Mascherine Made in Sud, le aziende ci credono. E le istituzioni?

  • Diverse aziende del Sud sono state impegnate nella produzuione di dispotivi di protezione
  • Parte della produzione è stata convertita per rispondere a esigenze interne ed esterne
  • Appello alle istituzioni per un maggiore dialogo con queste aziende

Mentre esplodono le polemiche sulla gestione dei dati covid in Sicilia e parte del meridione resta sotto la media nazionale per l’andamento delle vaccinazioni, esiste un Sud che contribuisce attivamente alla lotta contro la pandemia. Si tratta di tutte quelle aziende che hanno convertito parte della propria produzione per fornire strumenti di protezione individuale, soprattutto mascherine Made in Sud.

Dispositivi di protezione essenziali per le imprese

Nel corso del lockdown ci sono state due emergenze: la pandemia in corso e l’assenza di dispositivi di protezione. Ordinare le mascherine dall’estero costava ormai troppo, soprattutto per le imprese che avevano bisogno di questo tipo di prodotti per poter continuare il proprio lavoro.

È il caso di Cappello Group, che opera a Ragusa nel settore dell’edilizia e dei metalli. “Mi sono fatto due conti, tanto valeva investire e produrseli da sé”, ha spiegato Giorgio Cappello, l’amministratore del gruppo, a Repubblica. Parte degli spazi e dei dipendenti sono stati adibiti alla fabbricazione di un tipo di mascherina made in Sud riutilizzabile e dai filtri intercambiabili.

Le esperienze delle aziende in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia

Come Cappello, sempre in Sicilia si sono alzati le maniche le aziende del Distretto Meccatronica di Mineo e Ro.Ga ad Enna. Ma l’estate ha portato anche i frutti del lavoro di “Gli artigiani del riposo”, “Alessandro Pagano”, “Moda Service” e “GLF” in Calabria, o anche la Nuova Erreplast in Campania. Caso ancora più particolare quello pugliese, dove ad agosto 2020 a Bari ha iniziato a lavorare una fabbrica pubblica di mascherine made in Sud, tute e camici.

L’appello alle istituzioni

Esperienze imprenditoriali che di certo hanno portato molto orgoglio a chi le ha portate avanti. Ciò, però, non vuol dire che siano sempre state fortunate. Se, infatti, le mascherine ffp2 e il liquido igienizzante di Nuova Erreplast sono arrivati sul palco e dietro le quinte del Festival di Sanremo 2021, l’azienda di Marcianise non ha avuto fortuna nel pubblico. È considerata tra i Top Supplier in Europa (e riesce a portare a termine il prodotto senza affidarsi ad aziende terze), tant’è che: “Abbiamo incrementato di venti unità il numero di dipendenti e ci sarebbero i margini per ulteriori nuovi posti di lavoro all’interno della nostra azienda”, come ha raccontato Domenico Raccioppoli a EconomyMagazine. “Se solo le istituzioni fossero più propense al dialogo e, anziché portare soldi in Cina per acquistare dpi farlocchi, decidessero di acquistare dpi di produzione interamente italiana, dalla materia prima al packaging”.

Un’esperienza simile a quella di Giorgio Cappello a Ragusa: “Noi a maggio abbiamo avviato la produzione, con tanto di certificazione, ma invece il governo ha comprato da società di avventurieri nate sul momento”.

Il Distretto Meccatronica Sicilia

Un trend in contrasto con le più recenti notizie, che riportano che i dispositivi di protezione e sanificazione del Distretto Meccatronica Sicilia saranno utilizzati all’interno delle scuole, università ed enti di formazione dell’isola. Con, anche in questo caso, una certa attenzione alla qualità: “Con orgoglio possiamo dire che la competenza, la tecnologia e i Dpi ‘made in Sicily’, grazie a questa firma, vengono messi a disposizione del corpo insegnanti, degli studenti siciliani e del personale scolastico – ha dichiarato Antonello Mineo, presidente del gruppo – Soprattutto in questo momento storico, in cui si stanno sviluppando indagini sulla validità di alcuni dispositivi prodotti.”

(Foto da https://www.dropmask.it/)


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