi crani dove la materia grigia scarseggia e la neurosinapsi è più lenta di un bradipo azzoppato, ho una cosetta da dire. Prima di cominciare un dibattito e prima di appassionarmi a leggerlo, per spuntarne qualche idea da condividere o anche da contraddire, credo sia opportuno fare dei distinguo preliminari tra i partecipanti (se sono personaggi pubici o personaggi pubblici) e sui contenitori che lo ispirano e/o lo ospitano (c’è differenza tra il Mattino e il Mappino, tra il Corriere della Sera e quello della Sega).

Diamo per buono che sia tutto in ordine e che vale la pena.

Ho letto una magistrale opinione di Maurizio de Giovanni (valeva la pena comprare il Mattino anche solo per leggere il “mezzo scrittore“) che col solito linguaggio asciutto, semplice, che arriva subito al cuore di chi lo legge ha fatto comprendere la demenzialità del dibattito stesso e ha restituito a quei sindaci (Acerra, Afragola) che a parole difendono i loro territori dal marchio dell’infamia camorristica la palla lanciata fuori campo. Li ha invitati a fare qualcosa di concreto per interdire, combattere, sconfiggere la camorra con lavoro, dignità, socialità e non solo con i carabinieri che un giorno sì e un giorno pure entrano in quartieri come Salicelle ad Afragola e GESCAL ad Acerra e hanno solo l’imbarazzo di arrestare e sequestrare qualunque cosa illecita (droga, armi, materiale contraffatto). Da sindaci seri e presidenti di Municipalità seri si devono pretendere atti concreti contro le camorre, non bastano parate ed enunciazioni buone per giornali e giornalisti distratti. E poi, se permettete, basta con quel processo che solo napoletani poco intelligenti (e ce ne sono, soprattutto quelli che pontificano lontano da Napoli spacciandosi per figli di Napoli mentre sono solo figli di ‘ntrocchie) riescono ad elaborare in maniera suicida quanto ingiusta una espressione idiota e razzista:Napoli uguale Gomorra. SAVIANO non lo ha mai scritto, nei film e nella fiction non lo si è mai detto o cercato di far capire. Gomorra non è un luogo geografico, è un habitus mentale criminale planetario. La Mafia non è di casa a Palermo o a Corleone o a Casal di Principe o a Napoli o a Reggio Calabria. La mafia parla cinese, russo, americano, ucraino, giapponese, italiano.

La Mafia è il Cancro di questo secolo. Saviano che ne parla, che scrive, il film o la fiction che mostrano questa cruda realtà (la mafia esiste anche a Roma, Milano, Venezia etc etc) non sono il male da combattere ma la medicina per provare a curare. Sapere è prevenzione. Prevenire significa cominciare a curare. Chi non lo capisce quando non è stupido è interessato. Andate ad ascoltare, se e quando vi capita, un altro italiano che ha speso (non buttato ma speso, consumato) la vita nella lotta alle mafie. E ascoltatelo quando parla (lo fa da anni ma non riuscite mai a leggerlo sui giornali o ascoltarlo in TV perché alcuni giornalisti sono distratti) degli anti mafiosi di professione. Capirete tante cose. Che sono sotto i nostri occhi. Perché, signori cari, la mafia è in mezzo a noi. Ci dà da mangiare. Ci somministra da bere. Ci assolve e ci condanna. Ci abitua al vizio del gioco. Ci porta a puttane. Ci ospita nei suoi alberghi. Ci cura nelle sue cliniche. Ci disintossica dalla droga che ci vende nelle sue strutture sanitarie. Ci bonifica le terre che ha inquinato. Ci dà anche l’estrema unzione e ci perdona i peccati a volte. E noi stiamo a parlare di Gomorra e a criticare Saviano. Mah


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