All’inizio degli anni Ottanta quando imperava la “Milano da bere” e l’Italia delle grandi città si divertiva a scimmiottare l’America, gli orti, urbani e di campagna, non erano al centro dell’attenzione di nessuno. Il mondo dei media, della politica, tantomeno l’opinione pubblica era consapevole della follia e inutilità di quel modo di vivere che ci avrebbe portato dopo pochi anni sull’orlo di un precipizio, etico, morale ed economico. Sull’orlo di quel precipizio viviamo tutt’oggi. Una sorta di calamita che ci ha trascinati, nel corso di questi ultimi trent’anni, sempre più giù fino a farci diventare, quasi, marginali, nel grande scacchiere del mondo.

Quando tutti inseguivano modelli universali che nulla avevano a che fare con la storia, la cultura e lo stile di vita italiano, gli americani direbbero “way of life”, nella periferia dell’impero tanti piccoli, grandi, uomini immaginavo e costruivano in silenzio e contro ogni luogo comune un Italia altra. Nasceva proprio in quegli anni un’Italia diversa e più aderente alla sua storia millenaria. Un’Italia che aveva la qualità come punto di riferimento e che aveva compreso, in grande anticipo sui tempi, che la tutela e la salvaguardia del territorio era la carta vincente sulla quale scommettere.

Proprio in quegli anni Peppe Zullo, oggi uno degli ambasciatori della cucina pugliese nel mondo, cominciava la costruzione del suo progetto a Orsara di Puglia, sui Monti Dauni, in provincia di Foggia. Un progetto prima di tutto culturale con il quale ha saputo coinvolgere un’intera comunità. Dapprima un piccolo ristorante, poi una sala più grande. Subito dopo la cantina prima di iniziare il lavoro a valle con la costruzione del complesso di Villa Jamele. Il punto di partenza era, ed è tutt’ora, un rapporto diverso con il territorio, con la terra e i suoi frutti.

Peppe Zullo, il cuoco contadino, aveva capito che le montagne che circondano Orsara di Puglia e che determinano e disegnano il suo profilo, era ed è il bene più prezioso che aveva a disposizione per poter sviluppare la sua idea. Con grande ostinazione si mise a dissodare il terreno per renderlo coltivabile e cominciò a realizzare il suo sogno.

Quel semplice gesto, forse anche inconsapevolmente, racchiudeva in sé i fondamenti teorici e culturali che solo qualche anno più tardi diventeranno strumenti di lotta, lavoro e studio per gli ambientalisti nostrani. Zullo stava lavorando sulla triade uomo, tutela del territorio (e dunque anche della biodiversità) e qualità (della produzione ma più in generale della vita). Un modello che oggi in molti perseguono. Un modello che, appunto, ha avuto i suoi precursori nei tanti Peppe Zullo sparsi per l’Italia che senza nessun supporto sono riusciti a creare le precondizioni affinché oggi il nostro Paese può vantare un primato che si sostanzia, nel caso specifico, in una qualità sopraffina nel campo della ristorazione. Una ristorazione che fonda la sua ragion d’essere sulla qualità della materia prima dalla quale attingere per creare la sua cucina. Ciò che oggi tutti chiamano produzione a km 0.

La vicenda umana e professionale di Peppe Zullo trova la sua esplicitazione in una narrazione collettiva che si ripete puntualmente da diciannove anni e che si sostanzia in “Appuntamento con la Daunia”. Due giorni di dibattiti e appuntamenti culinari nei quali si analizza la condizione dell’Italia attraverso il racconto di storie di uomini e donne che stanno già cambiando, in meglio, il nostro Paese. Storie di chi ci ha provato e ci è riuscito e contemporaneamente riflessioni politiche e culturali su ciò che c’è ancora da fare.

E dunque in occasione del XIX “Appuntamento con la Daunia” a Villa Jamele hanno raccontato la loro esperienza Angelo Inglese, sarto e stilista che da Ginosa, in provincia di Taranto, sta conquistando il mondo con le sue camice. Pietro Zito, collega di Peppe Zullo, che con la sua cucina dell’orto, rappresenta una delle punte avanzate della ristorazione pugliese. Roberto Di Vincenzo, coordinatore generale del Salone dei Prodotti Tipici dei Parchi d’Italia, che da tre anni organizza a L’Aquila una fiera in cui al centro sono proprio i prodotti enogastronomici di qualità e il mondo dei parchi italiani. Fabio Pisani, cuoco ristoratore de “Il Luogo” di Aimo e Nadia, ha raccontato di come nella Milano contemporanea, a differenza delle “Milano da bere” sia possibile proporre in cucina specialità provenienti direttamente da orti periurbani che gli stessi ristoratori contribuscono a tenere in vita. Pietro Parisi che dopo aver lavorato con i più grandi chef europei, ha scelto di  tornare a Palma Campania, il ristorante si chiama “Era ora”, per dare il suo contributo alla crescita economica e culturale della sua terra. Kenichi Motoyoshi, cuoco giapponese che ha, candidamente confessato di aver visto per la prima volta nella sua vita un orto in Italia. E quando la sua strada si è incrociata con quella dell’orto dei miracoli di Peppe Zullo ha deciso di fermarsi per approfondire e riportare in Giappone un po’ della sapienza antica di Puglia.

Non solo narrazioni di chi, quotidianamente prova a cambiare lo “status quo”, ma riflesisoni politiche e culturali che hanno completatato una due giorni ricca di accadimenti.

Gaetano Pascale, Presidente Nazionale di Slow Food, ha raccontato il percorso di avvicinamento all’Expo di Milano dell’associazione che presiede. Giorgio Mercuri, Presidente Nazionale Fedagri, ha portato a conoscenza di tutti l’esperienza delle oltre 3.000 cooperative che aderiscono a Fedagri  a cui fanno riferimento 436.000 produttori. Fabio Renzi, Segretario Generale Fondazione Symbola,   ha collocato l’iniziativa in un quadro di riferimento più ampio sottolineando l’importanza di costruire reti partendo da esperienze concrete come appunto è stata la XIX edizione di “Appuntamento con la Daunia”.

Monique Polloni, giornalista di Vancouver, Canada, ha raccontato il fascino che ha subito la prima volta che ha visitato la tenuta che ospita l’avvenimento e di come sia necessario fare opera “mainstreaming” soprattutto all’estero. Guido Pensato, scrittore, ha raccontato attraverso le sue ultime pubblicazioni di come la terra di Capitanata sia cresciuta negli ultimi anni da un punto di vista della qualità enogastronomica e di come questo si accompagni alla sempre crescente necessità di un cambio di paradigma che interroghi la vita di ognuno di noi. Maria Letizia Gardoni, la  giovanissima presidente Nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, che ha chiuso la manifestazione, ha manifestato un grande interesse per la dinamicità e “freschezza” della manifestazione dichiarandosi pronta ad interloquire per migliorare ciò che di molto positivo si muove, in questo ambito, in terra di Puglia.

A fare da anfitrione, ovviamente, Peppe Zullo, perfettamente a suo agio nei ventiduemila metri quadri del suo orto e che con certosina meticolosità ha controllato di persona che tutto fosse in ordine, intervenendo ai dibattiti, ma anche accompagnando i numerosi ospiti nel percorso enogastronomico e degustazione dei prodotti del territorio.

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