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Lina Makhoul, la voce che supera le divisioni

La commessa diciannovenne è di origine araba e proviene da un villaggio di pescatori. Ha vinto l’ultima edizione israeliana del talent show “The Voice”. La sua carriera parte da qui.

Una vittoria nata sotto il segno della musica e che sa di riscatto sociale. Il trionfo al “The Voice” israeliano di Lina Makhoul è la “rivincita” delle minoranze arabe del Paese e la conferma che anche una semplice commessa di 19 anni (arrivata da un villaggio di pescatori), se dotata di passione e talento, alla fine può farcela e cambiare il suo destino. La giovane artista ha dovuto combattere anche contro i pregiudizi e le minacce di chi non accettava la sua partecipazione al reality. In più di una occasione ha dovuto pregare di essere giudicata per le sue qualità e non per le sue origini. Alla fine, così è stato.

La sua voce ha conquistato i giudici del talent show e ha incollato davanti alla tv israeliana milioni di telespettatori. Lina Makhoul parla correttamente cinque lingue e non ha avuto nessuna difficoltà a dimostrare questa sua capacità interpretando alla perfezione brani pop di artiste internazionali come Alicia Keys e Whitney Houston. Nella finale del concorso, però, ha superato se stessa con l’esecuzione in lingua araba delle “Foglie morte”, nella versione della cantante libanese Fairouz e poi interpretando alla perfezione “Alleluya” di Leonard Cohen.

Una voce giovane, la sua, ma già con le sfumature tipiche di una grande interprete. La vittoria a “The Voice” ha garantito a Lina Makhoul un contratto discografico e una borsa di studio per continuare la sua carriera che, a questo punto, è proriettata verso altri “mercati”. La musica, di qualità, e la forza del messaggio “globale” dei talent show hanno contribuito a scalfiire quella “corazza” di conservatorismo e di chiusura che ancora resiste in una parte della società israeliana. A volte, i cambiamenti possono partire anche qui: da un concorso musicale e dalla voce di una ragazza di 19 anni.


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