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I colpi misteriosi nella notte

La Pensione del Sole. Era questo il nome dell’unico albergo trovato in paese.

Aprile del 1948, la guerra aveva lasciato tracce un po’ troppo evidenti dappertutto. Il funzionario governativo Marestefano, era stato mandato ad organizzare la piccola pretura. Due giorni di viaggio, da Torino al profondo Sud.

Il senso di sacrificio di quella generazione era diverso. Davide Marestefano non si era perso d’animo, anche se non sapeva nulla del luogo che andava ad ospitarlo.

In albergo la proprietaria lo trattò con deferenza. La camera era buona, forse la migliore, tra tutte le quindici stanze. Il salone di ritrovo era ampio e coabitato da persone gradevoli.

Cenò e tornò in camera.

Si sedette per aprire la sua valigia piena di scartoffie. Poi aprì quella dei vestiti. Mise tutto a posto in un armadio e poi tirò fuori un faldone e si mise a leggere. Ogni tanto scriveva qualche appunto.

Intorno alle ventidue spense la luce e s’infilò nel letto. Aveva la mente un po’ confusa ma nel contempo era intriso da uno strano entusiasmo, figlio della curiosità. Cosa avrebbe trovato all’indomani? Come lo avrebbero accolto, con i suoi trent’anni?

Mentre pensava: udì un colpo. Un colpo secco, che si spense nel silenzio.

Rimase un po’ sorpreso, non ne immaginava l’origine. Ma seguì il nulla e riprese a pensare.

Dopo circa dieci minuti un altro colpo lo destò. Allora accese la luce, si alzò e pose l’orecchio al muro. Nulla.

L’indomani era così eccitato da aver dimenticato tutto e si tuffò in una giornata piena d’incontri. La sera era molto stanco e frastornato, cenò velocemente e salì subito in camera per stendersi sul letto.

Stava per prendere sonno, quando udì un colpo similare, similare alla notte precedente. A questo punto si ripromise di chiedere lumi all’indomani alla proprietaria. Ma un secondo colpo lo fece perdere la poca pazienza che poteva avere.

Stava per rivestirsi e scendere, ma non sentì più nulla per un po’ e desisté.

La mattina si recò dalla signora proprietaria. “Sono due sere che sento dei colpi strani.”

“Dove dottore?”

“Forse provengono dalla camera accanto. Non so.”

La donna non seppe essere di aiuto. Marestefano andò a lavorare insoddisfatto.

Le sere si susseguirono. I colpi anche, ma a giorni alterni. Aveva imparato a conviverci, non fosse per la sua curiosità. Così, una sera, era pronto per la sua indagine. Si piazzò nel corridoio ed attese e quando arrivò il colpo, individuò vagamente il luogo di provenienza. Al secondo di essi, nacque in lui una convinzione. Veniva da sopra. Forse al livello di due camere a destra della sua. E sopra c’era solo la soffitta.

Nei giorni seguenti studiò il sistema per entrare in quel sottotetto e si procurò anche un passepartout, una chiave universale comprata da un fabbro, con la scusa di dover aprire una porta del locale della pretura.

Come calco diede quella delle stanze dell’albergo, perché le dimensioni della serratura per accedere alla botola del soffitto, erano similari.

Due giorni dopo era pronto ad agire. E dopo la mezzanotte provò a forzare l’apertura. Vi riuscì e con una pila militare che emetteva una luce potente si addentrò. Illuminò tutti gli angoli e scorse un letto dove dalle coperte fuoriusciva una testa, voltata verso il muro opposto. Il corpo non si mosse e si udiva un respiro lento ma costante.

Venne assalito dalla paura di essere scoperto. Scappò e chiuse tutto. Dopo qualche minuto era nella sua stanza.

Ma chi c’era in quel letto? E perché quei colpi? Chi poteva dormire in un luogo così infausto?

Il giorno dopo, con tatto, prese a discorrere con la persona che gli era stata più vicino in quei giorni, un custode tuttofare, prossimo ai settant’anni, ma perfettamente in forma e temprato dalla vita. E dopo un dialogo su persone e ritrovi del paese, arrivò all’obiettivo.

“……..e della signora che gestisce la Pensione del Sole? Mi sembra una persona a modo, è tanto gentile.”

“….cosa dirvi? La conosco poco.”

“Ma su, un uomo come voi…..conosce poco qualcuno!”

“Dottò, se debbo essere sincero…è una persona un po’ chiusa. Si fa i fatti suoi. Questa è venuta dal Venezuela da qualche anno e ha portato molti soldi. Ha comprato terre, ha l’albergo, una bella casa in campagna. Di più non so.”

“Ma quanti sono in famiglia?”

“E’ sola”

“Non ha figli?”

“No. Per lo meno qui in Italia.”

A quel punto il mistero s’infittiva. Chi era quella persona che dormiva in soffitta? Se non fosse per quei colpi che emetteva la cosa poteva anche starci. Poteva essere un parente, un aiutante.

Doveva lasciar perdere, ma la sua curiosità lo divorava.

“Signora, quante camere ha questa pensione?”

“Quindici”

“Sempre tutte piene?”

“Più o meno, grazie a Dio!”

Niente. Dalla signora in mezz’ora di conversazione non era riuscito a cavar nulla.

A questo punto decise di andare più a fondo. Quella persona che aveva visto, ufficialmente non esisteva e si sentiva legittimato a darle un nome.

La notte si armò di pila e di chiavi, aprì la botola, entrò, illuminò il letto e quando il corpo si destò accese la corrente elettrica e lo guardò in volto. Era un uomo della sua stessa età.

“Chi sei? Che ci fai qui?”

“L’uomo con un italiano malcerto rispose: “Ma chi sei tu?”

“Sono uno che sa che tu qui in paese non esisti! Dimmi chi sei! O vado a denunciarti!”

L’uomo in un demarcato accento tedesco disse di essere un reduce della guerra e di avere una relazione di nascosto con la signora. Non voleva dare scandalo, i tedeschi erano odiati a morte, troppo aperta la ferita della guerra e il loro amore era possibile solo se invisibile. Lui disse di amare la donna e non voleva che l’amore finisse. Così lo pregò di non denunciarlo.

Davide lo guardò con pena. Sentì di non aver diritto di spezzare un sentimento.

“Ma cosa sono quei colpi nella notte?”

“Io vivo recluso qui dentro, esco solo di notte. I colpi che hai sentito sono fatti con questo” e gli mostrò un bastone. “Ho un’asma molto forte. Quando mi viene una crisi lo segnalo con un colpo secco. E lei sente e viene.”

Davide stette qualche minuto in silenzio. Poi parlò: “Non dirò nulla della sua presenza. Anche per me lei non esiste. Ha la mia parola di galantuomo.”

Quell’uomo era un criminale nazista ricercato in tutta Europa. E tale rimase.


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