Non serve a nulla invocare l’Europa

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In tutto il continente europeo si affronta il problema dell’immigrazione ipnotizzati dal pendolo dell’emotività. Che fa marciare un orologio fuori dal tempo e dal mondo. In Italia c’è un sacco di gente che su quel pendolo si culla, compiacendosi delle cose che dice e alimentando un buonismo e un cattivismo che sono i gemelli dell’inutilità. Ricordando che il saldo previdenziale e fiscale, oltre che produttivo, dell’immigrazione regolare è attivo, quindi ci guadagniamo, ritengo che affrontare la questione, freddamente e ragionevolmente, sia possibile. A patto di non perseverare in tre colpe e dedicarsi a tre rimedi.

La prima colpa è della comunità internazionale, o, se si preferisce, dell’Onu. L’Africa e il Medio Oriente non sono problemi europei, ma globali. Il Paese che investe di più, in Africa, è la Cina. Se la fuga dalle guerre e dalla miseria ha una sponda geografica in Europa, e segnatamente in Italia, questo non attribuisce a quest’area l’esclusiva del problema. E’ evidente che i profughi non dovrebbero essere soccorsi mentre affogano, ma già quando scappano. L’Onu ha grandi uffici lussuosi e tanti esponenti pronti a far la morale a tutti, ma non ha campi raccolta dove servono e quanti ne servono. Non è una mancanza, è una colpa.

La seconda è europea: con Schengen si è raggiunto un grande e positivo risultato, descrivendo frontiere comuni, ma il regolamento di Dublino (ex Convenzione), che dovrebbe regolare l’immigrazione, è un fallimento. Perderemo Schengen, se non sapremo rimediare. Ed è una colpa europea anche discutere di Triton e Mare Nostrum, magari con l’occhio solo ai costi, perché nessuna di queste soluzioni potrà mai funzionare, ed entrambe diventano collaborazionismo con gli schiavisti, se non hanno alle spalle una comune amministrazione dei migranti.

La terza colpa è italiana: persi nelle baruffe demagogiche sembriamo non vedere che i due poli, del respingimento e dell’accoglienza, sono privi di senso. I migranti di oggi sono già più del doppio del picco 2011, nonché dieci volte la media di questo secolo. Affrontarli con gli strumenti culturali dell’accoglienza e del respingimento è come presentarsi con una pinza nel mentre vien giù una diga. Veniamo ai rimedi.

Il primo rimedio è la sincerità. Il contrasto alle guerre tribali e agli attacchi fondamentalisti consiste nel far la guerra ai nemici della civiltà e della convivenza. In molti casi questa è anche la precondizione per rendere efficaci gli aiuti allo sviluppo. Noi (Europa e Occidente) non possiamo far la guerra a tutti, avendo da pelare anche le gatte di altri equilibri geostrategici. Si tratta di rendere noto cosa intendiamo e possiamo fare, evitando che, come nel recente passato, alle parole non corrispondano i fatti. Le guerre sono brutte, ma perdere la credibilità è peggio. Perde credibilità anche chi, dopo avere combinato disastri in Libia, usa le stragi per regolare conti petroliferi.

Il secondo rimedio consiste nel predisporre le retrovie dei salvataggi. Noi non potremo mai accettare di assistere alla morte dei migranti. Non per bontà ipocrita, ma perché il giorno in cui l’avremo accettato saremmo già finiti. Come civiltà.

Quindi, comunque si chiami la missione, continueremo a salvare migliaia di persone. E poi? Questo è il punto su cui è necessaria l’Unione europea: poi li si porta sulla terra ferma, in zona Ue che non sia sotto una sola giurisdizione nazionale, li si identifica, si destinano i profughi alla loro residenza finale, si accolgono i migranti “economici” che si ritengono utili e si riportano tutti gli altri al punto di partenza. In sicurezza e con determinazione.

L’infezione italiana non è l’immigrazione, ma la tolleranza della clandestinità, e il regolamento di Dublino ci designa quali depositari di quell’infezione. Va cambiato subito. Anche per chiarire ai trafficanti che mescolare profughi e clandestini non potrà più portare loro profitti lordi di sangue.

Terzo rimedio: attacco alla flotta dei barconi. Spetterebbe al governo locale, in difetto del quale è un diritto di chi è minacciato da quelle barche, ed è un atto d’umanità verso quanti ne riempiono e ne riempiranno le stive.

Non serve a nulla invocare l’intervento europeo o gemere perché si è rimasti soli. Serve indicare la soluzione possibile. Mettere più soldi negli errori già in atto serve solo a prolungare lo strazio e annegare nelle parole inutili, la cui mancanza di senso diviene oltraggio al senso comune e all’umanità.

