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Il pugliese Papangelo svilupperà una tecnologia che può arrivare su Marte
23 Gen 2022 07:19

I gechi in Puglia di certo non mancano, ma neanche le idee innovative. Lo dimostra il progetto di ricerca di Antonio Papangelo, il quale partendo dall’osservazione dei gechi ha vinto uno starting grant da 1,5 milioni di euro del Centro europeo di ricerca. Così la natura pugliese è diventata ispirazione per un materiale di ingegneria meccanica.

I gechi, ispirazione per tecnologie “spaziali”

Il movimento dei gechi, capaci di camminare lungo le pareti indifferentemente dal tipo di superficie su cui si trovano, è diventato così il punto di partenza di un progetto di sviluppo tecnologico che potrà avere applicazione in ambiti molto diversi. “Non esiste una tecnologia in grado di riproporre la stessa dinamicità”, spiega Papangelo in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno. “Quelle che abbiamo non sono in grado di adattarsi così: o si attaccano, o si staccano, senza mezze misure. I gechi, invece, riescono a regolare questa caratteristica e a muoversi come vogliono”.

Papangelo, 32enne di Altamura che da anni ormai si occupa di ricerca nell’ambito dei processi meccanici di adesione, ha così avuto l’illuminazione per inventarla. Proprio per questo il suo progetto prende il nome di “Surface”. Si tratterebbe di “una superficie nanostrutturata le cui proprietà sono regolabili attivamente tramite micro-vibrazioni indotte elettricamente. Così le mie superfici sono in grado di controllare la forza di adesione da applicare sugli oggetti“. Un tipo di prodotto che può essere integrato in diversi settori, come anche quello aerospaziale, permettendo ai macchinari di riconoscere i vari tipi di terreno senza avere problemi di spostamento.

Il futuro di “Surface”, il progetto di Antonio Papangelo

Questa ricerca verrà sviluppata nella struttura del Politecnico di Bari, dove Papangelo lavora già da diverso tempo. Grazie al finanziamento si potrà investire non solo nel lavoro in sé, ma anche in una serie di macchinari che andranno a costituire un laboratorio di tribo-dinamica, rendendo l’università pugliese sempre più all’avanguardia nell’ambito dell’ingegneria meccanica. Al suo interno Papangelo e il futuro team di altri 5 ricercatori potranno “utilizzare le tecnologie più avanzate di stampa 3D per realizzare le superfici progettate fino a scale più piccole di un micron (100 volte più piccolo di un capello) e testarle in presenza di micro-vibrazioni”, come spiega al PoliBa Chronicle.

Una volta concluso il percorso di ricerca, che dovrebbe durare 5 anni, la superficie di Papangelo potrà arrivare fino allo spazio. Integrata all’interno di un robot cosiddetto “soffice” (capace di interagire dinamicamente con l’esterno), grazie ad essa questo potrà capire come muoversi nello spazio. “Se un robot ‘rigido’ inviato su Marte si trovasse davanti una roccia inattesa, si fermerebbe senza sapere come andare avanti”, spiega infatti Papangelo. Ma non solo. “Sempre nello spazio, aiuterebbe a ‘ripulirlo’ dai detriti in maniera più precisa. Le rocce spaziali non hanno forme definite, e macchine “classiche” non possono recuperarli tutti. Con questa tecnologia, si potrebbe. E, anzi, sarebbe in grado di capire con che tipo di materiale sta interagendo e adattarsi”.

Per quanto riguarda i suoi usi nella vita quotidiana, invece, l’idea del ricercatore barese potrebbe comportare una novità nell’ambito medico (come nell’assistenza alle persone con difficoltà di movimento), in quanto i robot riuscirebbero ad interagire con gli esseri umani in modo più complesso. La tecnologia “Surface” potrebbe inoltre supportare i processi di manutenzione dei macchinari, di sicurezza e di sorveglianza.


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