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Giuseppe Micali, il siciliano che anticipò le innovazioni di Facebook

  • Giuseppe Micali nel 1990 aveva pubblicato una teoria sulla decodifica del linguaggio cerebrale
  • Una teoria molto simile è stata oggi finanziata da Zuckerberg, CEO di Facebook
  • Micali vorrebbe collaborare al progetto di Facebook

“Un’intuizione tecnologica” che oggi è tra i nuovi progetti di Facebook. È quella di Giuseppe Micali, che nel 1990 ha pubblicato una teoria sulla decodificazione del pensiero attraverso l’elettromiografia. E proprio per questo chiede a Mark Zurckerberg di riconoscere il suo lavoro e collaborare al progetto.

Dalla fantascienza alla realtà: la teoria di Micali

Trent’anni fa sembrava fantascienza, oggi è tutto contenuto in un braccialetto. Mark Zuckerberg, infatti, nel 2019 ha acquistato l’azienda Ctrl-Labs, che crea sistemi che permettono di comandare i computer con gli impulsi cerebrali. Nello specifico, i segnali del sistema nervoso periferico, come quelli che passano – appunto – dal polso.

Tutto questo, però, non è una novità. Era il 1990 quando Giuseppe Micali, ex professore di disegno anatomico all’Università di Messina ed oggi direttore responsabile della Rivista Italiana di Genetica e Immunologia Pediatrica, espose per la prima volta la “Teoria sulla decodificazione del linguaggio cerebrale, l’ipotesi per la trasmissione di informazioni tra cervello e calcolatore”. Ne scrissero alcune riviste accademiche e giornali, e il docente ne parlò ancora in alcuni congressi in Italia ed America.

Si è trattata di un'”intuizione tecnologica”, come la chiama Micali, ma che ai tempi sembrava fantascienza. Spiega infatti: “Fu il dottor Pasquale Notti a crederci per primo, mi diede la benedizione pubblica e fu da allora che cominciai a parlarne in alcune interviste”.

Micali: “Zuckerberg, collaboriamo”

“A me non interessano dei soldi da Facebook – ha raccontato Micali – Io voglio collaborare, perché si tratta della seconda ditta al mondo che parla delle stesse cose che avevo detto io anni fa”. Quando ha letto la notizia del progetto di Zuckerberg, non si è arrabbiato: “Mi sono compiaciuto, è stata una cosa bellissima quella che ha fatto, perché io non ho mai avuto i fondi per finanziare un progetto del genere”.

Le idee, tra l’altro, non mancano: “Oggi quello che ho detto si può ulteriormente trasformare, creando per esempio dei bisturi elettronici che non tremano, come invece una mano potrebbe fare”. Un’altra teoria farebbe uso degli Oculus, anch’essi ormai proprietà di Facebook. “Si potrebbe usare una specie di solletico elettrico digitale per bloccare l’accorciamento della parte terminale dei telomeri per rigenerare i tessuti, magari facendo uso di un microscopio in realtà aumentata”.

Dal riconoscimento verbale a un sito in Braille

Altre intuizioni, invece, l’ex professore le ha già rese una realtà. È il caso di Adamo 9001, antesignano degli odierni assistenti vocali, che già nel 2008 dimostrava la fattibilità di un software di riconoscimento verbale. Ai tempi fu presentato a San Giorgio di Gioiosa Marea, provincia di Messina. Un “piccolo tassello al balzo verso l’intelligenza artificiale” raccontato in un convegno di stampa scolastica dello Stretto.

“Una notte, invece, mi svegliai dopo aver sognato di ricodificare l’alfabeto Braille – racconta ancora Micali – per permettere alle persone non vedenti o ipovedenti di scrivere il proprio libro al computer e stamparlo con una stampante braille”. E da qui è nato un sito “parlante” che permette alle persone cieche di leggere sul display Braille, ascoltare o stampare pagine e articoli.


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