Marco Ripoldi è un volto noto di teatro, cinema, produzioni web e televisione. Dopo gli studi di giurisprudenza, finisce nei più grandi teatri italiani a recitare al fianco di Paolo Rossi, una passione, quella della recitazione, che probabilmente aveva nel DNA visti gli ottimi risultati raggiunti. Recita in progetti europei e in giro per il mondo, incontrando tanti maestri come Dario Fo, Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni, Eugenio Allegri e Andres Morte . Porta avanti da diversi anni una ricerca sulle maschere della commedia dell’arte e la maschera del clown. Ora lo troviamo al cinema con collettivo comico milanese “Il Terzo segreto di satira”, noto agli appassionati di youtube e della tv,  con “Si muore tutti democristiani”.

Sei protagonista al cinema di “Si muore tutti democristiani”, molto atteso dal pubblico. Perché partecipare a questo progetto?

Perché nasce da ““Il Terzo segreto di satira”, ovvero un collettivo di cinque ragazzi che hanno fatto video in rete; oggi se ne contano più di 60.. Dal web sono passati alla tv con La7 e “Report” quando alla conduzione c’era Milena Gabanelli. Il loro sogno è che questo video diventasse un film e fortunatamente così è stato. Da quel momento la mia vita è cambiata. E’ un film che fa fare risate amare, non ha certezze ma pone molte domande.

Interpreti Stefano. Ci racconti di lui?

E’ un giovane ragazzo che, con Fabrizio ed Enrico, è in possesso di una casa di produzione. E’ un vero sognatore con sani principi ma è anche molto frustato perché vive ancora con il suo coinquilino. Ben presto però avrà una proposta di lavoro che gli cambierà la vita.

Affrontate una tematica non di poco conto, quale quella del compromesso e la fine delle illusioni e mai tematica è più azzeccata in questo periodo storico nel nostro Paese. Cos’è per il compromesso. Ognuno di noi dovrebbe dire No?

Ritengo che il compromesso faccia parte della vita di ognuno di noi, chi più chi meno. Molto spesso è difficile dire di No perché, in una società come la nostra, critichiamo il sistema in cui ci troviamo a vivere ma ci ritroviamo inglobati al suo interno. Il mio non è un atteggiamento pessimista, ma purtroppo profondamente realista.

Chi è Marco Ripoldi oggi?

E’ un uomo che mette davanti a tutto l’amicizia e la condivisione della vita, con un lato molto umano. Ha una figlia piccolissima che spera possa essere serena e libera, perché la libertà di poter scegliere è l’aspetto fondamentale per vivere un’esistenza piena.

Com’è scoccato l’amore per il tuo mestiere?

Fin da piccolo, ho avuto manie di protagonista. E’ partito tutto molto tardi. Dopo giurisprudenza, ha incontrato Paolo Rossi che ha totalmente cambiato la vita. Nella prossima stagione teatrale sarò in tournée con lui.

Alla tua professione di attore affianchi anche quella di clownterapeuta per la fondazione Dottor Sorriso” nei reparti di oncologia pediatrica e fibrosicistica degli ospedali di Milano. Cosa provi a fare questo?

Il clown è stata la scintilla che ha cambiato la mia vita, il mio primo approccio lavorativo è nato con il clown. La clownterapia invece è iniziata da un ingaggio per andare in Burkina Faso a far spettacolo e a tener workshop in orfanotrofi. Rientrato da questa splendida esperienza ho iniziato a collaborare abitualmente con la Fondazione dottor sorriso. Credo si possa definire un lavoro nobile dove non si può mai recitare o fingere, per essere un clown che funziona soprattutto in quei contesti devi accettare di essere vero. Io la vivo inoltre anche come palestra per continuare a improvvisare anche in situazioni meno comode.

Il sorriso nella vita è importante? Perché?

Nella vita credo che la libertà sia la cosa più importante, libertà di scoprire le proprie emozioni e talenti, se poi queste emozioni sono positive e fanno nascere sorrisi credo che sia l’inizio di una bella vita. A volte comunque anche un pianto può liberare.

Nel tuo mestiere, hai incontrato personalità del calibro di  Dario Fo, Enzo Jannacci e Paolo Rossi. Cosa rappresentano per te? Come definiresti ognuno di loro?

Dario Fo, Enzo Jannacci, Paolo Rossi in particolare rappresentano insieme a Gaber e a tutta la comicità milanese degli anni 70/80/90: i miei luminari e i miei maestri. Paolo in particolare, visto che mi ha cambiato la vita prendendomi a lavorare con lui e permettendomi di rubargli il suo mestiere: non c’è cosa più bella che andare in bottega da lui, ovvero in teatri pieni dove il pubblico non manca mai. Per Dario Fo ho lavorato il giorno del suo 80° compleanno come clown e non dimenticherò mai quel giorno, eravamo uno dei regali fatti a quella festa: indimenticabile un ballo con Franca Rame. Di tutti stimo la generosità di donare la loro vita all’arte. Vivere in continuo pensiero di come raccontare il momento storico in cui siamo.

Dal 2011 sei molto conosciuto per “Il Terzo Segreto di Satira”, con cui ha lavorato per La7, Sky, Rai e LaEffe. Per chi ancora non lo conosce, come lo presenteresti?

E’ un collettivo di 5 registi e autori che, circondati da diversi attori, provano a far riflettere sulla politica italiana usando la satira. Usano metafore politiche per parlare della vita umana come nei film, metafore di vita umana per parlare di politici, come nei più di sessanta video che ci sono online.

I tuoi prossimi progetti?

Per ora sono in prova con Paolo Rossi con lo spettacolo “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” che debutta a giugno a Milano e da ottobre inizia a girare l’Italia. Mi sveglio la mattina in attesa di sapere se mai gireremo un nuovo film o se il cinema mi offrirà nuove oppurtunità rilanciando nuovi sogni. (la foto in primo piano di Marco Ferrari).