Salviamo l’#affresco della #Scorziata di Napoli

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Il Sacro tempio della #Scorziata si chiama così perché nel 1579, oltre che grazie alle figlie del fondatore del Monte di Pietà di Napoli, fu costruito per volontà di Giovanna Scorziata, una delle figlie spirituali di San Gaetano da Thiene.

Si trova nel centro di Napoli, a vico Cinquesanti: pochissimi metri da piazza San Gaetano, che dell’antica Neapolis era l’agorà. Della chiesa destinata alle preghiere dei teatini e della comunità da loro animata, dopo che nel 1993 fu depredata di tutti i quadri, delle statue, degli altari, delle acquasantiere – e dopo che un incendio, nel 2012, ne ha parzialmente distrutto portale e travi di copertura – all’inizio di quest’anno era rimasto solo il pavimento.

Adesso non c’è più nemmeno quello: è stato asportato negli scorsi mesi, prelevando quanto di riutilizzabile era possibile, fra i calcinacci distaccati, che lo nascondevano ormai alla vista di chi entrasse nella navata.

Eppure qui nel 2010, in una cavità sottostante alla chiesa, fu scoperto un affresco con un crocifisso ancora ben leggibile, ancora vivido nei colori. Forse non è tutto perduto. Qualche giorno fa, una persona mi ha scritto su Facebook, con una determinazione dalla purezza disarmante: “Oggi sono andato al Comune per fare salvare l’affresco della Scorziata, per farlo mettere in sicurezza”. È sbagliato dire che nella chiesa non sia rimasto più nulla di valore. È rimasta la voglia di riscatto di questi cittadini #laculturachevince

Massimo Bray

Massimo Bray è nato a Lecce, ha studiato a Firenze, vive a Roma. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, conseguita nel 1984 e un itinerario da borsista a Napoli, Venezia, Parigi, Simancas, nel 1991 entra all’Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, come redattore responsabile della sezione di Storia moderna dell’Enciclopedia La Piccola Treccani. Non lascerà più l’Istituto, fino all’elezione al Parlamento: nel 1994 ne diviene il direttore editoriale. In questo ruolo, mantenendo intatto il rigore che contraddistingue un’istituzione culturale di così grande prestigio, ne ha seguito l’apertura al web con grande entusiasmo. Il progetto di definire l’Enciclopedia degli italiani online è il modo di interpretare la missione della Treccani nel XXI secolo. La scelta è quella di mettere a disposizione di un numero sempre maggiore di utenti un patrimonio di conoscenza di alta qualità; la convinzione è che il nostro Paese debba elaborare nuove forme di gestione del patrimonio culturale, coniugando la forza dei contenuti con le innovazioni tecnologiche. Massimo Bray è stato anche direttore responsabile della rivista edita dalla Fondazione di cultura politica Italianieuropei, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di elaborare analisi e riflessioni pubbliche sui nodi cruciali dell’innovazione politica ed economica europea. La fondazione è un luogo di incontro tra le diverse tradizioni culturali del riformismo italiano. Sull’edizione italiana di Huffington Post è autore di un blog dedicato all’esperienza della cultura, con particolare attenzione all’editoria tradizionale e digitale. Ha presieduto il consiglio d’amministrazione della Fondazione La Notte della Taranta, che organizza il più grande festival europeo di musica popolare, dedicato al recupero della pizzica salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla sinfonica. Grazie al lavoro del gruppo di competenze che gestisce la Fondazione e soprattutto alla straordinaria coralità dei talenti musicali coinvolti nell’Ensemble Notte della Taranta, il festival è divenuto, negli anni, un riconosciuto modello culturale che, di edizione in edizione, non cessando di produrre nuove forme di elaborazione artistica, ha cominciato a produrre interessanti economie per il territorio. Alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto deputato nelle fila del Partito democratico e il 28 aprile 2013 è stato nominato ministro per i Beni, le attività culturali e il turismo del governo presieduto da Enrico Letta. Su Twitter è @MassimoBray.

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