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Quel che spetta al sud dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR-NextGenerationEU) è l’ultima occasione per superare il divario Nord-Sud, lo sosteniamo da mesi. È l’impostazione dell’Europa, ma che non appare adeguatamente considerata nella proposta approvata dal Governo il 12 gennaio scorso e che, alla stregua di alcuni rilievi formulati dalle Regioni del Mezzogiorno, va rivista. Ed in questo senso si muovono le prime iniziative del Governo Draghi, ma anche le determinazioni assunte dall’ultimo ECOFIN, che tengono altresì conto delle nuove modalità di calcolo delle risorse da assegnare su base 2018 che dovrebbero condurre ad un significativo incremento delle disponibilità finanziarie in favore dell’Italia.

PNRR è l’ultima occasione per superare il divario Nord – Sud

Gaetano Armao, Vicepresidente ed Assessore per l’economia della Regione Siciliana

Il Consiglio europeo ha adottato il regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza, al centro del piano dell’UE per la ripresa e mette disposizione 672,5 miliardi € in sovvenzioni e prestiti per investimenti pubblici e riforme nei 27 Stati membri allo scopo di aiutarli ad affrontare l’impatto della pandemia di COVID-19, promuovere le transizioni verde e digitale e costruire società resilienti e inclusive.

Le considerazioni che seguono scaturiscono da un confronto col Vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola a gennaio scorso sul PNRR e le proposte per il Sud, al quale sono debitore di alcune riflessioni che di seguito riporto, e risultano adesso aggiornate con i regolamenti UE nn. 240 e 241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 febbraio 2021 sul Recovery e ResilienceFacility (RRF), appena pubblicati (18 febbraio), che indicano le misure ed il dispositivo che aiutano le autorità nazionali ad attuare riforme istituzionali, amministrative e strutturali che siano sostenibili, rafforzino la resilienza, potenzino la coesione economica, sociale e territoriale e sostengano la pubblica amministrazione nella preparazione di investimenti sostenibili e capaci di rafforzare la resilienza.

In particolare, la Commissione Ue indica quali principi chiave dei Piani nazionali: la transizione verde, nella prospettiva del raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e della riduzione significativa delle emissioni di gas entro il 2030. Ogni piano nazionale, dovrà contemplare un minimo di spesa per la transizione verde del 37%; la transizione digitale e produttività, a cui si propone di dedicare almeno il 20% delle spese in ogni Piano nazionale; l’equità, con interventi mirati ad assicurare pari opportunità, istruzione inclusiva, condizioni di lavoro eque e protezione sociale adeguata a giovani, donne e gruppi vulnerabili; la stabilità macroeconomica, garantendo sostegno fiscale temporaneo e finalizzato, in un contesto in cui è attivata la clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e crescita ed è stato sospeso l’aggiustamento di bilancio.


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