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Maschio Angioino, l’austero castello di Napoli dal prezioso tesoro nascosto

  • Il Maschio Angioino è una fortezza che incanta tutti e che non smette di stupire persino gli stessi napoletani
  • Nei suoi sotterranei è stato rinvenuto di recente un tesoro artistico dimenticato
  • Circa 400 opere antiche tra cui dipinti, parti di arredamento e varie sculture

Possente, maestoso, austero, simbolo della bella città di Napoli, il Maschio Angioino è una fortezza che incanta tutti e che non smette di stupire persino gli stessi napoletani. Biglietto da visita della città partenopea, questa antica fortezza angioino voluta da Carlo I d’Angiò, venne costruita a partire dal 1279.

A distanza di così tanto tempo, recentemente, il castello napoletano torna a far parlare di sé. Nei suoi sotterranei, infatti, è stato rinvenuto un vero e proprio tesoro artistico dimenticato da decenni. Dipinti, sculture e vari oggetti di pregio sono stati ritrovati nella fortezza angioina che da secoli fa da guardia alla città.

Il nome esatto di questa fortezza è Castel Nuovo ma da tutti è conosciuto semplicemente come Maschio Angioino. Sapete perché si chiama così? Il termine“mastio o maschio” anticamente designava le torri principali dei castelli, inoltre la parola “maschio” sottolineava la possenza della sua struttura. L’aggettivo “angioino”, invece, indica la dinastia del re che decise di edificarlo.

Arte, storia e mistero hanno dato vita ad una struttura diventata uno dei principali luoghi da visitare a Napoli. Oggi sede del museo civico, nel corso della sua storia ha ospitato personaggi illustri ospiti della corte reale o in visita ufficiale nella città. Tra i nomi più importanti spiccano sicuramente quelli di Giotto, Petrarca e Boccaccio.

Storia del castello simbolo di Napoli

Edificato a partire dal 1279, il Maschio Angioino sin da subito si è caratterizzato per la sua grossa e imponente struttura a pianta trapezoidale impreziosita da cinque massicce torri cilindriche. A differenza di Castel dell’Ovo, il Maschio Angioino trasmette tutta la possenza della casata angioina nel suo aspetto così austero che sembra dominare l’intera città.

Verso la metà del ‘200, re Carlo I d’Angiò, dopo essere salito al trono di Sicilia, trasferì la capitale del regno dalla città di Palermo a Napoli. Qui il re angioino decise di aggiunge ai due manieri già esistenti, Castel dell’Ovo e Castel Capuano, una fortezza dalla massiccia struttura affacciata sul mare che fungeva da fortezza difensiva e allo stesso tempo reggia regale. I lavori per l’edificazione del castello vennero affidati all’architetto francese Pierre de Chaule.

Frutto di diversi rimaneggiamenti, oggi presenta un meraviglioso arco di marmo che permette l’ingresso alla struttura. Si tratta di un vero e proprio arco trionfale eretto per volere di Alfonso d’Aragona che volle celebrare così la conquista del Regno di Napoli nel 1443.

Come detto, in questo maestoso castello soggiornarono importanti personalità del mondo culturale e artistico. Intorno al 1330, il castello napoletano sorto in prossimità del mare, ospitò Giotto. Il noto pittore e architetto italiano giunse a Napoli ospite della corte di Roberto d’Angiò.

Il tesoro nascosto del Maschio Angioino

Negli ultimi mesi, nei sotterranei del Maschio Angioino è stato rivenuto un prezioso patrimonio artistico di altissimo valore. Si tratta di circa 400 opere antiche tra cui dipinti, opere di diversa natura come parti di arredamento e varie sculture.

Il tesoro “nascosto” del Maschio Angioino è stato ritrovato per caso in seguito a dei sopralluoghi tecnici che hanno avuto luogo a inizio dicembre 2020 da parte del Comune della città partenopea per verificare se ci fossero stati danni e allagamenti a causa del maltempo.

Tra le opere artistiche, alcune delle quali purtroppo sono deteriorate, datate dal ‘400 al ‘900, vi sono dipinti realizzati da artisti come Paolo De Matteis, Giacinto Diano, Agostino Beltrano, Onofrio Avellino e altri pittori della scuola napoletana. C’è anche una grande Madonna del Rosario con santi domenicani di Luca Giordano. La collezione artistica venuta alla luce è stata messa in sicurezza dal Comune di Napoli che avrebbe già proposto un progetto in tre fasie per la catalogazione e il restauro di alcuni quadri.


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