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Riprendere “La strada di casa”. Intervista a Francesco Arlanch

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Non è la prima volta che Francesco Arlanch tiene incollati milioni di telespettatori. Recentemente abbiamo visto “Sotto copertura 2”, la fiction campione d’ascolti targata Rai1 per la quale ha firmato la sceneggiatura. In queste settimane stiamo vedendo “La strada di casa”, la serie tv che racconta la nostalgia di una felicità passata e la speranza di una seconda occasione. Protagonista indiscusso è Alessio Boni che interpreta Fausto Morra, un padre di famiglia che possiede un’azienda agricola in una località del Piemonte. Lo stesso resta coinvolto in un incidente automobilistico entra in coma. Si risveglia dopo cinque anni e, avendo perso la memoria,  non ricorda quasi nulla del suo passato. Ben presto scoprirà che la realtà intorno a lui è profondamente cambiata. La fiction è di sei puntate diretta da Riccardo Donna; la produzione è  a cura di Rai Fiction e di Casanova Multimedia.

A breve, vedremo su Rai1 “La strada di casa”. Per questa fiction hai firmato la sceneggiatura. Ci sono stati motivi particolari per i quali hai detto di sì a questa fiction?

La strada di casa nasce da una mia idea di più di quattro anni fa. Era il febbraio del 2013 e presentai alla Casanova, la casa di produzione di Luca Barbareschi, il progetto di una serie Tv che raccontasse la storia di un padre di famiglia che, dopo alcuni anni di coma, si sveglia, torna a casa e scopre come la vita della sua famiglia e dell’azienda di cui era proprietario è radicalmente cambiata… La Casanova presentò il progetto alla Rai, che accettò di svilupparlo. A quel punto, con l’aiuto di un fantastico collega, Andrea Valagussa, ho scritto i soggetti di tutti gli episodi. Poi, per una parte dello sviluppo delle sceneggiature di singoli episodi, sono stati coinvolti anche altri autori. Mi sono chiesto da dove fosse spuntata quell’idea. E, riflettendoci, mi sembra di aver capito che con quell’idea avevo inconsciamente provato a esorcizzare due paure profonde: quella di invecchiare (allora mi avvicinavo alla soglia dei quarant’anni…) e di non riuscire a essere un buon padre quanto avrei voluto (ho tre figli, due maschi e una femmina…). La storia di Fausto, nella sua essenza è questa: la seconda occasione per un uomo che si accorge di aver fatto degli errori di cui tutti i suoi familiari stanno pagando le conseguenze.

Perché questo titolo?

Il primo titolo era “Dad is back”, (Papà è tornato), perché la serie aveva una maggiore componente di commedia. Nello sviluppo, però, la serie è diventata un vero e proprio thriller psicologico. Perciò cercavamo un titolo che fosse evocativo di un protagonista che si è perduto e che cerca di ritrovare l’orientamento, per il bene della sua famiglia. Da qui, ho pensato che La strada di casa fosse il titolo giusto.

Il protagonista di questa storia di vita è Alessio Boni. Perché proprio lui? Ha qualità diverse rispetto ad altri interpreti?

Io sono bergamasco e, per questo, l’ambientazione che avevo immaginato per la serie era una grande azienda agricola bergamasca, una di quelle fattorie in mezzo a sconfinate distese di mais che io conosco bene e che al pubblico possono ricordare certi panorami del Midwest americano. Per questa ragione, fin dall’inizio, per me e Andrea il protagonista doveva essere Alessio Boni: un grande attore, con un carisma da eroe western e, in più, bergamasco. Per ragioni produttive si è poi deciso di girare nella campagna piemontese (visivamente molto simile a quella bergamasca), ma Alessio Boni, con nostro grande entusiasmo, ha comunque accettato di interpretare il protagonista…

Chi è Fausto Morra?

