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Pigmento, storia di una startup nata da una reazione allergica
06 Mar 2022 07:51

L’idea dietro alla startup Pigmento non è per niente nuova. Ma forse è proprio per questo che ha successo. Il riutilizzo dello scarto alimentare permette ai giovani startupper di creare coloranti totalmente naturali, proprio per questo perfetti per essere usati a contatto con la pelle, ad esempio in cosmetica.

Da un’idea vecchia come il mondo, dunque, si riesce a creare un prodotto non solo innovativo, ma anche sostenibile. Soprattutto considerando che, secondo una stima fatta dalla Coldiretti, ogni anno nel mondo verrebbe sprecato quasi 1 miliardo di tonnellate di cibo (il 17% di tutto quello prodotto).

Pigmento, la startup nata da una reazione allergica

Tutto ha inizio in Basilicata. Un giorno Miriam Mastromartino si trucca, ma il colorante chimico presente nel prodotto le causa una reazione allergica grave. Un po’ per sfinimento e un po’ per spirito imprenditoriale, decide così di rivolgersi ai fratelli Vincenzo e Selena, coi quali nel 2016 darà vita alla startup Pigmento.

I fratelli Mastromartino così iniziano a studiare gli scarti alimentari per capire come i rifiuti organici possano essere riutilizzati in ambito cosmetico. Bucce di cipolle, fondi di caffè, spinaci, mosto di Aglianico, bacche di Sambuco: queste sono solo alcune delle materie prime alla base dei loro studi.

L’idea non è solo quella di creare un prodotto naturale e anallergico. L’obiettivo è anche quello di creare una virtuosa economia circolare che, però, abbia un forte impatto sul locale. Da qui nasce un vero e proprio asse tosco-lucano: gli scarti agricoli provenienti da Melfi (Potenza) vengono trasportati a Montespertoli, in Toscana. Lì c’è ad attenderli Vincenzo Mastromartino, che lavora come chimico.

Come funzionano i coloranti di Pigmento

I coloranti prodotti nella sede toscana, poi, nella loro forma finale sono in polvere pura. I colori sono intensi ma privi di alcun additivo. Le aziende che li acquistano li scelgono proprio per questo. Eppure non sono soltanto le imprese nel settore della cosmetica o la detergenza.

Negli ultimi anni, infatti, diversi sono stati i contratti anche nell’ambito della bioedilizia, settore che di questi tempi sta acquisendo sempre maggiore mercato e che grazie all’utilizzo dei prodotti naturali può evitare di inserire nei propri prodotti additivi chimici ricavati dal petrolio.

E c’è un motivo. “Ci rivolgiamo alla bioedilizia, alla cosmetica e alla detergenza, perché sono settori che utilizzano poche quantità di colorante per la colorazione delle loro basi. Siamo ancora in una fase di ricerca perché vogliamo realizzare altri tipi di coloranti con ulteriori matrici vegetali per ampliare la nostra gamma di colori” ha spiegato infatti Miriam Mastromartino a Ricicla News.

Esempio di colorante derivato dagli scarti di spinaci

Pigmento oggi: quali sono stati i risultati

Oggi Pigmento è un’azienda che ancora deve crescere molto, ma che ha buone potenzialità nel proprio ambito. Questo genere di aziende richiede un lungo percorso di ricerca, in modo tale da fornire il più elevato livello qualitativo possibile. Nello specifico, poi, Pigmento lavora anche per incontrare la domanda dal punto di vista delle colorazioni che riceve dai propri acquirenti. In tal senso il progetto è stato fin da subito supportato anche dal Dipartimento di Chimica dell’università di Firenze.

Ad oggi Pigmento ha vinto 5 premi, di cui uno che ha permesso ai tre giovani imprenditori l’accesso ad una fase di accelerazione organizzata da SeedUp. I partner della startup sono 10 e, soprattutto, più di 9000 i chili di scarti lavorati e riciclati.


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