Due grandi occhi verdi e un sorriso genuino e limpido, esattamente come la sua giovane età.  Edoardo Buscetta, il 12enne attore palermitano, in queste settimane è protagonista della seconda stagione della fiction di Ra1 “La mafia uccide solo d’estate”; veste i panni di Salvatore Giammaresi nella serie tv ispirata all’omonimo film rivelazione di Pif e diretta da Luca Ribuoli. La storia è quella di una famiglia alle prese con i suoi problemi quotidiani, se non fosse che si trova a vivere in uno dei periodi più caldi della storia, dove negli anni ’70 gli spargimenti di sangue e i morti ammazzati per le strade erano all’ordine del giorno, il tutto raccontato attraverso gli occhi di Salvatore, testimone inizialmente inconsapevole di quanto stava accadendo. Curiosità, rabbia, tristezza, ma anche tanta allegria, gioia e voglia di combattere il muro dell’omertà; sono queste le forti emozioni che animano una fiction che ha rivoluzionato completamente il panorama della serie tv e un pubblico di telespettatori reso sempre più consapevole di una realtà che riguarda tutti noi. Il giovane Giammaresi comprenderà molto presto che per combattere la mafia è necessario restare e non andarsene dalla propria terra. Ne abbiamo parlato proprio con il giovane Edoardo Buscetta.

Edoardo, ti vedremo nuovamente nel ruolo del giovane Salvatore Giammaresi. Ci racconti un po’ che bambino è?

Salvatore è molto curioso, onesto, intraprendente e innamorato di Alice, la sua compagna di scuola che ha il volto di Andrea Castellana.  E’ un bambino che si pone costantemente domande a tal punto da riuscire, nel suo piccolo, a scoprire fatti di mafia, grazie anche a suo padre, uomo onesto che si ribella a determinate situazioni.

Come lo ritroviamo?

Avevamo lasciato Salvatore che scende dalla nave che l’avrebbe portato via da Palermo. Se prima aveva pesanti dubbi, ora è consapevole della criminalità presente nella sua città. Torna più forte di prima.

Prima di iniziare a girare, hai studiato per conoscere cosa accadeva a Palermo in quegli anni?

Prima di iniziare a girare non sapevo cosa fosse la mafia; mia madre che è un poliziotto mi ha spiegato cosa accadeva in città alla fine degli anni ‘70. Ho capito che in quel periodo la mafia ha ucciso molte persone che facevano il proprio dovere onestamente. Un grazie particolare va a Daniele Pilli, colui che mi ha sempre aiutato a capire le scene e a farmi ricordare le battute.

Com’è iniziata l’avventura de “La mafia uccide solo d’estate”?

Grazie a mio cugino, palermitano come me ma che vive a Milano. Inizialmente non volevo fare i casting, ma poi mi hanno convinto. Ricordo di aver fatto ben 9 provini in 5 giorni, davvero tanti.

La scorsa stagione televisiva è stata la tua prima esperienza in questo ambito. Com’è stato il primo giorno sul set?

Non posso certo dimenticarlo: le macchine da presa, le luci, il camerino, un mondo diverso da quello che sono abituato a vivere normalmente. Ero molto emozionato. Il primo che ha tentato di mettermi a mio agio è stato Claudio Gioè, diciamo che ha assunto subito il ruolo del papà; in generale mi sono trovato bene con tutti, in particolare con Anna Foglietta, Francesco Scianna e Valentina D’Agostino.

Come organizzi gli impegni da set e quelli scolastici?

Devo ammettere che è stato molto difficile, in particolare gestire la scuola. Quando ero a Palermo non era un grande problema perché quando non ero sul set andavo a seguire le lezioni. Quando poi sono dovuto andare a Roma per diversi  mesi, la mia maestra lasciava i compiti ai miei genitori e loro me li portavano.

Sei giovanissimo ma ti sei fatto un’idea della criminalità organizzata? Cos’è per te?

Sì.  E’ criminalità, è un qualcosa di brutto che colpisce da tanto tempo purtroppo. Mi auguro che venga sconfitta al più presto.

Nella serie tv raccontate molte persone che non ce l’hanno fatta a vincere contro la mafia. C’è un personaggio che ti ha colpito in particolare? Perché?

Mi ha colpito moltissimo il personaggio di Boris Giuliano, anche in questo caso mi hanno parlato di lui e di cosa ha fatto. L’attore che lo ha interpretato, ovvero Nicola Rignanese è stato bravissimo perché si è calato perfettamente nel ruolo.

La fiction nasce da un’idea di Pif, colui che di fatto ha rivoluzionato il modo di raccontare la mafia. Tu hai avuto modo di conoscerlo? Com’è sul set? Ti ha dato qualche consiglio?

Pif è una persona unica. Veniva spesso sul set ed è sempre stato disponibile con chiunque, con me in particolare dato che “io ero la sua faccia”, motivo per il quale ci teneva moltissimo che io mi calassi nella parte al meglio.

 

Vorresti continuare a fare l’attore?

Quella de “La mafia uccide solo d’estate” è stata un’esperienza straordinaria. Spero che ci possa essere anche una terza stagione televisiva, ma per il momento faccio un passo alla volta.