Davide Giacalone

Davide Giacalone (1959) Dal 1979 in poi, mentre continuava a crescere il numero dei tossicodipendenti, si è trovato al fianco di Vincenzo Muccioli, con il quale ha collaborato, nella battaglia contro la droga. Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana. Dal luglio1981 al novembre 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri. Dal 1987 all’aprile 1991 è stato consigliere del Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni, che ha assistito nell’elaborazione dei disegni di legge per la regolamentazione del sistema radio-televisivo, per il riassetto delle telecomunicazioni e per la riforma del ministero PT, oltre che nei rapporti internazionali e nel corso delle riunioni del Consiglio dei Ministri d’Europa. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società Sip, Italcable e Telespazio. Dal 2003 al 2005 presidente del DiGi Club, associazione delle Radio digitali. Nel 2008 riceve, dal Congresso della Repubblica di San Marino, l’incarico quale consulente per il riassetto del settore telecomunicazioni e per predisporre le necessarie riforme in quel settore. Nel maggio del 2010 ha ricevuto l’incarico di presiedere l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie dell’innovazione, dipendente dalla presidenza del Consiglio. Nel corso di tale attività ha avuto un grande successo “Italia degli Innovatori”, che ha permesso a molte imprese italiane di accedere al mercato cinese. Con le autorità di quel Paese, crea tre centri di scambio: tecnologia, design, e-government. Nel novembre del 2011 si è dimesso da tale incarico, suggerendo al governo di chiudere la parte improduttiva dell’Agenzia, anche eliminando le sovrapposizioni con altri enti e agenzie. È autore di numerosi articoli e studi, oltre che dei libri che qui di seguito si ricordano : 1980, “Bucati e sconfitti”, sui problemi della droga. 1981, “Oggi, Come”, sulla condizione giovanile e su tematiche politiche. 1981, “Dal Sindacato dell’autunno all’autunno del sindacato”, sui problemi sindacali. 1982, “Cattolici in politica : una storia letta da parte laica”, sulla storia del movimento cattolico e della Democrazia Cristiana. 1984, “Fra i giovani e la droga”. 1984, “La libertà la Repubblica, l’altra Italia”, storia della Federazione Giovanile Repubblicana. 1985, “Droga : fra repressione e recupero”, uno studio di diritto comparato. 1985, “Comunità per tossicodipendenti”, volume che raccoglie gli atti di un convegno sulle comunità per tossicodipendenti e nel quale è presente un suo intervento. 1986, “Per una sinistra che non c’è”, sul sistema politico italiano e sulle condizioni della sinistra parlamentare. 1987, “Vincere la droga”. 1987, “Fra Governo e Parlamento”, libro intervista con Oscar Mammì, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. 1987, “Governo e Parlamento nei lavori della Commissione Bozzi”, sulle possibili riforme istituzionali. 1987, “Il seme e l’atomo”, sull’energia nucleare ed il movimento ecologista. 1988, “Italia chiama Europa”, sul sistema delle telecomunicazioni italiane e sulla necessità dell’integrazione CEE. 1989, “La posta in gioco”, sul sistema postale italiano e sul confronto con quelli di altri paesi europei. 1990, “Antenna libera. La Rai, i privati, i partiti” 1990, “La guerra del telefono”, con Franco Vergano 1991, “Della politica e della sua moralità” 1991, “Tamburi di latta” volume collettaneo, nel quale pubblica un saggio sul riassetto delle telecomunicazioni italiane, ed uno sull’OFTEL inglese. 1992, “La guerra delle antenne”. 1992, “Uscire dal monopolio”. 1993, “La mia battaglia contro la droga, l’emarginazione e l’egoismo”, con Vincenzo Muccioli. 1993, “La regola e la frontiera”, di Contaldo e Mazzatosta, nel quale è pubblicato un suo intervento. 1993, “Cogitabondo” 1995, “L’Italia degli altri” 1996, “Disonora il giusto” 1997, “Attacco alla libertà” 1998, “Opinioni di libertà” 1999, “Dallo SME all’Euro. Un percorso istruttivo” contenuto in Europurgatorio, a cura del prof. Giancarlo Pochetti 1999, “L’Europa dei diritti e delle libertà” 2000, “A maggior Gloria di Maddalena” 2000, “Politicamente scorretto” 2003, “L’Italia come bugia” 2003, “DigiRadio” 2004, “Razza Corsara” 2004, “Democrazia e Libertà” 2004, “L’Italia che reagisce”, che contiene il suo “Una chiara scelta occidentale” 2005, “Diario Civile” 2006, “Dove siamo e come ci siamo arrivati” 2006. “Le due italie, che sono una sola” 2006, “Il referendum capovolto” 2006, “Il grande intrigo” 2006, “Il fascino perverso del comunismo” 2006, “Cento brutti giorni, ma il problema non è Prodi” 2006, “L’interesse alla debolezza istituzionale della politica” 2006, “Prodi, Telecom & C.” 2006, “La legge finanziaria, la slealtà fiscale dello Stato ed i guasti della politica” 2006, “Libertà, laicità e convivenza” 2007, “L’imbroglio prima, durante e dopo le elezioni” 2007, “Non stop views” 2007, “Né rosse né cooperative” 2007, “Televisione & Politica” 2007, “Malagiustizia” 2007, “Veltroni ed il Partito Democratico” 2007. “Veltroni e la TV” 2007, “Contro la sinistra reazionaria, per una sinistra di governo” 2007, “Dalla parte dei giovani, dei lavoratori, dell’interesse collettivo” 2008, “Un voce” 2008, “Fannulloni d’Italia” 2009. “Good morning Italia” 2010. “Terza Repubblica” 2011. “Sveglia” 2011. “L’Italia del 1000 Innovatori” 2011. Dalla prima alla terza Repubblica 2012. Maledetto spread 2012. L’uomo del colle 2013. La guerra del Colle 2013. Rimettiamo in moto l’Italia 2014. Senza Paura

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