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Operaio morì nell’esplosione della fabbrica. L’azienda pronta a pagare 700 mila euro

Ha presentato richiesta di patteggiamento per sanzioni pecuniarie complessive per 685 mila euro l’azienda farmaceutica Sanofi Aventis (persona giuridica) coinvolta insieme a suoi dipendenti e ad alcuni responsabili di una ditta appaltatrice nell‘inchiesta sulla morte di un operaio di 40 anni, Cosimo Manfreda, e il ferimento di quattro colleghi in seguito all’esplosione di un silos il 10 giugno del 2010 nello stabilimento di Brindisi.

Stamani si è svolta l’udienza camerale in cui il gip Paola Liaci avrebbe dovuto esprimersi sulle istanze di patteggiamento non solo dell’azienda ma anche di alcune delle persone indagate per omicidio colposo e violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

È stato deciso un rinvio per consentire a Sanofi di fare i versamenti. Le sei persone che hanno chiesto l’applicazione di una pena pari a un anno e otto mesi, concordata con il pm Antonio Costantini, sono Gennaro Di Lemma, 65 anni, direttore all’epoca dei fatti dello stabilimento brindisino;

Giancarlo Guidotti, di 60, dipendente della Sanofi; Roberto Cerreta, di 56, dirigente dello stabilimento; Gianluca Scivales, di 42, responsabile dell’Area manutenzione; Romeo Cellini, di 60, dirigente dello stabilimento, e il legale rappresentante della Sanofi Aventis Spa.

Per altri cinque indagati, tutti dipendenti Sanofi, il pm ha chiesto l’archiviazione. Chiesto il giudizio invece per altre quattro persone dipendenti della ditta che stava eseguendo il lavori di pulizia del serbatoio interno allo stabilimento, convinte di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti.

L’udienza preliminare è fissata per il 5 dicembre prossimo. La multinazionale si è impegnata a versare 300.000 euro come sanzione pecuniaria e 385.000 euro, che le eviteranno probabilmente la pena interdittiva, che è il corrispettivo calcolato di quanto l’azienda avrebbe dovuto investire in sicurezza al fine di prevenire un incidente di quel genere. La famiglia di Manfreda è già stata risarcita.


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