Dai sacrifici ai riconoscimenti solleticando le menti dormienti: ecco i Romito

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Da persona curiosa e incuriosita, più che da abile conoscitore di artisti e del fermento della musica indipendente, capita di imbattersi in storie e canzoni che, tra le migliaia che ogni anno spuntano sui digital store, non conoscevo.

Sono quelle storie di artisti che fanno breccia attraverso una canzone, diversa dalla maggior parte e che ti fanno scoprire che la musica italiana va dal macro al micro e ti fa entrare in una stanza che ti porta ad un’altra stanza.

È il caso dei Romito, nome della band nata dal fondatore Vittorio Romito.

Grazie anche a rassegne importanti come il Botteghe d’Autore (Leggi l’articolo Botteghe d’autore: ad Albanella la bellezza della musica italiana“ ) si riesce davvero a scoprire tanta bellezza che nasce dal rispetto per il patrimonio culturale italiano e territoriale come una Regione o una città.

La curiosità per i Romito nasce dalla loro intuizione di cantare una canzone ispirata a Eduardo De Filippo intitolata “Cos’ e’ nient”.

 

La loro bellezza nasce anche dal senso di comunità tra gli artisti, in piena cooperazione, come una sorta di famiglia che va oltre la sperimentazione.

La loro musica è l’incontro tra le influenze sonore d’oltreconfine e la lingua napoletana e riescono ad essere anche un ponte tra le tradizioni del nostro Paese, cullato dalla musica italiana con la musica napoletana e le loro storie.

La canzone italiana e quella napoletana da cui nascono i Romito

Proprio tra questi due mondi, paralleli e che in alcuni casi si incontra facendo la storia della musica, i Romito riescono ad avere quel rispetto per il mondo della canzone e la sua storia; rispetto, che in molti casi viene trascurato dagli artisti, influenzati dall’industria discografica che tira fuori singoli ed album con la stessa frequenza di post sui social.

La band formata da Vittorio Romito insieme ai due chitarristi Andrea Pasqualini (Le Strisce) e Carlo De Luca con Nicola Papa al piano e ai sintetizzatori e Walter Marzocchella alla batteria a completare la formazione, vede la produzione artistica di Massimo De Vita (Blindur): ed è qui che la cooperazione artistica nel mondo della musica indipendente (quella del sottobosco) riesce a donare canzoni che dovrebbero fare la storia della musica italiana e non restare sui digital store tra miliardi di pubblicazioni.

I Romito tra sacrifici e riconoscimenti.

Una storia artistica, quella dei Romito, fatta di tanti sacrifici che ancora oggi non sono finiti in cui i “no” arrivavano quasi quotidianamente ma che adesso riescono a raccogliere i frutti colorati e vivi come le canzoni di questa band che non rappresenta solo la propria musica e che invece, così come altri artisti di quello splendido mondo della musica indipendente, riesce a rappresentare tutto il fermento artistico e la voglia di stupire attraverso una canzone cercando, sempre, di creare bellezza e arricchire il nostro bagaglio culturale.

La terra partenopea della musica nel 2020 è questo: non è solo una band o un artista che porta in giro le proprie produzioni, ma è una comunità culturale che attraverso le canzoni riesce a raccontarci la cinica realtà o la bellezza che molti ignorano e che alcuni, invece, cercano mettendoci di fronte a messaggi come “Gente, ce pensate si ‘o Vesuvio se scetasse E si chello ca vedesse nu’ lle piacesse Dinto a nu sicondo na vuttata ‘e viento È cosa ‘e niente” (“Gente, Ci pensate se il Vesuvio si svegliasse E se quello che vedesse non gli piacesse … Un secondo, un soffio di vento… Ma non importa, è una cosa da niente”).

Una strofa che, leggendola è decontestualizzata dalla poetica della canzone di cui potrete apprezzare il videoclip, ma che ha un messaggio così forte che non è possibile descrivere.

Adesso pensate cosa vuol dire per un napoletano solleticare una macabra ipotesi: sicuramente i Romito riescono a svegliare le coscienze dormienti e la fanno tra una poesia vestita ad arte di sonorità che sanno arrivare al cuore dell’ascoltatore.

Salvatore Imperio

Salvatore Imperio, nato a Foggia il 14 Luglio 1982, appassionato di musica, Digital Journalism e social media. Blogger, fonda il sito di informazione dedicato esclusivamente alla musica indipendente “MIE Musica Italiana Emergente” in cui, insieme ad altri appassionati e ricercatori di musica, si occupa di raccontare e informare del vero fermento che la musica italiana sta vivendo. “La musica mi ha già salvato più di una volta e io non posso che raccontarla alla gente” questa è la visione che Salvatore Imperio ha in mente perché “non si può vivere di tormentoni e canzoni che non dicono niente”. Diplomato in Informatica, è iscritto al corso “Culture digitali e della comunicazione” del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli.

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