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Senza Carlo Levi la Basilicata non avrebbe avuto epica. E il Meridione…
06 Gen 2015 09:07

Quarant’anni fa moriva don Carlo.

Carlo Levi è sepolto ad Aliano in Basilicata. Sono stato sulla sua tomba.

Egli è voluto tornare da morto, per sempre, nel paese del confino e del suo destino. La salma passò anche da Eboli e fu omaggiata da Abdon Alinovi, ch’era un celebre comunista migliorista. Senza Levi quasi nessuno conoscerebbe Eboli.

Senza Levi la Basilicata non avrebbe avuto epica e il Meridione avrebbe cambiato Questione. Quando ammiro Lucania 61’ a Palazzo Lanfranchi a Matera mi perdo in quella narrazione visiva. Amo anche l’omaggio che Rocco Papaleo tributa a Levi e Volontè in “Basilicata coast to coast” con una bottiglia di Aglianico. Mi piace il film di Rosi quando don Carlo chiede un bicchiere di vino al podestà per raccontargli “La storia di Melfi” in seguito ad una lettera censurata.

Non sono mai stato levista ma mi affascina ancora Carlo Levi. Forse perché era un azionista come mio zio Mauro e fu amico di Gobetti e Guttuso.

Forse perché fu cittadino del Sud e del Nord. Carlo Levi sta nella mia lotta per la Memoria del Novecento.

In questi giorni di vacanze ho vagato nomade con la mia famiglia per luoghi meridionali di diverse regioni. Mi rattrista pensare a costoro che vogliono modificare i confini delle popolazioni come plenipotenziari del Congresso di Vienna. Mi turba che si brighi per smembrare la Basilicata che ritengo abbia costruito tratti indennitari meridionali positivi che non vanno dispersi. Mi sembra sacrilego voler annettere tutto il Potentino alla Calabria e il Materano al Molise e alla Puglia. La Calabria era un tempo Ultra e Citra. Il processo di coesione oltre il Pollino non si è mai completato. Io penso che un’eventuale. macroregione dovrebbe avere come centro la Basilicata e attorno gran parte del Cosentino, le Murge, buona parte d’Irpinia e la grande Lucania fino al Vallo di Diano. Non lasciamo le decisioni ai plenipotenziari.

Ho passato il Natale a Pagani. Paese di Santi, cantanti e mercanti. Città di camorra e anticamera di miti costruiti come certi film di John Ford dove la leggenda sui martiri e le vittime s’impone come Storia. Recente l’ennesima operazione mediatizzata secondo stilemi rodati da oltre un ventennio. I paganesi hanno un gran senso dell’umorismo con cui esorcizzano molti guai e miserie. Divertente ricostruire le narrazioni da strada sulla realtà dei fatti dell’operazione politica e camorra. L’inutilità dell’elicottero impiegato nel blitz. I commercianti forestieri isolati dal blitz nel mercato ortofrutticolo per un giorno intero. Attorno la gente comune. Rallegrata da un Natale istituzionale e casalingo. Gastronomia di tradizione. Cantate in splendide chiese. Teatro napoletano. Giochi nei circoli. Il Comune qualche tempo fa è stato sciolto per infiltrazioni criminali con fatti che rispetto a quelli di Roma sembrano inezie. Si è tornati a votare. Ma l’emergenza politico-criminale resta argomento di paroloni più’ delle imprese calcistiche della Paganese.

A Cosenza per Natale amano accapigliarsi sulle illuminazioni comunali. Luci e cerchi tengono banco come la crisi economica . Chi stava nelle cooperative comunali oggi fa tre lavori per prendere metà del salario passato. Vent’anni fa c’era stato il rilancio del centro storico. Oggi la gran parte delle saracinesche sono chiuse e vige un gran senso di abbandono su corso Telesio. A Cosenza la mafia un tempo si chiamava “giro” nello slang popolare. Poi divenne’ ndrangheta per sentenza. Oggi a sentire fonti autorevoli è un moderno network criminale unito a colletti bianchi delle istituzioni. Se scrivi come stanno le cose ti recapitano un sacchetto con proiettili come è accaduto al mio collega Vincenzo Brunelli.

In un bar di Cosenza ho incontrato Michele Albanese, valoroso giornalista della Piana di Gioia Tauro. Quando è entrato con due persone a fianco mi sono chiesto chi erano quei signori. Forze dell’ordine che devono vigilare giorno e notte sulla sua incolumità. Una vita blindata quella di Michele. Non scelta, non voluta ma costretto a subirlo per aver fatto il dovere di cronista.

Nella Calabria che non riesce mai ad essere normale.

Molti, anche Gianni Mura, parlano bene del romanzo “La Ferocia” di Nicola Lagioia ambientato in una Puglia disgregata e feroce.

Visitando Bari vecchia, l’ho trovata affascinante invece nel recupero del suo decoro urbano e umano.

Il giorno di Capodanno in un albergo di Bari un barman mi dice: “In città è tutto chiuso. Vada a Matera che ne vale la pena”. A Matera gli alberghi hanno registrato il tutto esaurito per l’intero periodo natalizio. I duemila posti letto non sono piu’ sufficienti. Il Capodanno è stato un successo enorme come il Presepe vivente. Le Monde ha pubblicato il resoconto del suo inviato di punta con un entusiastico richiamo in prima pagina. Da Matera passa il nuovo destino del Sud. Ma un celia tattica della politica locale mi appare dolosa e lenta nel suo voler risolvere le questioni del Potere. Non bisogna sbagliar nulla perché si cambi. Evitiamo che la vergogna possa essere europea.

Mi spiace non essere stato a Trevico a far baratto con Franco Arminio o a Rotonda per discutere con Andrea Di Consoli di don Carlo e Pasolini morti quarant’anni fai.

Come scrive il mio amico Vincenzo Aiello “che i picchi più inospitali diventino il nido delle idee più coraggiose.”.


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