Vietato baciarsi in pubblico. E in Turchia scoppia la rivolta

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Bacio

È “la Repubblica Islamica che avanza” nella Turchia del premier Recep Tayyip Erdogan, tuonano le reti sociali laiche dopo gli incidenti di sabato sera ad Ankara dove 200 giovani, riuniti per una ‘protesta del bacio’ contro cartelli affissi nella metropolitana in nome del rispetto delle “leggi morali”, sono stati prima bloccati dalla polizia, poi attaccati da ‘zeloti’ islamici. La protesta si era auto-convocata attraverso le reti sociali dopo la comparsa dei cartelli del comune di Ankara – in mano al partito islamico Akp di Erdogan – nella stazione centrale di Kurtulus, che esigevano dai passeggeri un comportamento “in linea con le leggi morali”.

Secondo la stampa turca il provvedimento era stato deciso perché le telecamere di sicurezza avevano immortalato giovani che si baciavano sulla bocca in pubblico e altri “atteggiamenti immorali” del genere. Quando i giovani sono arrivati davanti alla stazione di Kurtulus hanno avuto la sorpresa di vederne gli accessi bloccati dalla polizia, in tenuta anti-sommossa. La protesta è comunque scattata: molte coppie si sono baciate sulla bocca fuori, altre sono riuscite a beffare il cordone della polizia ed a farlo nella metro. La protesta è stata multiforme: per lo più ragazzi con ragazze, ma c’è stato anche qualche bacio gay e saffico, uomini con uomini e donne con donne.

Un bacio di gruppo che ha fatto infuriare le decine di giovani islamici dell’Akp venuti a contestare i contestatori in nome dell’ “ordine morale”: i giovani islamici hanno cercato di impedire i baci e di staccare le coppie usando anche la violenza. Un ragazzo impegnato nella protesta del bacio è stato mandato in ospedale con una coltellata. “L’immoralità non è libertà”, ha tuonato un esponente dei giovani del partito di Erdogan, Celal Karaman.

L’opposizione laica non ha dubbi: Erdogan – accusa – segue una ‘agenda occulta’ per re-islamizzare il Paese e rosicchiare un po’ ogni giorno il lascito laico di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della repubblica turca moderna e secolare nel 1923 sulle rovine dell’impero ottomano.

Il premier, ritengono, moltiplica i piccoli passi in questa direzione, ordina ovunque nuove moschee (una enorme è in costruzione su una collina di Istanbul, avrà i minareti più alti del mondo), toglie uno dopo l’altro i divieti di indossare il velo islamico ereditati da Ataturk, prima all’università, poi nelle scuole, quindi nei tribunali, ora in parlamento, presto nell’amministrazione pubblica.

Tre giorni fa il parlamento – a maggioranza assoluta Akp – ha varato il nuovo giro di vite voluto da Erdogan contro il consumo di alcol, denunciato come un nuovo passo indietro. La protesta del popolo laico squilla su internet, fra sarcasmo e rivolta. “Che schifo baciarsi sulla bocca! – ironizza Faruk, lettore di Hurriyet online – Non è certo il Modo Turco di baciarsi ed è contro la volontà del Grande Leader: la gente timorata di Dio non si bacia neanche in privato”

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