Attentati in Turchia, c’è chi vuole trascinare il Paese nel conflitto siriano

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Attentato

Le due autobombe esplose sabato pomeriggio nel centrale Ataturk Boulverad nella cittadina di Reyhanli, nella provincia di Antiochia-Hatay, a soli 8 chilometri dal confine con la Siria, hanno provocato 52 morti e più 110 feriti, case e negozi distrutti.

Le autobombe erano state piazzate esattamente davanti al municipio, al centro della cittadina che di solito nella giornata di sabato è molto affollata. Gli assassini avevano studiato bene per colpire la popolazione civile.

In questa zona metà della popolazione è alawita. L’origine degli Alauiti è oggetto di discussione. Secondo alcune fonti essi erano in origine dei Nusayri, una setta che spezzò i legami con gli sciiti duodecimani nel IX secolo. Gli alauiti fanno risalire le loro origini all’undicesimo Imam, asan al- Askar, e al suo pupillo Ibn Nusayr. Nusayr si proclamò bab o porta (rappresentante) dell’11º Imam.

Anche gli Alawiti della Turchia hanno legami con l’attuale dittatore della Siria, Bashar al Assad, e proprio per questo motivo molti di loro appoggiano la posizione del regime.

In questo momento la Turchia sta passando un momento molto delicato. Con il processo di pace in corso tra la popolazione curda e il governo di Erdogan dopo 30 anni di guerra e di distruzione, questi attentati potrebbero ostacolare il ritiro del partito dei lavoratori curdi (PKK) che già è cominciato dal 7 di maggio scorso, e trascinare la Turchia nel conflitto siriano.

Infatti, il premier turco Recep Tayyip Erdogan, parlando domenica ad Istanbul, ha evocato due possibili retroscena: la crisi siriana, ma anche il processo di pace in corso nel Kurdistan turco, che qualcuno potrebbe voler fermare con sanguinose provocazioni. “In un periodo di transizione talmente critico per gli sviluppi in Siria sono possibili provocazioni”, ha detto anche il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu.

Ora, questi attentati avvengono mentre la diplomazia mondiale si attiva dietro a Usa e Russia per cercare di trovare una soluzione politica, e qualcuno potrebbe volere far deragliare questo timido tentativo prima che nasca.

Shorsh Surme

Nato nel 1961 ad Arbil, nel Kurdistan dell'Iraq, ha vissuto in patria il destino delle famiglie dei perseguitati politici. Diciotto anni fa si è trasferito in Italia, dove oggi lavora come giornalista per diverse testate nazionali ed internazionali. È il direttore del primo portale curdo in Italia www.panoramakurdo.it.

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