Vogliono togliere al Sud anche il diritto di ribellarsi

Shares

I maestrini con il monocolo, perché hanno un occhio solo.

È la storia di sempre. Una brutta storia. Una storia monca. Cerco di dirlo con una sintesi. Due grandi uomini nel Tavoliere: uno, colto, possidente, “signore” in ogni senso, nella pianura di Puglia aveva terre e acconcia dimora; il resto in Abruzzo, perché don Benedetto Croce era di Pescasseroli. Una mente e una sapienza piegati alla necessità di costruire una nazione, dando il suo contributo, perché sorgesse un nazionalismo che la giustificasse. Operazione che imponeva di cancellare, con la denigrazione, il senso di appartenenza al paese che, soppresso con le armi, doveva esserlo anche nella memoria. Perché ci si convincesse che era conveniente perdere quel passato, don Benedetto inventò l’arretratezza del Sud, per colpa dei Borbone. Mentre il regno delle Due Sicilie era in alcune cose più avanti, in altre più indietro, ma complessivamente né arretrato, né più povero, né oppresso.

Loro sanno tutto. Dio ti vede, ma qualche volta si distrae. Loro mai. Sei nei guai? Colpa tua: non protesti. Protesti? Lo fai male: senza concetto e senza progetto. Con concetto e progetto? Hai sbagliato il primo o il secondo, o tutti e due. Se la gente non si muove, sbaglia perché non si muove. Se si muove, ma dal basso, sbaglia, perché non ha saputo coinvolgere la gente alta. Se si muove la gente alta, sbaglia perché non ha saputo coinvolgere lu populu vascio. Se si muovono la gente dal basso e dall’alto, è sbagliato il modo. Se il modo non è sbagliato, lo è il momento. Se non sono sbagliati il modo e il momenti, lo sono “i toni”…

Loro sanno sempre dove sbagliato gli altri (che sbagliano sempre). E glielo dicono, con la noia e la spocchia di chi è stufo di spiegare al pianeta da che parte deve girare e a quale velocità. Loro hanno letto Croce. E passano il tempo a mettere il mondo in croce.

La sola certezza che precede ogni loro parola, ogni loro scritto è che gli altri sbagliano. E la vera ragione di cotanto indefesso errare è che gli altri sono gli altri e non sono loro… Però, pur avendo la capacità di cogliere tutti gli errori, costoro non fanno mai la cosa giusta, perché, semplicemente, non fanno. Claudio Velardi, per dire, insultava don Maurizio Patriciello, perché, quale portavoce della protesta della Terra dei fuochi, andrebbe in cerca delle telecamere, invece di fare denunce.

Ma la gente della Terra dei fuochi denunce ne ha fatte quasi duemila, una aveva il vescovo come primo firmatario, e Velardi denunce non ne ha fatte manco una. Sorvolando sul fatto che pur se l’impegno di don Maurizio fosse sbagliato, o inutile (ma magari avercene) è comunque gratis; mentre Velardi, di professione lobbysta (cosa legittima, ci mancherebbe), di volta in volta devi cercare di capire se esprime opinioni sue o quelle più convenienti a chi lo assume.

Ma loro sono tanti; non potendoli citare tutti, li possiamo accomunare in una sorta di club, in cui ognuno, a turno, comincia un giro di geremiadi (e gli altri a seguire) contro l’inettitudine della classe dirigente locale (e la sguaiata reazione popolare).

Leggi i nomi degli accigliati censori, scorri le carriere e… chi sono? La classe dirigente (dagli incarichi di governo a quelli universitari o nelle amministrazioni locali, regionali; passando dagli uni agli altri e ritorno). Ma i dirigenti sbagliati sono gli altri. E più sbagliati di tutti sono quelli che fanno qualcosa, magari per disperazione o senso civico, della comunità: dai Comitati della Terra dei fuochi ai disoccupati, ai ricostruttori di brandelli di una storia prostituita al più forte, ai tarantini saturi di veleni, che chiedono conto all’avvelenatore e sono rimproverati per attentato all’economia; alle associazioni contro il racket che verrebbero inquinate dal protagonismo dei “professionisti dell’antimafia” (vuoi mettere la discrezione dei professionisti della mafia?).

