Per la prima volta il primo conflitto mondiale viene visto dal punto di vista inedito di tre giovani amici in una Trieste lacerata dalle spinte irredentiste e conservatrici. Tre ragazzi, profondamente legati l’uno all’altro, vicini alla maturità saranno chiamati a diventare, loro malgrado, protagonisti al servizio della storia. Il Confine è una miniserie diretta da Carlo Carlei  che vede tra i protagonisti Edoardo Purgatori, volto assai noto del piccolo schermo. Ieri la prima puntata, stasera la seconda.

Martedì e mercoledì sarai su Rai1 con “Il confine”. Perché dire sì a questa fiction?

E’ un progetto nato per commemorare gli eventi tragici della prima guerra mondiale e raccontarle alle nuove generazioni, per non dimenticare. Ho sentito una grande responsabilità nel rendere giustizia ai giovani ragazzi che hanno perso la loro vita in quel conflitto.

Interpreti il caporale Dalmasso. Ci racconti un po di lui?

E’ uno dei tanti giovani che sono stati presi dalle campagne e dalle scuole e catapultati sul fronte a combattere. Quella che doveva essere una guerra veloce poi è durata anni, spazzando via un’intera generazione. Nello specifico il mio personaggio fa parte del gruppo ristretto di soldati che si stringe intorno al protagonista, interpretato da Filippo Scicchitano, nelle trincee. Inoltre, sono il proprietario del cane della brigata, elemento che comunica umanità in un contesto tragico come quello raccontato.

Come ti sei preparato per questo ruolo?

Per prepararmi tra le altre cose ho riletto le poesie di Ungaretti che in questo contesto hanno avuto tutt’altro significato.

Avete girato a Trieste gran parte della serie tv. Cos’ha di particolare questa città che le altre non hanno?

Trieste è una città sul mare con una grande storia e un’architettura splendida. Mi ha fatto particolare piacere tornarci dopo circa dieci anni da quando, agli inizi della mia carriera, girai “Un caso di coscienza” con Alberto Sironi.

Si parla di guerra e amore.  Quale definizione daresti loro?

L’Amore è la forza che ci permette di sostenere e sopportare atrocità come quelle che possono aver vissuto quei ragazzi durante la guerra. L’amore che dà speranza, che non ti fa perdere la tua umanità in situazioni dove vieni portato al limite. L’amore che pianta il seme per un nuovo inizio dopo la desolazione e distruzione.

Un’altra tematica che viene affrontata è la forza della vita. Qual è la vera forza secondo te, oggi come oggi?

Credo fermamente che la vera forza della vita sia il cambiamento insieme alla passione che ognuno di noi mette in quello che fa. Come scrive anche Voltaire nel suo “Candido”, coltivare il proprio giardino, cambiando prima noi stessi e poi mettere cuore e passione nel proprio mestiere.

Cosa speri arrivi al grande pubblico?

“Il Confine” parla a tutte le generazioni in modo trasversale e universale. Il messaggio principale credo sia quello di non dimenticare questo tragico capitolo della nostra storia e allo stesso tempo di piantare dei semi affinché non riaccada. Spero che parli ai cuori delle persone. Alla fine erano dei ragazzi con i loro sogni e le loro aspirazioni; oggi molte guerre devastano famiglie e generazioni intorno al mondo e per quale motivo?

I tuoi prossimi progetti?

Al momento sono impegnato sul set della nuova serie Netflix “BABY” diretta da Andrea De Sica e del nuovo film di Gabriele Mainetti “FREAKS OUT”. Sto preparando tre spettacoli a teatro con la mia compagnia teatrale “La Forma dell’Acqua”; in ordine cronologico sarò in scena con “KILLOLOGY” di Gary Owen al Teatro Belli dal 20 al 24 Novembre 2018durante la XVII edizione di TREND – Nuove Frontiere della Scena Britannica a cura di Rodolfo di Giammarco, poi con “THE PASS” di John Donnelly in cartellone al Piccolo Eliseo dal 30 Gennaio al 17 Febbraio 2019 e infine con la mia prima regia di un testo inedito in collaborazione con Jacopo Olmo Antinori “LOOSE ENDS – GIOVANI SOSPESI” al Teatro OFF/OFF dal 19 al 31 Marzo 2019.