E’ un uomo tutto d’un pezzo. Una specie di Clint Eastwood a capo di una grande azienda agricola da cui dipendono decine e decine di famiglie. Ma, a poco a poco, scopriremo che Fausto ha un’incrinatura profonda. Perché nel suo passato ha stretto una sorta di “patto con il diavolo”. L’incidente e il coma che ne segue sono la conseguenza di quel patto sciagurato e l’occasione di rimediare.

Un uomo in coma che si risveglia e che trova tutto cambiato. Ci racconteresti  un pochino del prima e magari anche del dopo?

Fausto è un allevatore all’antica. Nella sua azienda ci sono centinaia di capi bovini, da nutrire con un’agricoltura intensiva per poi destinarli alla macellazione. Quando si risveglia dopo cinque anni di coma trova un’azienda completamente rivoluzionata dalla moglie e dal figlio maggiore: niente più allevamento e monocoltura intensiva, e al loro posto coltivazioni variegate e tutte biologiche. E, al posto delle stalle, sale per ricevimenti e matrimoni…

A Fausto Morra viene data dalla vita vita una seconda opportunità. Con la memoria si può recuperare il passato che non si è vissuto?

La nostra identità è narrativa: siamo la storia che ci raccontiamo di noi stessi. E la memoria è la matassa da cui prendiamo il filo con cui tessiamo questa trama. Una memoria ferita non ci fa perdere solo dei ricordi: cambia la nostra identità. Recuperare i ricordi, o vederli sotto una nuova luce, cambia la forma di noi stessi nel presente. E condiziona il modo in cui guardiamo al nostro futuro.

Tante le tematiche affrontate: la nostalgia, la felicità, il ritornare, la speranza, il presente e il passato. In che modo vengono affrontate?

Sì, La strada di casa ha offerto a me e ad Andrea la possibilità di toccare tanti temi importanti e interessanti. Ma soprattutto ci ha permesso di farlo in modo emozionante, con una storia “di genere”. La strada di casa è un vero thriller, in cui il protagonista è vittima e al tempo stesso carnefice. Un vero western in cui la frontiera attraversa il cuore dei personaggi. Una vera love story, che alimenta l’impresa epica di un uomo e di una famiglia.

Qual è, secondo te, la vera strada di casa?

Quella che ci riporta dentro noi stessi, in quella parte silenziosa del nostro cuore dove avvengono le cose più preziose e importanti: i nostri sogni, l’amore per i nostri cari, il dialogo con Dio.

Cosa ti piacerebbe arrivasse al grande pubblico de “La strada di casa”?

L’emozione di scoprire che non si è mai troppo persi, o troppo lontani, per rimettersi in cammino e tornare a quella casa che, forse, abbiamo abbandonato tempo fa.

I tuoi prossimi progetti?

Stanno completando le riprese della seconda stagione di “Medici”, la serie internazionale campione di ascolti della scorsa stagione, per Rai e Netflix. Ho scritto due episodi per questa seconda stagione, che racconta la vita di Lorenzo il Magnifico, e ora sto scrivendo un episodio per la terza stagione. Poi sarà presto in onda anche la seconda stagione di “Non dirlo al mio capo”, con Vanessa Incontrada e Lino Guanciale, per la quale ho scritto sei episodi, sotto l’head writing di Elena Bucaccio. E ci sono diverse altre serie in via di sviluppo.

Giulia Farneti

Giulia Farneti nasce a Cesena il 16 gennaio del 1989. Ha collaborato per due anni con il quotidiano Infooggi occupandosi di attualità e di criminalità organizzata, aprendo anche la rubrica settimanale “Così è (se gli pare)” di cui era anche responsabile con Alessandro Bertolucci. Per quasi altri due anni, ha scritto per il quotidiano La Nostra Voce occupandosi di cinema, teatro e televisione, le sue grandi passioni. Ha sviluppato una vera e propria coscienza antimafia, riuscendo a far approvare nella sua provincia quattro conferenze per sensibilizzare la cittadinanza alla cultura della legalità. mail: [email protected]

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