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Quell’ex assessore alla cultura che ora fa il volontario nella biblioteca dell’ospedale

Arrestato De Fanis, assessore alla cultura della Regione Abruzzo goloso di tutto, a quanto pare, fuorché di cultura.

Ma non sarebbe poi una grande novità.


Io c’ero, una decina e rotti d’anni fa, a una memorabile edizione del premio Penne, della buonanima di Igino Creati, ospite Umberto Eco, per una retrospettiva a tutto campo su di lui.

E ricordo benissimo la lectio (s)magistralis dell’assessore regionale alla cultura di allora, di cui si son perse le tracce, allorquando, nel salutare l’autore de “Il nome della rosa”, gli si rivolse così, formidabilmente: “Caro Eco, io ho letto tutti i suoi libri (frattanto i palloni volteggiavano giulivamente nell’aria, ndr), e in particolare ho letto e riletto “Il pendolo di Foucault” (l’ineffabile assessore alla cultura dell’epoca, con delega agli affari forastici, lo pronunciò esattamente così, alla lettera, per l’imbarazzo vertiginoso e la gioia postuma di noi astanti: “Fou-ca-ult”, anzi lo ripeté fieramente due volte, “Fou-ca-ult”, mica “Focò”, “fregnò!”)”… Eco trasecolò assuefatto.

Ma la nostra Regione, o meglio, Pescara, ha anche conosciuto almeno un assessore alla cultura che davvero sapeva il fatto suo; uno che amava veramente le cose, i fiori e i sussulti della cultura, come motore e ricognizione di progresso e libertà; uno che certamente non ha mai rubato nulla, nemmeno come vaghissimo retro-pensiero (al massimo si sarà bevuto un rosso di troppo nel corso di qualche vernissage, visto che al chiuso non si può più fumare in analogico).

Si chiamava, si chiama Adelchi De Collibus, e oggi prosegue la sua opera come volontario nella biblioteca dell’Ospedale di Pescara.

Così, giusto per ricordarlo.

Anni fa gli dedicai questo scritto affettuosamente satirico.

Adelchi era assessore alla cultura da un annetto.

“Tutto ebbe inizio a giugno, allorché mi insediai nella carica di assessore alla cultura…”.

Finalmente una persona di cultura a vestire i panni dell’assessore alla cultura. Finalmente un tizio che, se c’è da inaugurare un cineforum, non si dà per malato (indigestione di scampi era, nel passato prossimo, la giustificazione ufficiale).

Un uomo moderato e mite che risolleverà, con la sola forza del buon senso e delle idee, una barca che faceva acqua da tutte le parti.

Il rilancio della grande umiliata e offesa, la Cultura, si sarebbe iscritto nell’ordine naturale delle cose. La solenne promessa di cambiamento venne del resto alimentata di persona, fissando asceticamente la telecamera, dal sindaco di noi tutti.

Noi alternativi di sinistra ne approfittammo per spararci l’ennesima canna. Il fumo del rinascimento, l’erba, svoltata, della svolta.

“Mica lo sapevo che a Pescara, città intellettualmente vitalissima, ci sono duecentocinquanta associazioni culturali. Senza conteggiare le frazioni, le minoranze interne, le rifondazioni. Una parola. Tutte a reclamare la loro fetta di torta. Ma quale torta. Il biscottino della casa semmai. E voi antineoliberisti, non vi surriscaldate subito, io ve li troverei pure i vostri luoghi non omologati per la produzione di Senso, intanto consentitemi di terminare il mio arioso ragionamento”.

“A quanto ammonta il bilancio per la cultura inverno-primavera dilatata? A 25 mila lire, signori miei. Credetemi: il bilancio medesimo, in crisi d’identità per la tremenda mortificazione subìta, ha rifiutato di convertirsi all’euro. Però – mi ha rassicurato la mia maggioranza – in futuro saranno reperiti miliardi, e io non dovrò più pagarmi di tasca mia persino le telefonate all’Ente Manifestazioni Pescaresi per declinare gli inviti ai Cin Cin Là e alle commedie d’essai con Nino D’Angelo…”.

“Pronto? Chi parla? Si rilassi come me, dottore plurimo. O è pittore, o è attore, o è dannunziano (“dannunzista!”), o è la prima firma della terza pagina, o è Rotary, o è Lion’s”.

“Meno male che, in Comune, posso contare su tanti amici. Il mio fido braccio destro, Giustino “arrosticino e vino”, è un autentico pierino; non fa che sparare, durante la pausa-caffé, i fuochi d’artificio avanzatigli dalla Regata dei Gonfaloni dello scorso anno. Ieri l’ho beccato mentre iniettava del limoncello nella mia acqua di rubinetto in bottiglia. L’altro mio collaboratore è un camerata convinto, che postula che la cultura è roba da rockettari smidollati barbari asociali e abortisti, che Lui ascolta Wagner e Pappalardo e ride col Bagaglino. E spara certi maleodoranti petardi!”.

“Non ce la faccio più. Sono mesi che un’anziana poetessa che pubblica, non vendendo una copia, per Tracce, mi si apposta sotto casa. Mi fa pure i ceppetti. Reclama centomila euro per uno spettacolo teatrale di beneficenza a favore delle velone di d’Annunzio. Con un volantino di rivendicazione fatto recapitare alla redazione di 2Night, ha minacciato di spogliarsi durante uno dei prossimi convegni, con dj-set, di esegesi sulla Divina Commedia Oggi”.

“Adè, mi metti in bilancio 40 mila euri per Natale? Abbiamo un tenore internazionale, facciamo Piero Mazzocchetti and friends!”. “Aumma-aumma”.

“Uei, assessore robespierre, guarda che con gli altri abbiamo sempre fatto così. E parla meno pizzuto. Torna un po’ sul pianeta terra, amico frizz”.

“This is Pescara, mica Firenze”.


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