Chi fa, certo, rischia di sbagliare. Ma ci prova. Loro, non facendo, hanno sempre ragione a posteriori. Ma soffrono di strabismo: mai una parola per segnalare che hanno rubato al Sud i soldi europei; gli hanno tolto risorse per l’università, la salute, il lavoro, i trasporti, tanto che c’è chi sta pensando di tornare al mulo (se lo scoprono, gli fottono pure quello). Ma se qualcuno reagisce, loro non guardano la prepotenza dell’oppressore, ma la volgarità dell’oppresso che strilla. Proprio mentre ascoltavano Mozart! E dai!

Pino Aprile

È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, ha lavorato in televisione con Sergio Zavoli nell'inchiesta a puntate Viaggio nel sud e a Tv7, settimanale di approfondimento del TG1. È autore di libri tradotti in più lingue come Elogio dell'errore, Elogio dell'imbecille e Terroni. Conclusa l'esperienza di direttore di Gente si è occupato principalmente di vela e altri sport nautici, dirigendo il mensile Fare vela e scrivendo alcuni libri sul tema, come Il mare minore, A mari estremi e Mare, uomini, passioni. Nel marzo 2010 ha pubblicato il libro Terroni, un saggio giornalistico che descrive gli eventi che hanno penalizzato economicamente il meridione, dal Risorgimento ai giorni nostri. L'opera è divenuta un bestseller, con 250.000 copie vendute[1]. Per questo libro, il 29 maggio 2010, gli sono stati conferiti, fra gli altri, a Palermo il Premio Augustale, a Reggio Calabria il Rhegium Julii, ad Aliano il Premio Carlo Levi, ad Avezzano il Premio Marsica. Dal libro nasce lo spettacolo teatrale omonimo con l'attore Roberto D'Alessandro e musiche di Mimmo Cavallo. Per iniziativa di Marcello Corvino, della Promomusic, dagli ultimi tre libri di Aprile e dalle canzoni brigantesche e meridionaliste di Eugenio Bennato, è tratto il lavoro teatrale Profondo Sud, con cui i due autori hanno esordito l'estate del 2012. Nell'agosto 2011 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di San Bartolomeo in Galdo; il 19 gennaio 2012, quella di Ponte, in provincia di Benevento, e il 1º febbraio 2012 quella di Laterza, in Provincia di Taranto e il 27 dicembre 2012 quella di Caccuri in provincia di Crotone. L'11 novembre 2011, a New York (Manhattan), in coincidenza con la presentazione dell'edizione americana di Terroni, ha ricevuto il premio "Uomo ILICA 2011" (Italian Language Inter-Cultural Alliance) e il 10 agosto 2012 si è aggiudicato il primo premio della prima edizione del Premio Letterario Caccuri dedicato alla saggistica.

One comment

  • Avatar

    giancarlo

    12 Novembre 2014 - 16:25

    Come sempre le parole di Pino Aprile sono come un pugno nello stomaco, niente di più vero, vivo al nord da alcuni anni, ricordo la protesta dei forconi in veneto, in alcune tv private si parlava del fatto che al sud invece era tutto fermo, ma si sà, al sud si sta troppo bene pensavano con malignità, mentre quando a Napoli o a Palermo c ‘ era qualche manifestazione, ecco che scandalo, ma cosa vogliono, protestano pure sono i loro commenti.
    Nel libro di Aprile viene accennato al fatto del progetto dei savoia di deportare i meridionali in qualche isola sperduta nell’ atlantico se non sbaglio, oggi il metodo è diverso ma la realtà è che da vari anni al sud le morti hanno superato le nascite, ad esempio il mio paese natale tra emigrazione, invecchiamento della popolazione, crisi economica e sociale è diventato un deserto,sarà perchè hanno depotenziato anche le infrastrutture, e mentre il governatore del veneto parlava dello sblocca italia come dello sblocca sud, ecco arrivare tre miliardi per potenziare la rete ferroviaria sulla verona brescia, mentre Matera, città candidata come patrimonio mondiale dell’ unesco non ha ancora nessun collegamento ferroviario col mondo circostante, tutto questo ancora nell’ anno del Signore 2014.

    Rispondi

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top