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Il poeta Franco Arminio e la “paesologia” del Sud

  • Il Sud visto dagli occhi del poeta e scrittore campano
  • “Il processo di spopolamento è ancora attivo”, lancia l’allarme Arminio
  • “Gli Stati e le istituzioni devono sostenere gli innovatori”

Il Sud (e i suoi paesini) attraverso gli occhi di Franco Arminio, poeta e scrittore che da anni racconta il nostro Paese. Nei prossimi mesi in arrivo un libro di fotografie del suo paese natale, Bisaccia, e uno di poesie.

I paesologi, studiosi con uno sguardo all’avvenire

Paesologo, non paesanologo. Senza offesa per i paesanologi, sia chiaro. È così che si presenta Franco Arminio, poeta e regista campano, che della sua “paesologia” ha fatto ragione di vita. Non si tratta d’altro che dello studio e la tutela dei paesi nella loro realtà presente, con un interesse alla loro tutela in visione del futuro. Diversa invece la paesanologia, che è lo studio appassionato del singolo paese: “C’è almeno un paesanologo in ogni località – spiega lo scrittore – è lo storico locale, forse un po’ nostalgico”.

Uno sguardo all’avvenire che si mostra anche nella lotta allo spopolamento dei comuni, che Arminio porta avanti da anni.

L’allarme di Franco Arminio: paesi sempre più abbandonati

“Il processo di spopolamento è ancora attivo”, lancia l’allarme Arminio. Un movimento che coinvolge tutto lo Stivale, ma che pesa particolarmente al Sud. “Purtroppo non ci sono politiche attive per la tutela dei paesi”, continua.

Tra le cause principali dell’emigrazione ci sono l’assenza di lavoro e di sviluppo. Il covid non ha aiutato e i piccoli comuni sono sempre più indebitati, come segnala l’agenzia Moody’s. Una delle politiche che potrebbero essere d’aiuto, la fusione di piccoli comuni e la collaborazione tra le amministrazioni locali, esiste da anni, ma la sua attuazione è stata prorogata fino a termine del 2021 (si tratta della settima proroga).

Il sogno di paesi vivi, anzi, “arieggiati”

“Ai paesi ormai manca l’eros – spiega sorridendo il poeta – Così la loro esistenza rimanda sempre un po’ alla morte: l’unico manifesto che si vede per le strade è quello funebre”. Per un giovane del Meridione l’atmosfera del piccolo centro può finire per essere inospitale. “Ma è anche vero che la grandezza di una città è un abbaglio: dieci ragazzi in un paese fanno la differenza, ma a Berlino non aggiungono niente”.

“Bisogna arieggiare i paesi”, un po’ come si fa con una stanza chiusa. La soluzione alla chiusura e la claustrofobia di questi centri abitati, secondo Arminio, sta nel risolvere quelle che lui chiama le “comunità pozzanghera”, stagnanti e repulsive rispetto a chi cerca il nuovo. “Gli Stati e le istituzioni devono sostenere gli innovatori”.

Cos’è cambiato: il ricordo del Sud

Scrittore da sempre, Arminio ha spesso raccontato il passato dei luoghi in confronto al presente (come nel libro “Lettera a chi non c’era”). “Una volta c’era la desolazione della miseria, oggi c’è la miseria della desolazione: ci sono belle e grandi case, ma sono spesso vuote”. Un’esperienza vissuta sulla sua stessa pelle, vedendo le strade del suo paese, Bisaccia (provincia di Avellino), diventare sempre più vuote anno dopo anno.

Ma nella storia del nostro Paese ci sono state tante occasioni perse. È il caso del terremoto d’Irpinia, che ha portato all’accelerarsi dell’emigrazione dal territorio di Campania e Basilicata. “Nonostante i tanti soldi spesi non si è riusciti a creare un’economia che andasse al di là della semplice ricostruzione”.


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