';

Resto al Sud… con un ricordo: 1978, Foggia-Napoli

Erano le 13.00 del 9 aprile del 1978. L’amico si presentò puntuale. Direzione Foggia: Stadio Zaccheria.

L’auto era una capiente Mercedes, con i motori diesel di un tempo, quindi comoda ma un po’ rumorosa. Dentro sedevamo in quattro. Ero entusiasta per un doppio battesimo: mi era concesso di vedere per la prima volta una partita di serie A e nel contempo il Napoli, squadra della città natia. Per mio padre, invece, era l’occasione di vedere dal vivo il Foggia, per cui tifava.

Nessuna rivalità. I punti in palio? Credo che nemmeno conoscessi la classifica.

Dopo più di un’ora di SS 17 Campobasso-Foggia, arrivammo nei pressi dello stadio. Ad attenderci vi era un amico di Roccaraso, foggiano, che aveva i nostri biglietti per i distinti dello stadio.

Era un gioco del calcio diverso, non vi erano le organizzazioni attuali, dunque l’esasperata l’attenzione alla pubblicità, al merchandising, il tifo organizzato, gli steward, i tornelli. Ricordo invece una grande confusione, un brulicare festoso, capannelli improvvisati, panini imbottiti, gente vociante, tanti autobus, bancarelle che trapuntavano lo spazio. Un piazzale immenso, mosso dal ritmo degli astanti.

Dopo aver raggiunto l’entrata, mi trovai con sorpresa al cospetto di uno stadio pieno, in ogni ordine di posto. Non si scorgeva alcuna macchia libera. Credo che quel giorno fossimo più di 20.000. Io presi posto nella parte centrale dei distinti.

Per riferirci alla partita ed usando dei dati evinti in sede di scrittura, mancavano cinque giornate alla fine del campionato. Al Foggia servivano punti per rimanere in A, al Napoli per partecipare alla Coppa Uefa. Dirigeva il blasonato Paolo Casarin.

La partita cominciò con una mancanza di azioni convinte. Era tutto un po’ casuale. La palla era tenuta prevalentemente dal Foggia ed io ero meravigliato che il Napoli non attaccasse quasi mai. Meravigliato e deluso dallo spettacolo. Ed avvertivo che la sensazione era condivisa. Infatti il commentatore Rai della sede di Bari, Ignazio Schino, a Domenica Sprint, nel pomeriggio, parlò di un partita affannata e confusa.

In campo scopriamo diverse sorprese. Il Napoli schierava il giocatore più costoso della storia della serie A, sino ad allora: Beppe Savoldi. In porta ricordo Mattolini, un portiere che quattro anni dopo lo ritroviamo nella porta del Foggia. Stagione 1882-’83.

In campo anche Massimo Braglia. Che per tre anni, dal 1973 al ’76 era stato un importante giocatore del Napoli, poi approdato nel capoluogo pugliese.

Ma la vera sorpresa, apparsa rivedendo le immagini in bianco e nero, è che il Foggia schierava in campo due giocatori che poi diventeranno grandi protagonisti della serie A. Parliamo di Nevio Scala e Luigi Del Neri. Il primo, proveniente dal Milan, giocò dal 1976 al 1979, il secondo dal ’75 al ’78. Del Neri, nella sua carriera da allenatore, ha allenato anche la Juventus. Scala ha guidato il Parma dei miracoli, che condusse dalla B ai vertici del calcio europeo, poi Borussia Dortmund, Spartak Mosca, Besiktas, Saktar Donec’k.

Ricordo che uno dei giocatori più amati dai foggiani sugli spalti, era Pirazzini, il capitano. Insieme all’allenatore Puricelli. Poi vi era Nerio Ulivieri, cugino del più famoso Renzo.

Nel Napoli i più rappresentativi erano Carlo Juliano, il capitano e Giuseppe Bruscolotti, due pezzi di storia.

Mancavano sei anni al Napoli di Maradona. E l’emblema era “il ciuccio”, con un tifo proverbialmente numeroso, variopinto e folkloristico.

In fondo ero ansioso di vederlo. Ma vi erano solo un migliaio di persone che creavano una grande confusione in una curva. Si muovevano di continuo, gridavano cose a me incomprensibili e tiravano fuori striscioni che poi scomparivano di colpo.

La curva del Foggia mi era più distante. Una serie di tamburi lanciavano nell’aree il loro ritmo, ma vedevo solo le bacchette sbattere, perché tutto si perdeva nel vociare generale. Da una parte e dall’altra poche bandiere. Il cielo era scuro e piovve a tratti. Avevo l’ombrello, protagonista di un particolare che narrerò.

Il Foggia si produsse in tre di tiri pericolosi, uno in particolare di Del Neri. A seguire Bordon e Iorio. Poi il vantaggio, con un forte tiro improvviso di Aldo Nicoli. La rete di Mattolini si gonfiò.

Il Napoli non ebbe alcuna reazione particolare. Per molto tempo si continuò con batti e ribatti a centrocampo. Ma quando si pensava ad un 1 a 0 finale, ecco che da un calcio d’angolo battuto dai partenopei, vedo la palla finire in porta. Francamente non avevo capito come. In sede di visone successiva del filmato, Savoldi aveva colpito il pallone quel tanto da dirigerlo in porta.

Non esultai, se non con un colpo di ombrello, battuto per terra. Ecco il particolare sull’ombrello.

Poi l’arbitro fischiò e ci avviamo all’uscita. Io silenzioso scendevo gli scaloni. E d’un tratto vidi due bambini davanti a me, che sventolavano delle bandierine azzurre. Erano proprio piccoli e mi meravigliai che  già frequentassero uno stadio in trasferta.

All’esterno appuntamento con il caos. Vi era la corsa a guadagnare i pullman. E vedevo nelle facce lo specchio di una partita amorfa  (potete rivederla nel filmato dell’epoca).

Infatti me ne tornai a casa con la sensazione che la serie A non fosse così  tecnica o scenica, come credevo. Chi avrebbe immaginato, che quello stadio, sarebbe diventato il palcoscenico di una delle squadre più spettacolari di sempre? L’epopea di Zemanlandia.

Chi avrebbe immaginato che quella squadra senza sussulti, sarebbe stata poi “diretta” dal più geniale giocatore del mondo? Maradona.

Comunque ho scritto questo pezzo non per parlare di calcio, ma solo per riesumare un ricordo, che serve ad evocare un’atmosfera d’altri tempi, descritta senza cedere nulla alla retorica. Una partita di 42 anni tra due squadre del Sud. Resto al Sud.


Dalla stessa categoria

Lascia un commento